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giovedì 17 marzo 2011

Italia 150: nelle carceri di ieri e di oggi la notte è tricolore

immagine notte tricolore

150° Unità d’Italia: nelle carceri di ieri e di oggi la notte è tricolore

Una notte bianca particolare, più speciale delle altre, perchè si tinge anche di rosso e di verde. È la notte tricolore che in ogni angolo dello stivale rievoca la storia per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Succede questa notte, tra canti e balli risorgimentali, festeggiamenti di varia natura, aperture straordinarie di musei e luoghi di culto, per augurare buon compleanno all’Italia.

Ad aprire le porte allo scoccar del vespro saranno anche strutture prima utilizzate per contenere, separare ed emarginare, al fine di accogliere persone libere e desiderose di riflettere attraverso le testimonianze di chi è stato protagonista del movimento risorgimentale.

A Torino il Museo del Carcere Le nuove propone la scoperta dei luoghi più nascosti dove uomini comuni soffrirono per la nascita dell’Italia libera e democratica, dall’Unità all’inizio del terzo millennio. La struttura, divenuta museale, venne fondata da Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, fra il 1857 e il 1869, proprio negli anni dell’unificazione. Un luogo contenitore di nodi irrisolti della cultura italiana che resterà aperto fino alle ore 23:00 di questa sera consentendo di vivere al suo interno un’altra storia, parallela a quella di chi è libero, che ha le sue radici nel Risorgimento e nella Resistenza, passando attraverso le due Grandi Guerre, il fascismo e la contemporaneità, l’immigrazione e i problemi dell’Italia 150 anni dopo la sua nascita.

Celebrazioni anche al Palazzo Ducale di Genova nella cui Torre Grimaldina è stato rinchiuso il patriota mazziniano Jacopo Ruffini, che fu l’anima di quella vasta trama che avrebbe dovuto provocare un moto insurrezionale a Genova e Alessandria nel giugno del 1833. Arrestato nella notte tra il 13 e il 14 maggio, fu rinchiuso nella Torre di Palazzo Ducale che fungeva da prigione di stato e sottoposto a lunghi e tormentosi interrogatori per un mese. Fu, infine, trovato morto dai guardiani delle carceri nella notte tra il 18 e il 19 giugno. L’ipotesi del suicidio non fu mai accertata: la soluzione dell’omicidio ben mascherato da suicidio consentiva, infatti, di liberarsi del capo dei cospiratori offrendo inoltre all’opinione pubblica l’immagine di un vile che si era tolto la vita. Al cospetto di queste suggestive segrete, nella sala Maggior Consiglio del palazzo, sarà ospite domani il prof. Alberto Mario Banti, che terrà una lectio magistralis dal titolo Il Risorgimento e la costruzione dello stato unitario in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

E ancora, come non commemorare le vicende gloriose dei Martiri di Belfiore? A Mantova, l’ultimo piano del Castello di San Giorgio racconta le ultime ore dei protagonisti di uno degli episodi più tragici del risorgimento italiano. Legati a Giuseppe Mazzini, i congiurati mantovani furono decimati tra il 1851 e il 1855 da sentenze di morte, seguite da altrettante esecuzioni capitali, indirizzate a don Giovanni Grioli, Enrico Tazzoli, Angelo Scarsellini, Bernardo De Canal, Giovanni Zimbelli Carlo Poma, Carlo Montanari, Tito Speri, Bartolomeo Grazioli, Pietro Frattini e Pietro Fortunato Calvi (estraneo tuttavia alla “congiura di Belfiore”). Non tutti mantovani, ma tutti condannati dal generale Radetzky e tutti imprigionati nel Castello di San Giorgio, da cui solo il forlivese Felice Orsini riuscì a evadere. Nel corridoio delle carceri a testimoniare il loro sacrificio rimangono due bassorilievi che raffigurano i volti dei congiurati. Alla fine dell’Ottocento poi, con la nascita dei nuovi istituti museali dedicati al Risorgimento, anche il municipio mantovano, propose un connubio tra identità locale, fondata sulle glorie patriottiche cittadine, e identità nazionale. Nel 1894, infatti, il sindaco Rocca si appellava a tutti i mantovani perché consegnassero al municipio i ricordi patriottici in loro possesso, in particolare quelli riferiti ai Martiri di Belfiore per la realizzazione di “un pubblico sacrario delle memorie patrie rivolto alla mente del popolo perché non avesse a scordare quanto sia costata e sia preziosa l’unificazione d’Italia”. Quelle stesse reliquie, raccolte a Palazzo San Sebastiano, faranno oggi da cornice ad un aperitivo dal sapore patriottico intitolato Tra i sapori, gusti e profumi dal Risorgimento ad oggi che aprirà a partire dalle 17:00 e degustazione dei prodotti a partire dalle ore 20:00 nel cortile del palazzo.

Ma non saranno soltanto le carceri di allora a festeggiare. Iniziative celebrative in occasione del 150° anniversario sono previste anche negli istituti di pena del Lazio. Nelle celle, gli uffici e gli spazi comuni di ognuna delle 14 carceri della regione saranno distribuite oltre tremila copie della costituzione e altrettante bandiere tricolori, con l’intento di fornire un valido strumento di riflessione ai reclusi, a partire dallo spirito umanitario e rieducativo che il legislatore costituzionale ha voluto attribuire in termini inequivocabili alla detenzione.

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