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venerdì 6 luglio 2012

Vuoi evadere? Leggi un libro.
La biblioteca del terzo braccio di San Vittore

Catalogo biblioteca Primo raggio del Carcere di San Vittore

Avevo pensato,  conservando l’articolo de La Stampa del 2 luglio 2012 di Alessandro D’Avenia, che sarebbe stato il “solito” pezzo sulle nuove possibilità che i  detenuti offrono a se stessi, frequentando corsi di cucina o studi superiori o universitari, organizzando sfilate di abiti cuciti da loro e tanto altro che in questi ultimi anni abbiamo conosciuto e  apprezzato, per ciò che é immediatamente percepibile, ma soprattutto per quel tanto che di altro si portano appresso. Sono gli effetti ”a lento rilascio", che nel tempo si compongono in un solo termine: recupero. Quello di chi ha sbagliato, ferendo uomo e società nello stesso tempo, e che decide a proprio modo di chiedere scusa. E lo può fare, fondamentalmente, uscendo come uomo nuovo riguadagnato all’umanità che fuori lo ha atteso, che lo aspettasse con ansia o che non lo conoscesse affatto.


Ecco,  avevo pensato questo. Poi l’ho letto e riletto, mi sono fermata a pensare e ho iniziato nuovamente. E ora sono qui a dare ordine a dei pensieri che troppo ordine non hanno.
La sensazione nuova che ho provato questa volta è tutta in una sorta di bidirezionalità del bene.  Il fuori dentro e il dentro fuori.  Alessandro D’Avenia, scrittore e prof 2.0 (prof, perché insegna in un liceo milanese,  e 2.0, perché, come dice nel suo blog,  il web lo usa e non lo subisce), entra un giorno in “prigione”  e tutto l’iter di controlli e spoliazioni (lascia tutto fuori ed entra dentro portando solo sé) già lo colpisce. Lui stesso dice “quando mi sono presentato davanti al carcere avevo paura”, non sapendo cosa e chi avrebbe trovato, con la certezza che dentro c’erano quelli che avevano sbagliato. Poi è entrato, lui e la sua anima, e quella è bastata, perché là dentro, dove non è concesso molto al superfluo, l’anima è un lusso. 


Poi, una volta dentro, viene accolto nel primo raggio e accompagnato (il vero motivo per cui era lì) nella  stanza destinata alla nuova biblioteca con i libri accatastati ma in via di catalogazione. Coetaneo fra coetanei, cominciano a raccontarsi la vita e piano piano, D’Avenia dice “il nodo si è sciolto”, o forse s’è aperto un varco nella mente: “Non avevo niente più di loro, non ero migliore di loro”. Non più pre-giudizio ma semplicemente un nuovo modo di fare conoscenza con chi per scelta o per caso aveva fin lì vissuto una storia diversa dalla sua.


Ho finito di leggere l’articolo. Ho conosciuto Omar, occhi azzurri da bambino e motore di tutta questa costruzione: era disperato; la noia, la rabbia, l’odio lo divoravano. Poi un libro prestato lo ha catapultato fuori dalle sbarre e non è più rientrato. Ha letto ancora e ancora non ha smesso, coinvolgendo altri nell’avventura di questa biblioteca. E quando è stata inaugurata tutti si sono presentati come se andassero al primo appuntamento con una ragazza, eleganti e emozionati. Cristian ha tenuto il discorso inaugurale e il buffet è stato preparato da quelli di loro che hanno studiato da cuochi. Omar ha detto ad Alessandro di amare Re Artù, perché è leale e benvoluto dal suo popolo, e Sir Galaad, perché è coraggioso. Omar dice ancora  “Io so di non essere cattivo” e dà l'idea di una consapevolezza recentemente acquisita. I libri hanno dato questi eroi a Omar, ma Omar può essere un faro per i suoi compagni ed anche per Alessandro e per tutti noi. Omar con i suoi occhi azzurro limpido e il suo entusiasmo che può far sentire nudi. Con la capacità di emozionarsi davanti a storie che noi, fuori, nel migliore dei percorsi, abbiamo lasciato in sosta alla fine della scuola.


Immagino Alessandro D’Avenia chiudere il suo tempo con loro e avviarsi verso l’uscita. Sentire nuovamente quei cancelli che si aprono e si richiudono alle sue spalle, più e più volte. Lo vedo recuperare lentamente le sue cose all’ultimo avamposto prima di ritornare libero. Riprendere il cellulare e anche quell’aspirina che con stupore aveva dovuto abbandonare in un sacchetto. Poi lo vedo uscire, i movimenti lenti, come se stesse lasciando dentro qualcosa di importante.   
 

PS Alessandro é tornato nuovamente da Omar ad ascoltare il racconto della sua vita.

[FEA]