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giovedì 31 agosto 2017

Venezia 74 - Migranti, carcere, giustizia alla Mostra degli outsider

Una scena da "La legge del numero uno" di A. D'Alatri

Fra star hollywoodiane e produzioni milionarie, è il cinema italiano alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia, a distinguersi per affrontare, spesso con pochi mezzi, i più scomodi temi del presente: migranti, criminalità, carcere e giustizia (anche sociale).
Accade soprattutto nelle sezioni riservate agli autori e ai nuovi linguaggi – Settimana della critica, Orizzonti, Giornate degli Autori, Cinema nel giardino - dove tuttavia non troviamo altrettanto interesse alla realtà in opere di altri Paesi.

Le tensioni delle ondate migratorie e la crisi d’identità culturale che ne derivano sono al centro dell’Ordine delle cose di Andrea Segre (Proiezioni speciali - 31 agosto). Nel film, a dover scegliere tra legalità e umanità non è un cooperante o un'attivista sociale , ma un alto funzionario del Ministero dell’Interno specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare che, dopo l’incontro con una donna somala in Libia, deve rivedere convinzioni e valori.

Sempre In tema di fenomeni migratori e della loro portata planetaria, presentazione stasera anche del documentario; Human Flow per realizzare il quale il regista cinese dissidente Ai Weiwe ha visitato 40 campi migranti in 23 Paesi. Un'opera che è doveroso citare, anche se non italiana, perché è una delle poche in concorso che affronti argomenti di rilevanza epocale senza ricorrere a fantascienza, western e musical.

Problemi e vitalità di un ambiente multietnico sono raccontati infine da Abel Ferrara in Piazza Vittorio (Fuori concorso, 7 – 8 settembre), documentario girato dal regista de Il cattivo tenente nel quartiere romano in cui si è trasferito da anni. Tra gli intervistati appare un altro “immigrato” illustre: Willem Dafoe.

Almeno quattro i film che parlano, in maniera più o meno diretta, di carcere e di lotta ai grandi poteri criminali.
La legge del numero uno di Alessandro D’Alatri (Giornate degli Autori, Evento speciale, 5 settembre) segue l’attesa di un colloquio con il magistrato di sorveglianza di tre detenuti, diversi per estrazione sociale e reati, ma tutti convinti che solo chi riuscirà ad entrare per primo otterrà il permesso premio. Il cortometraggio è il terzo tratto dai Racconti dal carcere del premio Goliarda Sapienza con il quale il regista collabora da anni (con i ragazzi dell'Istituto Penale Minorile "C. Beccaria" ha diretto la web serie di Rai Fiction La scuola della notte).

Nella Vita in comune di Edoardo Winspeare (Orizzonti, 2 settembre), la poesia e la bellezza sono gli strumenti con; i quali il malinconico sindaco di un piccolo centro del Sud più remoto, l'immaginario Disperata (in fondo solo un "peggiorativo" del reale Depressa dove è nato l'autore), converte all’arte e a nuovi valori due detenuti il cui sogno era diventare dei boss . Un cambiamento che sembrava impossibile e che innesca una rinascita di tutto il paese.

Con Manuel (Cinema nel Giardino, 8 settembre) Dario Albertini sceglie per il suo primo lungometraggio di finzione un racconto di formazione, avvalendosi dell’esperienza del documentario La città dei ragazzi. Il protagonista, ormai diciottenne, viene dimesso dalla struttura per minori privi di riferimenti familiari e si confronta con una libertà difficile che non gli restituisce l’affetto della madre detenuta. Ambientato a Civitavecchia e Tarquinia, il film è stato sostenuto dalla Civita Film Commission.

Nel cortometraggio di Elio Di Pace Le visite (Settimana della critica, 2 settembre) sono i “colloqui" ,in lessico penitenziario , che ogni lunedì un giovane detenuto “effettua” con la madre e la zia. In realtà il film racconta il rituale della preparazione di alimenti e indumenti che le due donne porteranno al detenuto. Una specie di equilibrio, rotto dalla decisione del padre del ragazzo di collaborare con la giustizia.

Corruzione degli uomini e dell'ambiente, lotta ai grandi poteri criminali condotta dai singoli più che dalle istituzioni, sono il temi comuni a due film diretti da altrettanti registi campani, Vincenzo Marra e Diego Olivares.
In Equilibrio Marra racconta due sacerdoti della “Terra dei fuochi” che lavorano per il bene affrontando il male in maniera diversa, uno accettando compromessi, l’altro procedendo in piena coerenza con i suoi principi.

Nel casertano devastato da esalazioni e corruzione; è ambientato anche Veleno di Diego Olivares (Settimana della critica – Evento Speciale di chiusura, 9 settembre ). A resistere contro intimidazioni e subdole mediazioni con la camorra, nonostante i problemi economici e un cancro causato dal veleno degli smaltimenti abusivi, è un piccolo allevatore di bufale che rifiuta di consegnare la propria terra aun destino di contaminazione. l film è prodotto da Minerva film e da Gaetano Di Vaio con I figli del Bronx, oggi tra le più importanti produzioni indipendenti del cinema italiano con all’attivo documentari, corti e lungometraggi che affrontano il degrado delle periferie sociali, fra criminalità, tossicodipendenza e carcere.

Di Vaio, anche scrittore ( Non mi avrete mai ed. Einaudi) ed attore ( è stato Il baroncino nella serie Gomorra) ha conosciuto il riformatorio, la tossicodipendenza e anche sette anni di carcere ( è uscito nel 1998), utilizzati per studiare, documentarsi e porre le basi per un futuro diverso. Un passato che, una volta tanto, è utile ricordare perché è una sfida vinta su un destino segnato, una storia non solo di riscatto ma anche di realizzazione personale. Un percorso duro ma possibile anche per i figli i tutti i bronx. [AB]