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mercoledì 27 giugno 2012

Trieste: Skype per il genitore detenuto

Uomo di spalle al pc

Trieste. Il carcere di Coroneo e il suo direttore, Enrico Sbriglia, forse in Italia hanno battuto un record. Anzi, sicuramente. Hanno permesso che un detenuto potesse continuare ad assolvere alla propria funzione genitoriale, collegandosi attraverso Skype con gli insegnanti del figlio minorenne, per informarsi circa l’andamento scolastico.


Skype, per chi non lo conoscesse, sempre meno nel nostro mondo sempre più tecnologico, è un programma gratuito che, una volta installato sul proprio computer, permette di parlare gratuitamente in tutto il mondo, con altri utenti che abbiano installato lo stesso programma e quando entrambi siano connessi.


Così, grazie al progetto sperimentale finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, proprio in tema di recupero della responsabilità genitoriale, e all’autorizzazione della Direzione penitenziaria di Trieste e del magistrato di sorveglianza competente, un detenuto ha potuto colloquiare con gli insegnanti del figlio, seguendo un protocollo di uso vigilato della rete.  “Per realizzare questo progetto abbiamo impiegato due anni” precisa Sbriglia, direttore del carcere. I due computer dell’Associazione Auxilia, che attraverso i suoi volontari ha prestato assistenza, sono stati posizionati uno nella sala riunioni dell’istituto penitenziario e l’altro nella scuola media friulana; presenti i professori di lettere e di matematica, che hanno fatto da portavoce per il resto del corpo insegnante e che, come raccontato, hanno mostrato cordialità e assoluta mancanza di pregiudizi.


Enrico Sbriglia
ha cocciutamente perseguito il progetto, che ha riassunto proprio oggi in occasione della presentazione alla stampa dell’iniziativa, chiarendo che per raggiungere lo scopo ha semplicemente seguito l’Ordinamento penitenziario, “che in genere viene usato come vocabolario, mentre invece è un manuale che dovrebbe indicare come fare le cose”. Precisando che: “Il carcere ha finalità educativa e noi non facciamo che ribadire questo concetto”, ritenendo che “il nostro dovere è quello di far espiare la pena ma la condanna non può estendere i suoi effetti a persone che non c’entrano”.


Il prossimo obiettivo che il direttore di carcere triestino ha già chiaro in mente è poter consentire ad altri detenuti l’utilizzo di Skype, in particolare ai detenuti stranieri, che potrebbero colloquiare direttamente con le ambasciate o i consolati, sia per contattare familiari (presenti nelle sedi del Ministero degli Esteri), sia per poter sanare, quando necessario, la mancanza di documenti di identità. Con una email inviata al direttore, anche la ministro della Giustizia, Paola Severino, ha commentato con interesse e soddisfazione l'iniziativa. 

[FEA]