salta al contenuto

www.giustizia.it

venerdì 28 gennaio 2011

Roma: in musica per Una provincia senza mafie
Catania: cresce il numero degli imprenditori pizzo-free
Spoleto: Ho trovato il mio punto di fuga

Locandina spettacolo Concerto contro le Mafie

 Roma: in musica per Una provincia senza mafie

Quando la musica non è solo un pretesto per far vibrare l'aria, può dar voce ad argomenti scomodi e conquistare spazi di libertà, sino a divenire impegno politico, educativo e sociale. È questo lo spirito dell'iniziativa, promossa dall'amministrazione provinciale di Roma e dall'associazione Libera, intitolata Concerti contro le mafie. L'idea è quella di sensibilizzare i giovani ai principi della legalità, alla lotta contro il crimine organizzato e alla cultura della memoria di quanti hanno perso la vita in questo elegiaco scontro.

Il progetto prevede la realizzazione di 10 concerti a Roma, nello spazio di Rock Incontro e in alcuni luoghi significativi perché a rischio di infiltrazione o perché sede di beni confiscati alle mafie, di altri 5 grandi concerti in altrettanti Comuni della Provincia e di un evento finale, in occasione dell'anniversario della strage di Capaci.

Ogni manifestazione sarà scandita in due tempi. Un primo momento sarà dedicato ad autori e band già formate, che comporranno brani originali o eseguiranno cover di celebri canzoni contro le mafie. Un secondo atto vedrà invece protagonisti giovani emergenti ai quali verrà data la possibilità di scrivere un testo sui temi dell'educazione alla legalità e della lotta al crimine organizzato, che saranno poi musicati e interpretati assieme agli alunni della scuola Musica incontro e agli artisti testimonial. Al termine di ogni spettacolo, una giuria costituita dagli alunni della Consulta provinciale degli studenti, affiancati da giornalisti e professionisti, sceglierà i migliori brani presentati.

"Contro le mafie tutti possono fare qualcosa - ha detto il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti - Bisogna uscire dall'errore che la mafia sia un problema solo di qualche parte d'Italia e che la lotta sia solo compito di inquirenti e magistrati. Si può fare qualcosa anche con l'impegno civile e questo progetto vuole chiamare i ragazzi a impegnarsi in un messaggio culturale".

Sponsor d'eccezione alla presentazione del progetto, il leader dei Tiromancino, Federico Zampaglione, ha aggiunto: "La musica può trasformarsi in un polo di aggregazione per discutere sui drammi che affliggono la società e la mafia è uno di questi. La mafia agisce sulla mancanza di prospettive e di ideali. La musica, invece, ha sempre rappresentato un ideale positivo, un polo di aggregazione che costituisce un'arma per combattere la mafia, che vuole attorno a sè ignoranza e solitudine".

Affinché le capacità dispiegate non vengano vanificate sarà, inoltre, prodotto il cofanetto Una provincia senza mafie, contenente le schede di tutti i gruppi partecipanti e un cd con incisi i migliori testi. Il prodotto sarà distribuito gratuitamente negli istituti secondari, messo in onda su Radio Rock e in download gratuito su internet. Le iscrizioni al progetto sono già aperte, il termine ultimo per partecipare scade il 28 febbraio.


[DL]


Catania: cresce il numero degli imprenditori pizzo-free


Si allarga sempre di più il fronte degli imprenditori catanesi pizzo-free aderenti all’associazione Addiopizzo. Con l'apertura dell’anno associativo, è stata presentata la nuova lista di imprenditori, esercenti e professionisti, arricchitasi di venti operatori economici e giunta così ad un totale di 70 attività aderenti. Dalla prima presentazione, avvenuta il 30 giugno 2010, prosegue incessante il lavoro dell'Associazione, affinché possa svilupparsi il circuito di economia legale su tutto il territorio provinciale.

Ristoranti, pizzerie, imprese edili, associazioni sportive e gallerie d’arte, ce n’è per tutti i gusti. E’ un movimento formato prima di tutto da donne e uomini, ragazzi e ragazze, commercianti e consumatori che si riconoscono nella frase: "un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità". Si rifiutano di cedere alle odiose forme di estorsione mafiosa che purtroppo continuano ad affliggere l’economia nostrana, auspicando che il loro buon esempio possa indurre gli altri esercenti ad emularli.

Un ruolo importante in questo tipo di attività è svolto proprio dal passaparola tra gli imprenditori, i quali si sostengono l'un l'altro, collaborano tra loro e incentivano altri imprenditori ad aderire alla lista. Se è vero che il cammino sicuramente può presentare delle difficoltà, è vero anche che le soddisfazioni non tardano ad arrivare: in primis il calore dei consumatori che, criticamente, scelgono di acquistare dalle attività pizzo-free, scegliendo non solo in base alla qualità e al prezzo dei prodotti, ma anche in base al comportamento tenuto dagli esercenti.

L'idea di base è che si stia combattendo per un futuro migliore all'insegna della legalità, e che solo grazie alla collaborazione di tutti questa lista possa crescere sempre di più, fino magari a sconfiggere per sempre questo fenomeno criminale che tanto nuoce al libero mercato e alla società italiana.


[MCF]


Spoleto: ho trovato il mio punto di fuga

Un carcere di massima sicurezza come quello di Maiano, non è solo un luogo in cui dei detenuti scontano una pena, spesso dovuta a reati quali la criminalità organizzata e l’associazione mafiosa, ma soprattutto una scuola di formazione e attività trattamentali, che ha fatto del reinserimento sociale e della rieducazione lo scopo primo del proprio essere. Lo hanno chiarito, in un incontro tenutosi questa settimana a Spoleto, gli operatori carcerari, le associazioni e i rappresentanti delle realtà scolastiche che prendono parte all’intenso lavorio condotto tra le mura dell’istituto spoletino.

“Abbiamo a che fare con studenti-detenuti che provengono soprattutto dal Sud, mentre vanno aumentando gli stranieri del Nord Africa, delle aree slave e della Cina” sottolinea Roberta Galassi, dirigente del liceo classico e istituto d’arte che nella casa di reclusione di Maiano opera da dieci anni. “Ogni anno si iscrivono a scuola dai 60 agli 80 detenuti ma il numero delle frequenze costanti è minore. I diplomati – aggiunge – sono il 15%, una cifra irrisoria se si guardasse il fuori le mura, per noi un grande successo.” Infatti, all’interno del carcere, i motivi di abbandono sono molto diversi da quelli di una scuola superiore normale, si va dal cambio di sede allo spostamento fino alla scadenza della pena e al rilascio.

L’offerta didattica deve ovviamente confrontarsi con gli interessi e con i parametri cognitivi dei detenuti che molto spesso non hanno alle spalle una normale adolescenza tra i banchi di scuola. “Dentro al carcere – ribatte Fiorella Barbieri di Antigone – non ho mai incontrato persone con un percorso di studi regolare. Lo dico sia avendo presenti le statistiche sia basandomi sul lavoro che svolgo da 17 anni. C’è una relazione tra mancanza di studi seri, estrazione sociale e devianza.” I detenuti si rivelano in genere propensi alle attività di laboratorio ma non per questo trascurano l’italiano e la storia e, spesso, oltre ai pennelli e agli alti forni per la ceramica, imparano a destreggiarsi con una serie di discipline quali la geometria e il disegno dal vero.

Eppure, ciò che li blocca, non è certo un ritardo cognitivo ma un limite autoindotto dall’esperienza che vivono. “Il detenuto – spiegano i docenti – ha un senso falsato della prospettiva, difficilmente riesce a rendere la terza dimensione e la sua tavolozza si esaurisce nelle tinte opache e scure. Le attività scolastiche – continuano – permettono di allungare lo sguardo, di sfondare le mura mentali e fisiche in cui sono costretti, di ampliare gli orizzonti.”

Talvolta questi progetti educativi riescono anche a gettare ponti all’esterno: è il caso del Teatro lirico sperimentale, grazie a cui i detenuti di Maiano hanno curato scene e costumi della Boheme, della realizzazione dei tessuti longobardi in occasione della candidatura di Spoleto a sito Unesco e della esecuzione di bozzetti per una mostra dedicata alle fiabe, in collaborazione con grandi artisti contemporanei come Jeffrey Isaac. Metaforicamente parlando, anche un detenuto può trovare il suo punto di fuga.

[EdS]