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venerdì 21 gennaio 2011

Corleone: nuovo centro giovani in ex deposito treni
Roma: Libera voce in legata terra  

Ex deposito dei treni

Corleone: nuovo centro giovani in ex deposito treni

In nome della legalità un ex deposito dei treni viene trasformato in centro multimediale per i giovani. Succede a Corleone, che puntando soprattutto sulla formazione giovanile, diventa sempre più un luogo di lotta alla mafia.

I ragazzi avranno nuove occasioni di incontro e l'opportunità di passare il tempo libero seguendo molteplici iniziative dirette a diffondere la cultura della legalità, fra cui workshop e conferenze. Contemporaneamente, per un’ottima causa,  verrà riabilitata una struttura imponente, di circa 2500 metri quadrati fra parte edificata e giardino,  ormai dismessa da tempo. In origine era un ricovero treni, poi negli anni '90 con la dismissione della linea ferrata, è stato destinato a centro multimediale e, infine, abbandonato e caduto in disuso.

Il Programma operativo nazionale Sicurezza per lo Sviluppo, cofinanziato dallo Stato italiano e dall'Unione Europea, stanzierà circa 200 mila euro per il recupero e la trasformazione del sito.

Verranno realizzati una sala conferenze, un punto di ristoro (la cui gestione sarà affidata a un'associazione no profit), una sala ricreativa, uno spazio internet con 8 postazioni informatiche, una sala studio con emeroteca e sala musica. Per far vivere il nuovo spazio verranno coinvolte le associazioni del territorio, le scuole, le parrocchie e le cooperative impegnate sui beni confiscati alla mafia.

L’obiettivo è quello di tenere i giovani corleonesi sempre più lontani del disagio sociale, combattendo la cultura mafiosa dalle sue radici.
 

[MCF]
 

Roma: Libera voce in legata terra

Amore per la terra d’origine, voglia di indagare e raccontare le brutture della mafia nel profondo Sud italiano. Una ferma abnegazione e dedizione al proprio mestiere. Questi gli aggettivi che caratterizzano i personaggi raccontati in Contro mafie – Legalità e informazione in terre di mafia, incontro organizzato presso l’Università romana di Tor Vergata per il 26 gennaio prossimo.

Promotori dell’evento sono l’associazione culturale Mediapolitika e l’associazione DaSud, in collaborazione con il coordinamento Libera Roma e con il patrocinio dell’VIII, del X Municipio della capitale e dell’Associazione Stampa Romana. Il filo rosso è quello dell’informazione nelle terre strette nella morsa della criminalità organizzata. Dalle ore 10, nell’aula Moscati della facoltà di Lettere e Filosofia, risuonerà a gran voce la parola “memoria”, per non dimenticare i giornalisti e le persone comuni che ogni giorno vengono minacciate, censurate e uccise per aver esercitato il loro diritto alla libertà d’espressione.

I lavori, aperti dal saluto del preside della facoltà Lazzaro Caputo, proseguono con la presentazione del Rapporto 2008 – 2010 sui cronisti minacciati dell’Osservatorio ossigeno per l’Informazione della Federazione nazionale Stampa Italiana e dell’Ordine dei giornalisti.  Il rapporto acquista un significato peculiare perché ad esporlo è Alberto Spampinato, giornalista dell’Ansa e fratello di Giovanni, ucciso a 25 anni  a causa di un’importante inchiesta da cui stavano emergendo legami tra mafia e mercato nero nella Sicilia degli anni ’70.

Nella stessa giornata le presentazioni di Zagare e sangue di Vincenzo Arena e di Dimenticati di Danilo Chirico e Alessio Magro. Il primo racconta le storie di otto giornalisti del Sud Italia uccisi dalla criminalità organizzata, eroi contemporanei che hanno dovuto subire l’onta della delegittimazione, per vedersi riabilitati nella coscienza collettiva solo successivamente. Il secondo è invece un omaggio ai comuni cittadini e agli amministratori locali che, in aperta opposizione al sistema mafioso, hanno conservato la loro onestà pagandone il prezzo con la vita. Conclude Dario Vassallo, fratello di Angelo, il sindaco-pescatore di Polica ucciso il 5 settembre scorso perché strenuo detrattore dell’abusivismo edilizio e dell’illegalità.

Chi ama la sua terra lo fa senza proclami, esprimendo sottovoce un dissenso che fa più paura di qualunque slogan. Sono queste le persone da premiare, anche se il loro ricordo giunge tardivo rispetto ad un impegno contro la criminalità che porta spesso a perdere la vita piuttosto che a celebrarla.
 

[EdS]