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venerdì 19 novembre 2010

Bollate: cibo e musica con il cuoco/dj Donpasta
Abruzzo: Un minuto da detenuto in piazza

Milano: carceri più dolci in provincia
Enna: detenute a lavoro con ago e filo

Don pasta all'opera in un momento dello spettacolo

Bollate: cibo e musica con il cuoco/dj Donpasta


Daniele De Michele
alias Donpasta è un dj, economista, appassionato di gastronomia. Il suo primo progetto, Food sound system è diventato prima un libro e poi uno spettacolo multisensoriale, in tournée tra Italia, Francia e Spagna, protagonista di importanti eventi per l’Auditorium di Roma, Slow Food on film, Taormina Arte e anche per il carcere di Milano Bollate dove si è esibito lo scorso 9 novembre.

Il cuoco-dj salentino lavora sul mix di cibo e musica, condendo le sue ricette con aneddoti popolari ripresi dai racconti della nonna. Il suo obiettivo è quello di andare oltre l’esaltazione dei sapori, riportando alla luce il ruolo del pranzo nella cultura contadina ed il pensiero di condivisione che passava attraverso la festa, le tavolate e la musica che si faceva intorno. Il tutto riattualizzato in chiave moderna passando dalle sonorità della pizzica e della taranta al jazz di Davis e Coltrane.

Lo show di Bollate è stato costruito sulla scia di quello che Donpasta aveva già messo in scena nel carcere di Toulouse. Questa volta non si è trattato di insegnare a cucinare agli spettatori: De Michele ha scelto di lavorare sul concetto di tempo, ingrediente che di certo non manca a chi è detenuto. Per ricostruire assieme l’aspetto sociale del tempo nell’arte culinaria, Donpasta ha cucinato utilizzando solo gli attrezzi e gli utensili che i carcerati usano nelle loro celle. Così al posto delle solite piastre elettriche, sono andati in scena fornelli da campeggio e forni di cartone (artigianalmente autoprodotti dai detenuti con cartone e alluminio) riscoperti come protagonisti di uno stillicidio gastronomico per lo spettatore, al quale il cuoco-dj ha rivolto un utile avvertimento: “Si consiglia vivamente di mangiare prima di vedere lo spettacolo!”.
 

[MCF]

 

 

Abruzzo: Un minuto da detenuto in piazza


Il carcere esce dalle mura perimetrali per svelarsi in piazza e sensibilizzare i cittadini sulle condizioni di vita dei detenuti.

Una semplice rima, un minuto da detenuto, per offrire la possibilità di un percorso esperienziale a quanti vogliano testare sulla propria pelle la condizione di recluso. Un'iniziativa di rottura quella promossa dall'associazione Voci di dentro onlus, che dal 2008 opera stabilmente all'interno della casa circondariale di Chieti, appellandosi al principio costituzionale secondo cui le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione (art.27 Cost.).

L'associazione porterà, infatti, nelle piazze di Chieti e Vasto una fedele riproduzione di una cella 3 metri per 4 con tanto di letti a castello e bagno da un metro quadrato. I volontari saranno presenti nei due centri abruzzesi, rispettivamente dal 20 al 25 novembre in piazza Vico a Chieti e dal 26 al 28 a Palazzo D'Avalos a Vasto, per coinvolgere i passanti e portare all'attenzione di tutti i temi della rieducazione e del reinserimento dei detenuti nella società.

"Un'iniziativa meritevole" secondo il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Chieti Pierluigi Tenaglia. "Un importante momento di riflessione", l'ha definito il vicesindaco del Comune di Chieti Bruno Di Paolo, "utile anche ai giovani come deterrente alla devianza dal punto di vista sociale". Altrettanto convinti della bontà dell’iniziativa, i direttori delle case circondariali di Chieti e Vasto, Giuseppina Ruggero e Carlo Brunetti.

Suggestive, infine, le parole del presidente dell'associazione promotrice dell'evento, Francesco Lo Piccolo. "La sicurezza - ha detto - non è data da un muro o da un cancello ma, espiata la pena, dalle opportunità di reinserimento di chi ha sbagliato".

[DL]

 

 

Milano: carceri più dolci in provincia


Gli alunni delle scuole medie, del liceo artistico e dell’alberghiero di Gallarate, Cassano Magnano e Busto Arsizio incontrano i detenuti, gli operatori sociali e i volontari che lavorano in carcere. A scuola di … dolce in carcere, è il nome del progetto dell’associazione Assistenza Carcerati e Famiglie di Gallarate che coinvolge 60 classi di scuola media e superiore.

I primi incontreranno educatori e volontari nelle loro classi, mentre i secondi, frequentando il quinto anno ed essendo già maggiorenni, avranno la possibilità di visitare i detenuti nelle carceri per svolgere con loro alcuni laboratori. Il progetto Dolce in carcere è infatti attivo da un paio d’anni e prevede l’ingresso negli istituti detentivi di cinque pasticceri ogni settimana per insegnare il mestiere ai detenuti. Il compito dei ragazzi dell’artistico è invece quello di avvicinarsi ai reclusi attraverso l’insegnamento della ceramica.

Il progetto, che nasce con scopi preventivi e formativi, intende portare la realtà del carcere all’interno delle scuole, facendo incontrare gli studenti con coloro che vivono e lavorano nelle case di detenzione e che, come tali, sono in grado di fornire una testimonianza diretta di un mondo poco conosciuto.“Inviteremo i ragazzi a farsi promotori di questa iniziativa presso i loro coetanei, per prevenire il bullismo e insegnare a spendersi per gli altri”, afferma il coordinatore dell’iniziativa, Pierluigi Brun. Il progetto, già avviato e co-finanziato dalla legge regionale 23/99, si protrarrà per tutto l’anno scolastico.

[EdS]

 

 

Enna: detenute a lavoro con ago e filo


Nasce nel carcere di Enna la prima cooperativa sociale femminile del tessile. Si chiama Fila Dritto e commercializzerà prodotti in feltro che vanno dai complementi d'arredo agli accessori di moda creati all'interno dell’istituto. L'avvio della cooperativa rientra in un progetto nazionale del ministero che punta a raccogliere le realtà cooperative delle carceri italiane del tessile.

Ago e filo per ricucire i rapporti con l’esterno: il lavoro rappresenta, infatti, un passo fondamentale verso il reinserimento sociale del detenuto, un’occasione eccezionale per rimettere in gioco la propria vita e creare nuove prospettive per il futuro.

La cooperativa annovera tra le sue socie, oltre ad una detenuta ristretta ad Enna, la sociologa esperta in feltro Ninni Fussone, l’ex direttore del carcere di Enna, Agata Blanca e Pierelisa Rizzo, giornalista e presidente dell’Inner.

“I nostri sono lavori unici – sottolinea la presidente della cooperativa Ninni Fussone – stiamo lavorando ora ad un catalogo per proporre le nostre creazioni. Credo che solo con il lavoro, quello vero e retribuito, si possa parlare di progetto di reinserimento nella società dei detenuti”.

[FM]