salta al contenuto

www.giustizia.it

venerdì 12 novembre 2010

Lombardia: Fondazione Cariplo finanzia il carcere alternativo
Roma: i detenuti diventano operatori ecologici
Umbria: Forum per il Diritto alla Salute dei Detenuti

Immagine Fondazione Cariplo

Lombardia: Fondazione Cariplo finanzia il carcere alternativo

Meno detenuti in carcere, più risorse per le misure alternative. Questo il tema dell’incontro avvenuto nei giorni scorsi a Milano, durante il quale è stato presentato il nuovo bando della Fondazione Cariplo in collaborazione con la Regione Lombardia e il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria. Milano, Brescia e Como i tre contesti pilota dell’iniziativa, lanciata a favore delle organizzazioni non profit operanti nell’area del penale.

Un milione di euro all’anno per due anni: le proposte pervenute alla Fondazione Cariplo entro il 28 gennaio 2011 saranno poi valutate da una commissione tecnica, a partire dal successivo 15 aprile. La preferenza per le tre sedi si deve al fatto che nelle carceri appartenenti a quei territori, circa la metà dei detenuti sta scontando una fine pena inferiore ai tre anni.

Più in generale, la Lombardia è la regione con il maggior numero di detenuti (9.355 a fronte di una capienza di 6 mila posti circa), ma anche quella che più di altre dà vita a programmi di reinserimento sociale. Nelle case circondariali di San Vittore, Opera e Bollate, su oltre 4.000 detenuti, 1.500 rientrano nella categoria prevista dal bando. A Brescia sono 650, di cui la metà circa con pena da scontare inferiore ai 36 mesi. A Como la situazione è analoga: su 600 detenuti, metà dei quali deve scontare una condanna inferiore ai tre anni.

Ma il dato rimarchevole concerne il fatto che l’accesso alle misure alternative riduce sensibilmente le percentuali di recidiva: decongestionare gli istituti, quindi, ma anche scongiurare il pericolo che i detenuti possano ricadere nelle maglie della giustizia. “Solidarietà responsabilizzante”, l’ha definita l’assessore regionale, Giulio Boscagli, attraverso interventi incentrati sulla persona, nella consapevolezza che “lavorare sul disagio sociale, significa poter influire sul fenomeno della recidiva e della sicurezza dei territori”.

Un’iniziativa, infine, che si inserisce a pieno titolo nel modello di “nuovo welfare” facendo del Terzo settore un protagonista a metà strada tra Stato e mercato.

[DL]


Roma: i detenuti diventano operatori ecologici


Dare una seconda chance ai detenuti, è questo l’obiettivo del Protocollo d'Intesa siglato tra la Regione Lazio, l’AMA e il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (DAP).

L’iniziativa, nata da una proposta dall'assessore regionale alla Sicurezza, Giuseppe Cangemi, porterà in strada una decina di detenuti per aiutare a rendere più pulita la città di Roma e diffondere un messaggio di legalità e rispetto di norme e regole.

Grazie al finanziamento di 100.000 euro erogato dalla Regione Lazio, alcuni carcerati o ex carcerati, diventeranno dei veri e propri operatori ecologici. Lo scopo è quello di rendere effettivo il reinserimento sociale dei reclusi mediante percorsi di inclusione graduale nel mondo del lavoro.

Il finanziamento verrà corrisposto a una cooperativa sociale, di cui facciano parte detenuti o ex detenuti e la cui individuazione spetterà al Garante dei detenuti del Lazio. “Il protocollo - ha affermato il garante dei detenuti, Angiolo Marroni - rappresenta una simbolica ma importante occasione per far entrare i detenuti nella cultura del lavoro e della legalità.”

L’intesa, sottoscritta dal presidente della Regione Renata Polverini, è volta a favorire il coinvolgimento dei carcerati in attività lavorative di pubblica utilità in quanto valido strumento di recupero e inclusione sociale.

Per un anno i detenuti ritenuti più meritevoli dal Dap presteranno, così, servizio presso l'Ama con un contratto a tempo determinato part-time da 18 ore, mentre Roma Capitale assicurerà l’attuabilità dell’intervento sul territorio.  “Dal mio insediamento - ha dichiarato la presidente Polverini - abbiamo riservato la massima attenzione alle condizioni carcerane. Con questo rapporto perseguiamo due obiettivi, quello dell'inclusione sociale, perché un'occupazione aiuta a vivere meglio la condizione di detenuto, e anche quella di aiutare Ama a svolgere ancora meglio il suo servizio”.

[FM]


Umbria: Forum per il Diritto alla Salute dei Detenuti

Dal 4 novembre scorso anche a Foligno sarà presente il Forum per il Diritto alla Salute dei Detenuti.

Il Forum, articolazione territoriale di quello Nazionale, ha l'obiettivo di tutelare il diritto alla salute di chi è stato privato della libertà personale, nell'accezione fornita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità: sanitaria, psicologica e sociale.

Sul territorio italiano sono presenti oltre al Forum Nazionale – con un ruolo attivo già dal 1999 nella battaglia per la salute e la dignità del detenuto -  altre realtà regionali in Campania, Lazio, Toscana e Piemonte.

I dati parlano chiaro: i detenuti presenti attualmente, solo negli istituti penitenziari umbri, sono circa 1.748 a fronte dei regolamentari 1.132; fra questi 88 sono donne con bambini e oltre 500 tossicodipendenti.

Da ciò si deduce facilmente che la domanda di salute dei detenuti umbri necessitava al più presto di una risposta. L’iniziativa nasce proprio per questo: dar voce  alle istanze di chi quotidianamente vive i problemi legati al sovraffollamento e alle non sempre facili condizioni di vita carceraria.

Il Forum è strumento sia di segnalazione di criticità e problematiche legate alla mancata presa in carico della salute dei detenuti, sia di attivazione di buone prassi sanitarie, intendendo il concetto di salute nella sua accezione più ampia non solo come assenza di malattia, ma come equilibrio psicofisico e capacità di convivenza.

Il primo obiettivo è la costruzione di un programma riguardante i primi mesi del 2011, per monitorare il percorso avviato dalla Regione Umbria e dal provveditorato dell'amministrazione penitenziaria, verificare criticità e condividere soluzioni organizzative.  A tal fine si è optato per la costituzione di un nucleo di coordinamento rappresentativo del volontariato e dell'associazionismo che ha già avuto come prime adesioni numerosi soggetti e associazioni.

[MCF]