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venerdì 10 giugno 2011

Liberarsi con le parole: storie di vite dei detenuti di Bologna
Calabria: bottega della legalità nel nome di Dodo
Roma: in mostra i volti del riscatto dalle mafie

immagine di vita carceraria (fonte: www.bandieragialla.it)

Liberarsi con le parole: storie di vite dei detenuti di Bologna

Il libro Liberarsi con le parole, curato da Francesco Piazzi, raccoglie i contributi di 35 detenuti del carcere di Bologna. Giochi di parole, esercizi di scrittura creativa e poesie per dare voce ai detenuti della Dozza di Bologna. È questo il principio che ha ispirato la redazione del libro, nato dall’esperienza del seminario di scrittura creativa organizzato dall’Avoc, l’associazione volontari carcere di Bologna. Ai detenuti è stato chiesto di scrivere testi e racconti a partire da uno spunto originale, come la descrizione di luoghi o oggetti introvabili.

Una serie di regole che ha permesso loro di dare libero sfogo alla fantasia creando associazioni impensabili ed originali. Il rispetto delle regole è stato un modo diverso di affrontare la costrizione, liberarsi con le parole e lasciare una traccia di sé. Dare loro la possibilità di scrivere significa andare incontro ai loro bisogni, tra cui quello di portare all’esterno la loro esperienza.

Il libro rispecchia la realtà del carcere in tutta la ricchezza umana che il disastro di un’esistenza sbagliata e la ricchezza della detenzione non riescono a spegnere. Nelle pagine del libro emergono sentimenti diversi, che vanno dall’indignazione all’affetto, dall’odio alla speranza e dalla disperazione all’affetto. Il libro è stato presentato nella chiesa del carcere Dozza, alla presenza della direttrice dell’istituto Ione Toccafondi e del professore di Filosofia della narrazione all’Università Bicocca di Milano Duccio Demetrio, che ha spiegato il valore della scrittura in una realtà complessa come quella del carcere.

[VC]


Calabria: bottega della legalità nel nome di Dodo


Anche la Calabria inaugura la propria Bottega della legalità, grazie all'accordo di cooperazione firmato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico e dal vicepresidente dell'associazione nazionale Libera, Marcello Cozzi. L’emporio si comporrà di un sito espositivo, allestito presso Palazzo Campanella, per la promozione e commercializzazione dei prodotti ricavati dai terreni confiscati alla ‘ndrangheta e dati in gestione a cooperative sociali impegnate nella valorizzazione e il riutilizzo a fini sociali dei beni sottratti alle mafie.

L’iniziativa si inserisce nel solco di un lungo processo di interlocuzione avviato con la società civile e che ha visto la sede dell’assemblea regionale calabrese aprire le porte a numerose attività di divulgazione e sensibilizzazione sui temi della legalità e della giustizia. Ed è proprio all’insegna dell’impegno e la coesione nella lotta contro l’antistato, frutto del lavoro sinergico di magistratura, forze dell’ordine, mondo del volontariato e società civile, tutti schierati in prima linea, che è stato reso noto che già 45 imprese di Reggio Calabria hanno aderito all’iniziativa antiracket La libertà non ha pizzo promossa dall’associazione Reggio libera Reggio. In concomitanza con il lieto evento inoltre gli imprenditori si sono impegnati ad esporre nelle proprie sedi il logo contro il pizzo, consegnato loro dalla presidenza del consiglio regionale.

La Bottega della legalità dovrebbe aprire i battenti nel prossimo autunno, probabilmente nel mese di ottobre: il tempo necessario alla conclusione dei lavori di riqualificazione, attualmente in corso. Sarà intitolata a Dodo, il piccolo Domenico Gabriele rimasto ucciso in un agguato di mafia avvenuto il 25 giugno di due anni fa in un campo di calcio di Gabella Grande. La scelta è caduta simbolicamente su Dodo poiché rappresenta la vittima più innocente: non era un magistrato, un poliziotto o un commerciante che si è opposto al pagamento del pizzo: era solo un bambino, per questo il suo destino è ancora più difficile da accettare.

[DL]


Roma: in mostra i volti del riscatto dalle mafie


È stata inaugurata lo scorso martedì 7 giugno presso la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato, in piazza Minerva, la mostra fotografica Terre di libertà, i volti e i luoghi del riscatto civile dalle mafie che rimarrà aperta al pubblico della capitale fino al 30 giugno prossimo. A presiedere l’inaugurazione, il vice presidente del Senato, Vannino Chiti e con lui Ivano Adversi, Tonio Dell’Olio e Francesca Rispoli in rappresentanza di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

È l’ultimo step di un più ampio progetto, Terre di libertà appunto, iniziativa che – sotto la direzione di Alessandro Zanini, Ivano Adversi e Roberto Brandoli - ha ritratto i volti del riscatto, siciliano ma non solo, dall’oppressione mafiosa. La mostra allestita a piazza Minerva, infatti, sarà l’occasione per avere un’idea immediata, colorata e visiva del lavoro che, da anni ormai, portano avanti le cooperative che operano sui terreni confiscati alle mafie in applicazione della legge n. 109 del 1996.

“È molto più di una mostra di belle foto – ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, alla presentazione dell’evento - è il paradigma di un segmento della nuova civiltà. Si sarebbe potuto chiamarla Senza la mafia perché, pur rappresentando soltanto il simbolo di un obiettivo fortemente voluto da cittadini e istituzioni, ne incarna già il parziale raggiungimento”.

Libera Terra, Placido Rizzotto e Pio La Torre per la Sicilia, Valle del Marro per la Calabria e Terre di Puglia per la Puglia sono i nomi delle cooperative ritratte a lavoro nei luoghi in cui, partendo dalla terra, si sta muovendo una pacifica, convinta e sistematica contestazione della perversione mafiosa.

[CG]