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venerdì 15 aprile 2011

Filmspray: rassegna di cinema indipendente in 5 istituti penitenziari
Rebibbia: detenute trans a scuola di bigiotteria

Rassegna Filmspray 2011

Filmspray: rassegna di cinema indipendente in 5 istituti penitenziari

Filmspray è una rassegna di film indipendenti, esclusi dalla grande distribuzione nazionale, giunta alla sua terza edizione. Il concorso, organizzato dalla Lorenzo de’ Medici Italian International Insitute, presenta sei pellicole che non sono riuscite a raggiungere il grande pubblico, proponendosi di far nascere un circuito distributivo parallelo a quello convenzionale, che abbia un seguito stabile nel tempo e diventi un’alternativa reale per la circolazione del cinema prodotto in Italia.

La rassegna, oltre a contribuire alla diffusione del cinema invisibile nei circuiti classici, si propone di veicolare la settima arte in luoghi generalmente non deputati alla proiezione cinematografica. Quale migliore occasione allora se non quella di ricongiungersi ad un circuito alternativo per delimitazione e invisibile per antonomasia? Dal 14 al 16 aprile il ciclo di proiezioni sarà ospitato anche in cinque istituti penitenziari: Rebibbia (Roma), Santa Maria Maggiore (Venezia), Porto Azzurro (Livorno), Sollicciano e opg di Montelupo (Firenze).

I detenuti, votando i film preferiti, contribuiranno all’assegnazione dei premi finali. Le stesse pellicole saranno presentate in contemporanea al pubblico presso la chiesa di San Jacopo a Firenze e presso la cooperativa agricola Il Forteto a Dicomano, la scuola Lorenzo dei Medici a Tuscania, il Cineclub di Montecatini Terme e a New York, nei dipartimenti di cinema della Staten Island University Csi, della University of North Carolina e della Marist University.

Tra i lungometraggi in rassegna ieri: Good bye Mr Zeus (2010) di Carlo Sarti con protagonisti Chiara Muti e Fabio Troiano, storia di un giovane impiegato di banca tra stress e quotidianità; e L’uomo gallo (2011) di Dario D'Ambrosi, racconto veritiero dello stesso regista sul periodo in cui si è fatto internare nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano. Venerdì 15 alle ore 18.30 si parte con Maledimiele (2010) di Marco Pozzi, drammatica storia di Sara, un’adolescente che precipita, in modo lento ma inesorabile, nell’abisso dell’anoressia; a seguire Sagrascia, opera prima di Bonifacio Angius, un road movie interamente girato e ambientato in Sardegna tra realtà e personaggi onirici. Sabato 16 a partire dalle 18.00 è la volta de La piccola A di Salvatore D'Alia e Giuliano Ricci, storia tutta al femminile ambientata in un ospedale psichiatrico. Conclude il festival L’ultimo re, che vede come attori Moni Ovadia e Isabell Rossinova.

Il film vincitore, decretato dalla somma dei voti del pubblico e dei detenuti in carcere, riceverà l’attenzione distributiva di UCI Cinemas e IRIS Film. Esplicative le parole di Fabrizio Guarducci, presidente dell’Istituto Lorenzo de’ Medici e ideatore della rassegna, che ha detto: “Questa iniziativa si ricollega al movimento pacifista dell’Empowerment, nato per sviluppare vie alternative per un’economia parallela e auto-organizzata dai settori emarginati della nostra società”.

[DL]


Rebibbia: detenute trans a scuola di bigiotteria

E’ partita da Angiolo Marroni, garante dei diritti dei detenuti del Lazio, l’idea di coinvolgere 15 delle detenute transessuali del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso in un progetto di formazione per l’apprendimento delle tecniche di produzione della bigiotteria. Al termine del laboratorio, che sarà tenuto da un’esperta professionista del settore, le detenute saranno in grado di creare orecchini, bracciali, collane, catenine per occhiali e altri oggetti dello stesso genere.

Scopo dell’iniziativa, stimolare la creatività, l’attenzione e l’interesse per le varie forme di espressione e manuali dal momento che, come afferma Marroni in una nota, “i detenuti transessuali sono tra i carcerati nelle peggiori condizioni psicologiche e vedono il loro diritto basilare all’identità personale sistematicamente violato, costretti come sono a vivere in un carcere maschile pur avendo una sensibilità femminile”.

Al termine del percorso formativo, gli oggetti prodotti saranno esposti per essere venduti e, del ricavato, metà sarà reinvestito nell’acquisto di altre materie prime, mentre l’altra metà sarà destinata alle stesse detenute.

Quali, allora, i propositi ultimi di un’iniziativa del genere? “Con questi corsi”, afferma ancora il garante, “intendiamo fornire ai transessuali una formazione che potrà essere spesa, in futuro, anche sul mercato del lavoro. In parallelo, questa nostra iniziativa intende ricreare la condizione di un luogo di lavoro normale che potrebbe contribuire in maniera determinante al reinserimento sociale.

[CG]