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giovedì 30 novembre 2017

501 disegni per la pace in mostra al carcere di Trento

I disegni in mostra nel carcere di Trento

Distanti e diversi per lingua, cultura e religione, ma uniti da un foglio di carta in viaggio fra tre continenti e dalla volontà di diffondere un messaggio di pace tra i popoli e le religioni.

Sono i 1500 bambini, autori dei “501 disegni a sei mani per 500 anni veneziani. Venezia, Tunisi, Rabat, Hewitt” che dal Palazzo Ducale di Venezia, dove sono stati esposti dal 25 ottobre, approdano martedì prossimo nel carcere di Trento.

Una location simbolica, circondata da uno dei tanti muri che ci separano dalle diversità, ma anche luogo in cui “risiedono” alcuni dei detenuti che hanno tradotto i messaggi in più lingue contenuti nelle opere.

Il progetto si deve alla giornalista Nadia De Lazzari responsabile di "Venezia: Pesce di Pace", associazione di volontariato che da venticinque anni si occupa dei problemi legati all’intolleranza e promuove progetti umanitari anche con il coinvolgimento di istituzioni scolastiche internazionali.

I disegni sono il risultato di un ponte di amicizia iniziato a costruire due anni fa che ha messo in contatto ventiquattro scuole elementari: oltre alle quindici venete, la scuola ebraica Isacco Sansone Morpurgo di Trieste, tre istituti in Tunisia, uno in Marocco e uno in Texas.

Alle classi sono stati consegnati 501 fogli di carta a forma di mondo divisi in tre parti e assegnati cinque temi e colori: l’autoritratto in rosso; l’amicizia in verde; la propria città in azzurro; le feste in viola; la chiesa, la moschea, la sinagoga in arancione. Ogni bambino ha colorato una sezione lasciando gli altri spazi ai coetanei fino al completamento dell'elaborato.

Ogni opera racconta dunque “tre storie di alunni che, a distanza e in tempi successivi, hanno colorato quei segmenti di terra innocente – spiega Nadia De Lazzari – C’è chi ha disegnato se stesso, e chi la propria città, chi ha fatto spuntare una sinagoga con accanto una moschea e una chiesa…”.

I piccoli autori hanno comunicato tra di loro scrivendo nel retro messaggi in lingue differenti (arabo, berbero, ebraico, francese, inglese, italiano) tradotte, come gli altri testi, da nove detenuti, otto magrebini e un italiano degli istituti di Venezia e Trento.
“Abbiamo consultato il vocabolario, la Torah, la Bibbia, il Corano, – raccontano – abbiamo visto spuntare una moschea accanto a una sinagoga e a una chiesa e abbiamo visto raccolti insieme in preghiera un rabbino, un imam, un sacerdote. ”

E tre ministri di culti diversi -  il Vescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, il rabbino di Verona e Vicenza, Rabbi Yosef Y. Labi e il rappresentante del settore educativo del Coreis (Comunità religiosa islamica italiana) imam Isa Abd Al–Haqq Benass -saranno insieme  martedì  5 dicembre a Trento, nella casa circondariale di Via Beccaria dove alle 11 si terrà l' inaugurazione della mostra. Tra gli altri presenti,  il direttore dell’istituto, Valerio Pappalardo, il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Enrico Sbriglia, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, la presidente del Consiglio Comunale di Venezia, Ermelinda Damiano e il direttore della il Fondazione Musei Civici di Venezia, Mariacristina Gribaudi.

Il progetto ha avuto la benedizione apostolica di Papa Francesco  ed è documentato in un volume, dedicato a padre Fabrizio Forti,  con la prefazione del presidente Sergio Mattarella, tradotta in inglese, arabo, ebraico.
“Desidero rivolgere il mio più sentito ringraziamento per la costante, preziosa e meritevole azione dell’Associazione “Venezia: Pesce di Pace” – si legge nel messaggio – I 501 lavori raccolti in questo volume sono il frutto della fantasia e della mente libera da ogni pregiudizio di bambini appartenenti a paesi e culture differenti tra loro. Disegni e messaggi di amicizia che rappresentano una straordinaria testimonianza di dialogo e reciproco rispetto che, attraverso i colori, questi giovani hanno voluto consegnare al mondo degli adulti. Si tratta di iniziative preziose, dal profondo valore etico, che auspico possano ripetersi contribuendo a consolidare nel tempo, sempre di più, quei principi di dialogo, tolleranza e comprensione alla base di una convivenza pacifica tra le nazioni”.[AB]

Religioni in carcere