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giovedì 26 ottobre 2017

Sara e le altre: i tanti volti della violenza sulle donne alla Festa del Cinema di Roma

Locandina dello spettacolo "SalviAmo la faccia"

Film, documentari, dibattiti, incontri con autori, registi e protagonisti nella finzione e nella realtà: la XII Festa del Cinema di Roma, al via oggi all'auditorium Parco della musica e in altri luoghi della capitale, dedica uno spazio speciale al tema della violenza sulle donne a testimoniare un impegno sentito e continuo nella lotta ad un fenomeno dalle dimensioni preoccupanti, nonostante gli interventi normativi degli ultimi anni.

Tre le opere, diverse per generi e approccio narrativo, in programma negli "Altri eventi " al Maxxi di Via Guido Reni, 4.

Prevalente la chiave giudiziaria nel cortometraggio Uccisa in attesa di giudizio, regia di Andrea Costantini con Ambra Angiolini e Alessio Boni, ispirato alla campagna “ Stop alle donne che muoiono in attesa di giudizio” promossa dalla Fondazione Doppia Difesa di Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker. Dopo la proiezione di mercoledì 1 novembre alle 11, si svolgerà un incontro con le promotrici della campagna e con  altre donne impegnate nella lotta contro la violenza di genere.

La vicenda di Sara Di Pietrantonio, la studentessa strangolata e bruciata dal suo ex fidanzato nel maggio 2016, è invece ricostruita nel documentario Sara diretto da Stefano Pistolini e Massimo Salvucci. Attraverso interviste e testimonianze gli autori cercano non solo di descrivere i fatti ma anche di individuarne le cause.
Al termine della proiezione,che si terrà domenica 29 ottobre alle 17 , Concetta Raccuia (mamma di Sara),la scrittrice Dacia Maraini, la senatrice Francesca Puglisi (Presidente Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio), Daniele Autieri (coautore della sceneggiatura) commenteranno il documentario con il pubblico.

Elisabetta Lodoli in Ma l'amore c'entra?, in programma il 3 novembre alle 21,30, esplora il tema sul piano psicologico e relazionale di uomini maltrattanti ma che hanno scelto di affrontare il proprio lato oscuro.
Paolo, Luca, Giorgio (persone reali con nomi di fantasia), diversi per età, origine e carattere, si incontrano nel centro LDV (Liberiamoci dalla violenza) - Azienda USL di Modena a cui si sono rivolti perché le loro compagne, dopo i primi gesti violenti, non hanno ceduto a pentimenti e scuse, ma hanno preteso da loro un impegno concreto a cambiare. Durante le interviste, i tre ripercorrono gli stati d’animo e i comportamenti che, in un crescendo di tensione, li hanno portati a varcare il limite. Da una parte, dunque, donne consapevoli e determinate, dall’altra uomini che hanno riconosciuto e temuto il proprio potenziale distruttivo.

Una strada terapeutica resa possibile da un servizio ancora considerato innovativo, benché "Liberiamoci dalla violenza", prima struttura pubblica per il trattamento degli uomini maltrattanti, sia stata aperta nel 2011. Oggi questi centri in Italia sono ancora solo venti (di cui quattro in Emilia Romagna e cinque in Lombardia), nonostante l'esperienza dimostri quanto l'intervento terapeutico, precedente o complementare a quello repressivo, sia utile nel prevenire gesti di violenza o ridurre condotte recidivanti. E' di pochi giorni fa la notizia che due giudici di sorveglianza milanesi hanno emesso un'"ingiunzione terapeutica" ad un sorvegliato speciale, obbligandolo a seguire un percorso clinico terapeutico presso il Cipm-Centro italiano per la promozione della mediazione diretto dal criminologo Paolo Giulini (che in dodici anni ha trattato in carcere 248 condannati per reati sessuali) per prendere coscienza dell’offensività e del disvalore sociale dei suoi comportamenti nei confronti di alcune donne.

Iniziative in tema anche nell’istituto penitenziario femminile di Roma Rebibbia, nuovo spazio cittadino raggiunto dalla Festa del Cinema.  Nella sala  “Melograno”, il 3 novembre alle 11, sarà proiettato il cortometraggio SalviAmo la faccia, realizzato dalle donne recluse con la regia di Giulia Merenda, nell’ ambito dell’omonimo progetto contro la violenza di genere e per l'empowerment femminile, sostenuto dal Dipartimento per le Pari Opportunita della Presidenza del  Consiglio, dal Cpia 1 di Roma (CentroProvinciale Istruzione Adulti) e da Ossigeno per l'informazione
A ricordare la violenza subita sono donne provenienti dall’Africa, dall’Europa dell’Est, dall’America Latina ma anche da un quartiere romano.  Raccontano come in passato non si sono “salvate la faccia” subendo soprusi e di come invece “se la salvano oggi – dice la regista – conquistando consapevolezza, solidarietà e forza”.

L’evento  rientra nel programma di proiezioni, incontri, spettacoli in live streaming per il pubblico esterno della Festa del Cinema a Rebibbia 2017, realizzata per il secondo anno da La rIbalta – Centro Studi Maria Salerno in collaborazione Ministero di Giustizia e l’Università Roma Tre. Ad inaugurarla, il 30 ottobre alle 20,30, lo spettacolo teatrale Hamlet in Rebibbia, interpretato dai detenuti attori guidati da Fabio Cavalli, che sarà trasmesso in diretta live dal Carcere di Roma Rebibbia N.C., alla Sala del MAXXI, e in numerosi teatri e istituti penitenziari italiani.

E, se protagonista è un Amleto di oggi  “emblema universale della dialettica fra Vendetta e Giustizia” ,chissà che anche l’Ofelia oppressa per obbedienza e amore estremi; non conservi un tratto di sconsolante attualità. [AB]