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venerdì 14 gennaio 2011

Sicilia: nuove prospettive di lavoro per i detenuti
Parola alla difesa: il diritto approda nelle scuole baresi

Resistenza Sonora: esce il primo album prodotto con i beni confiscati alla mafia

Immagine cella aperta

Sicilia: nuove prospettive di lavoro per i detenuti

Nuove prospettive di vita nelle carceri siciliane di Piazza Lanza e di Giarre, dove si è dato avvio ad un progetto di formazione e lavoro finalizzato al reinserimento sociale dei detenuti. Un programma, finanziato dal Fondo sociale europeo tramite l’Assessorato regionale della Famiglia, al quale partecipano anche le direzioni penitenziarie interessate. Tutta l’attività si svolge sotto la supervisione del Nucleo regionale permanente del Fondo sociale europeo per la Sicilia, organismo di coordinamento del Prap, che coordina i lavori gestiti dai partenariati tra enti privati e carceri in concerto con le stesse direzioni penitenziarie.

Tre sono le fasi peculiari del progetto: un primo momento di ricerca volto ad individuare problematiche, esigenze e attitudini dei detenuti per poterli poi orientare ed avviare al lavoro; la seconda fase è di formazione e prevede la programmazione di 5 corsi da 150 ore l’uno, per l’apprendimento di un mestiere. Infine, all’attività formativa seguirà un periodo di work experience di 480 ore.

Rosario Tortorella, direttore del carcere catanese di piazza Lanza ha sottolineato che “tutte le fasi del progetto sono utili alla formazione del detenuto” e si è poi soffermato in particolare su due corsi. Il primo è quello che prevede la formazione di operatori per la realizzazione di libri in Braille e Large print “consentendo ad una frangia di persone svantaggiate di aiutare un’altra frangia di svantaggiati”. Il secondo è quello per la produzione di tappeti tipici siciliani, “che valorizza la nostra tradizione”.

Di buon auspicio sono state anche le parole di Nino Novello, de La città del Sole, cooperativa sociale capofila del gruppo di imprese e consorzi che hanno ideato e avviato il progetto. “Si tratta di un’autentica svolta per favorire il reinserimento dei detenuti. In maggio organizzeremo un seminario sui temi del reinserimento sociale che rappresenterà anche l’occasione per fare il punto della situazione sul progetto”.

Un progetto, perciò, a tutto tondo che sostiene i detenuti anche una volta usciti dal circuito solidale, attraverso la costituzione di un fondo per l’avviamento al lavoro al fine di consentire loro l’accesso al microcredito per la realizzazione di piccole imprese artigiane e cooperative.

[DL]

 

Parola alla difesa: il diritto approda nelle scuole baresi

Bari. Le quarte e quinte classi del Liceo Bianchi Dottula di Bari e dell’Itcs De Viti De Marco di Treggiano rappresenteranno in un’aula di Tribunale, a fine Aprile, un processo per estorsione, simulando così una vera udienza penale. L’iniziativa, accolta con entusiasmo dalle due scuole superiori del capoluogo pugliese, è l’atto finale del progetto Il diritto a scuola finanziato dalla Provincia di Bari e pensato dall’Associazione nazionale magistrati in collaborazione con la cooperativa sociale I bambini di Truffault e l’associazione Vivamente.

I ragazzi coinvolti saranno attori e non semplici spettatori, poiché loro è il compito di esaminare gli atti processuali, di argomentare l’accusa, la difesa e la sentenza del giudice oltre che di filmare il backstage sulle varie fasi del progetto. Il procedimento proposto attiene a un caso di estorsione realmente avvenuto all’inizio degli anni Novanta, deprivato di ogni riferimento a fatti e persone, in modo che gli studenti possano cimentarsi con un’esperienza concreta.

“Obiettivo del progetto è educare alla legalità nella logica della prevenzione” ha detto l’assessore provinciale alla Legalità Vito Perrelli a margine della conferenza stampa di presentazione del progetto. “Gli studenti – ha aggiunto Marco Guida, presidente dell’Anm pugliese – potranno imparare come si svolge un processo, sostenendo una tesi piuttosto che un’altra e vivendo l’angoscia del decidere.” Un’idea originale che gli organizzatori sperano possa ripetersi nel corso degli anni, così da stimolare sempre più l’attenzione delle giovani generazioni verso un mondo che appare sovente lontano dalla vita quotidiana.

[EdS]



Resistenza Sonora: esce il primo album prodotto con i beni confiscati alla mafia


Un disco come arma per combattere la malavita organizzata a colpi di musica e cultura. Resistenza sonora dei Kalafro, gruppo rap reggino, è la prima produzione musicale realizzata grazie al supporto del Museo della ‘ndrangheta di Reggio Calabria, istituzione culturale di contrasto alle mentalità mafiose, che opera proprio grazie ai beni confiscati ai clan e alle associazioni criminali.

L’album, uscito il 13 gennaio, non è altro che la trasformazione in musica di ville, terreni e beni un tempo appartenuti a boss e malavitosi. Non è un caso poi, che sia stato proprio un cd di questo gruppo il primo in assoluto ad essere finanziato con beni confiscati alla criminalità organizzata.

I Kalafro, infatti, non sono nuovi a manifestazioni e blitz anti ‘ndrangheta. Nel mese di novembre hanno proiettato messaggi antimafia sul Castello Aragonese di Reggio Calabria, a dicembre invece, hanno presentato il loro cd in uno dei pochi ristoranti pizzo-free, ovvero uno degli esercizi commerciali che si è rifiutato di pagare il pizzo.

Nei loro testi riferimenti alla cronaca come la rivolta di Rosarno o la bomba alla Procura di Reggio Calabria, ma anche un concept che va alla ricerca di una nuova coscienza collettiva per abbracciare un solo grande Sud.
Resistenza Sonora è il pezzo che da il nome al nuovo disco, nel testo non c’è posto per pace e amore, ma solo per sentimenti di  insurrezione e riscatto. Un lavoro di grande maturità che racconta, come solo la musica può fare, la complessità della situazione calabrese e meridionale tra ‘ndrangheta, stato, antistato e società dormiente.


[MCF]