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venerdì 25 marzo 2011

Parma: penitenziari a misura di bambino
Trabia: da Cosa nostra una comunità per ex-detenuti
Genova: un ponte fra carcere e territorio

Imagine progetto Laboratorio Gioco (fonte: www.repubblica.it)

Parma: penitenziari a misura di bambino

A Parma, da agosto 2010, è attivo un Laboratorio Gioco per promuovere le relazioni familiari e la genitorialità dei padri detenuti.

Il progetto è gestito dal Forum delle associazioni familiari con il sostegno del Comune (Agenzia per la famiglia) e la partecipazione delle Acli, del Forum Solidarietà e dell’associazione Per Ricominciare. Quest’ultima, in particolare, da anni si occupa di affiancare le famiglie all’esterno del carcere gestendo due case famiglia: il Focolare, che offre un servizio di accoglienza temporanea per famigliari non residenti o indigenti e il Samaritano, che accoglie detenuti che godono di licenze e permessi premiali, da soli o insieme ai familiari.

Il Laboratorio Gioco è composto da due stanze di 40 metri quadri l’una arredate in modo sobrio con materiali di riciclo e dotate di un’area cortilizia. È aperto tutto l’anno, martedì e venerdì dalle 8.30 alle 14.30, e al suo interno operano 5 o 6 educatori volontari dell’associazione Per ricominciare. Negli spazi messi a disposizione dall’istituto penitenziario di Parma i bambini, in attesa della visita o delle madri impegnate a colloquio, possono svolgere differenti attività a seconda delle età. Si va dalla semplice socializzazione con gli altri bambini alla lettura collettiva di storie, dalla partecipazione a laboratori creativi alle più svariate attività ludiche.

L’originalità del progetto sta nella modalità laboratoriale: nel “pensare e fare insieme” per promuovere politiche familiari innovative e far crescere una rete di solidarietà attorno ai congiunti del detenuto. L’iniziativa va, infatti, ad aggiungersi ad altre attività di welfare sussidiario in città. “È un po’ il completamento tra dentro e fuori” spiega Alida Guatri, responsabile del Forum associazioni familiari che coordina il progetto. “Da quando è attivo il laboratorio abbiamo monitorato le entrate e ci siamo resi conto che sono aumentate grazie anche ad un virtuoso passaparola. Naturalmente non potrebbe funzionare senza l’aiuto della Polizia Penitenziaria che dimostra una grande disponibilità nei confronti dei bambini”.

L’esperienza, iniziata in via sperimentale nell’estate 2010, è ormai consolidata e continuerà per i prossimi due anni: sono, infatti, più di 250 i bambini che hanno fatto visita ai papà in carcere e hanno usufruito della struttura. Un’iniziativa senz’altro volta a garantire pari dignità ai genitori detenuti e che, nel creare ambienti favorevoli e accoglienti per i bambini, mette in campo soluzioni effettivamente orientate alla umanizzazione della pena.

[DL]


Trabia: da cosa nostra una comunità per ex-detenuti


Fa parte del Pon Sicurezza il piano presentato dal Comune di Trabia (PA) per la conversione della villa estiva appartenuta al boss palermitano Giuseppe Randacore in una comunità terapeutica assistita che sarà destinata all’assistenza, riabilitazione e risocializzazione di ex detenuti affetti da disagio psichico.

La Comunità terapeutica potrà ospitare a rotazione un massimo di 20 ex detenuti di sesso maschile e di età compresa tra i 18 e i 65 anni con disturbi psicotici e della personalità. Molteplici le attività in cui i pazienti saranno coinvolti: dalle piccole forme di organizzazione domestica alla frequentazione di corsi esterni finalizzati alla formazione professionale, passando per laboratori di disegno, pittura, fotografia e danza. E ancora attività motorie e ricreative, visite culturali, gruppi di discussione e di informazione sull’uso dei farmaci.

Diverse le professionalità coinvolte. Medici psichiatri, pedagogisti, assistenti sociali, animatori e psicologi interverranno, infatti, ad assistere costantemente gli ospiti del centro. Centro la cui gestione sarà affidata alla coop Nuova Generazione e che avrà l’importante merito di alleviare il carico sopportato quotidianamente dalle famiglie per le quali risulta spesso problematica o impossibile l’assistenza domiciliare.

[CG]


Genova: un ponte fra carcere e territorio


Il 21 marzo sono stati presentati, a Genova, i risultati del progetto Un ponte fra carcere e territorio che, nel periodo tra maggio e dicembre 2010, ha visto i 1728 detenuti delle 7 case circondariali liguri impegnati in 27 attività diverse, per un totale di 922 ore di corsi sportivi e culturali.

Grazie al sostegno della Regione Liguria, del Ministero della Giustizia e della Provincia di Genova sono stati investiti, nel 2010, oltre 115.000 euro ed altri 60.000 verranno elargiti nel 2011 per potenziare gli incontri culturali e le occasioni di gioco e socialità.

I corsi di joga, chitarra, percussioni, dj, scenografia, calcio e pallavolo, quelli per diventare arbitri sportivi, nonché le lezioni di lingue sono stati organizzati da Arci, Uisp e Acli.

[MVC]