salta al contenuto

www.giustizia.it

venerdì 5 novembre 2010

Chiavari: libri e multimedialità per i detenuti
Pratello: i detenuti al Terra di tutti film festival
Roma: Essere o non essere… oltre le sbarre
La mia vita dentro: un appello per strutture sociali formative

Biblioteca carcere Chiavari (www.teleradiopace.tv)

Chiavari: libri e multimedialità per i detenuti

“Un luogo di pace e cultura, particolarmente prezioso e importante all’interno delle mura di un carcere”. Queste le parole con le quali il direttore della casa circondariale di Chiavari, Paola Penco, ha definito la nuova biblioteca multimediale, allestita all’interno delle mura del carcere con il sostegno della Fondazione Carige e costantemente rifornita di libri dal Bibliobus della Provincia di Genova. Quest’ultima finanzia anche una borsa-lavoro per la gestione della biblioteca, affidata a una persona detenuta.

Uno spazio in cui scaffali pieni di libri, postazioni di computer e un grande video per le proiezioni serviranno a stimolare l’immaginazione, a studiare, a soddisfare le curiosità, a ravvivare il confronto e il dibattito culturale o più semplicemente a trascorrere in modo piacevole il tempo fra le mura carcerarie.

La ristrutturazione dei locali che accolgono la nuova biblioteca è prodotto del lavoro di un gruppo di detenuti di Chiavari. La nuova biblioteca è stata inaugurata nell’istituto alla presenza di Paola Penco, del vescovo Alberto Tanasini, dell’assessore provinciale alle carceri Milò Bertolotto, con i rappresentanti di molti enti e istituzioni, i docenti dell’istituto Caboto e della scuola media di Lavagna.

In particolare Milò Bertolotto ha sottolineato l’importanza di questa opera: “Qui si realizza un’altra azione molto importante per le persone recluse, con l’impegno della direzione della casa circondariale, della polizia penitenziaria e il fondamentale contributo della Fondazione Carige”. “Penso che il carcere sia e debba essere un posto di passaggio – ha aggiunto l’assessore – dove i diritti e le opportunità, compatibili in termini di sicurezza, debbano essere garantiti a tutti”.

[MCF]


Pratello: i detenuti al Terra di tutti film festival

I ragazzi del carcere minorile del Pratello hanno debuttato come film-maker alla quarta edizione del Terra di tutti film festival per raccontare una Bologna vista da dietro le sbarre.

Il video, presentato nella sezione Giovani Periferie d’Italia e d’Europa, è stato realizzato da una dozzina di ragazzi detenuti rom, africani e italiani, tra i 15 e i 18 anni e si intitola Prove Costituenti.

Si tratta di un cortometraggio in cui, attraverso canzoni originali, poesie e immagini, i ragazzi hanno affrontato i temi dei diritti, doveri e libertà. Un opera che coniuga l’hip hop cantato da voci italiane e nigeriane, con le poesie scritte dai ragazzi e i fotogrammi di una  città osservata da un punto di vista altro.

Un’idea nata dal coordinatore dell’area educativa del carcere Alfredo Ragaini, che ha impegnato i giovani del Pratello per tutto il periodo estivo, un occasione per esprimere la loro creatività e raccontare in modo originale le loro riflessioni sulla Costituzione.

“I ragazzi ritengono che la Costituzione italiana sia una delle migliori - racconta Agnese Mattanò, realizzatrice del laboratorio video - ma molti di loro osservano che spesso non viene rispettata dal mondo degli adulti. In diverse interviste affermano che la legge non è uguale per tutti. Molti detenuti sono stranieri e conoscono bene i problemi con il permesso di soggiorno per sé o per i propri coetanei”.

Il Festival, che ha portato a Bologna 48 documentari d’autore (fra cui numerose opere prime), è stato organizzato da Cospe e Gvc. Un riflettore acceso sul mondo giovanile attraverso i racconti di storie di migrazioni e conflitti, di giovani e delle nuove periferie, ma anche di ambiente e sviluppo sostenibile, globalizzazione e diritti.

[FM]


Roma: Essere o non essere… oltre le sbarre
 
Il teatro per combattere il disagio sociale, integrare i detenuti e aiutarli a costruire un futuro fuori dalle mura carcerarie. Ma non solo: a Casal del Marmo i ragazzi dell’Ipm calcano le tavole del palcoscenico nel duplice ruolo di attori e maestri di vita per la messa in scena di  uno spettacolo-convegno, ispirato all’opera di William Shakespeare, che punta ad abbattere confini e pregiudizi.
 
L’iniziativa, patrocinata dal Garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, si intitola Il classico dei classici. Si tratta di un viaggio nell’opera teatrale di William Shakespeare che, attingendo alle scene più belle ed esemplari della sua produzione, da vita alla rappresentazione di una trama inedita: un collage di brani celebri tratti dall’Amleto e da Romeo e Giulietta che proietta i personaggi e gli intrecci del tragediografo inglese, nei tempi e nei luoghi della contemporaneità.
 
Lo spettacolo, indirizzato alle scuole superiori, introduce un convegno sui temi dell’educazione alla legalità, durante il quale esperti del disagio giovanile informeranno gli studenti sui rischi e sulle conseguenze relativi al consumo di droghe e ai comportamenti aggressivi. I ragazzi della compagnia potranno poi raccontare, ai loro coetanei delle scuole superiori, la loro esperienza e rispondere alle loro domande.
 
“È un’esperienza di grande coinvolgimento non solo per gli attori ma anche per i ragazzi che vi assisteranno – ha detto Angiolo Marroni – Le esperienze, anche traumatiche, vissute da questi ragazzi che si stanno improvvisando, con profitto, attori sono un tesoro di conoscenza che può aiutare a crescere tanti giovani”. L’evento, in programma da ieri, rientra in un più ampio spettro di iniziative finanziate dalla Regione Lazio: una serie di spettacoli e dibattiti, animati dall’associazione Adynaton, addetta alla formazione e pedagogia attraverso il teatro, al fine di lasciare un segno che vada oltre la detenzione.

[DL]


La mia vita dentro: un appello per strutture sociali formative

Monteleone di Spoleto (PG). Nell’ambito della rassegna nazionale Piovono libri è stato presentato il volume La mia vita dentro (Infinito Edizioni), scritto da Luigi Morsello per raccontare l’umanità che vive dietro le carceri. Giunto alla seconda edizione, il libro vuole essere un appello affinché le strutture sociali come le carceri formino e non deformino personalità in alcuni casi già devianti.

Le carceri, seppur nelle numerose difficoltà, cercano di mirare a al recupero e alla formazione dei detenuti, lavoro in cui Luigi Morsello si è molto impegnato durante i 36 anni trascorsi in qualità di direttore di istituti penitenziari.  Come sottolineato nell’appello di Francesco De Filippo e Roberto Ormanni, curatori del volume, "la situazione all’interno può essere resa meno difficile ma tutto dipende dall’attaccamento al lavoro dei funzionari e dei responsabili: Luigi Morsello si è sempre impegnato proprio nella direzione del recupero, dell’impegno dei reclusi, anche a costo di pagare di persona".

Scrive il magistrato Pier Luigi Vigna nella prefazione alla prima edizione: "Gli anni di lavoro di Morsello sono coincisi con uno dei periodi più bui della storia del nostro paese, in cui il terrorismo e le stragi mafiose hanno rivestito un triste ruolo da protagonisti. Nel libro ritroviamo moltinomi e fatti noti che lo rendono un rilevante documento di storia dell’Italia, raccontata da un punto di vista d’eccezione".

[EdS]