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giovedì 6 luglio 2017

Rieti – Il carcere dona giardini  alle “casette” di Amatrice

Presentazione nel carcere di Rieti del progetto di cura del verde ad Amatrice

Sono arrivati da Trento e Modica, dalla Cina e da Israele, dalla Russia e dal Cile, da ogni angolo dell’Italia e della terra i soccorsi ad Amatrice, da subito ed a lungo. Bar, trattorie e distributori lungo la Salaria dal 24 agosto ne hanno viste di tutti i colori quanto a facce, divise e uniformi, salutate come l’avanzata di un esercito di liberazione da macerie e morte.

Il terremoto in Centro Italia - come altre calamità naturali,  forse in quanto nemiche comuni delll’umanità tutta - è riuscito a sollevare onde di solidarietà, all’inizio anche sovrabbondante e caotica, ma poi rivelatasi capace di superare convinzioni, idiomi, pregiudizi, di mettere insieme i mondi più lontani e anche per questo di ridare fiducia alle popolazioni colpite.

Anche il carcere di Rieti ha scelto di non essere un mondo a parte ma di partecipare alla rinascita di Amatrice,  inizialmente, come molti altri istituti penitenziari, raccogliendo fondi destinati alle zone colpite dal sisma e poi, con un progetto che consentirà a cinque detenuti di lavorare gratuitamente alla cura del verde nelle aree destinate alle Soluzioni Abitative di Emergenza (SAE).

Un’iniziativa che potrebbe essere ripetuta in altre zone terremotate (a breve detenuti dell’istituto di Pescara saranno impiegati nella rimozione delle macerie del Rigopiano) e che si è realizzata “semplicemente” utilizzando quanto già esiste nel nostro sistema penitenziario: persone in espiazione pena,  formate al lavoro e disposte  ad impegnarsi a titolo di volontariato; norme dell’ordinamento penitenziario - in questo caso  l’art. 21 - che lo consentono, e accordi da valorizzare, come il Protocollo d’intesa firmato nel 2012 tra l'Associazione Nazionale dei Comuni e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria che sottolinea “la centralità del lavoro come misura altamente risocializzante per i detenuti”.

A mettere insieme tali opportunità ci hanno pensato direttore, personale e detenuti della Casa circondariale di Rieti, insieme al sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi.

Quando il Sindaco è venuto in istituto per rivolgere un ringraziamento per la raccolta fondi effettuata” racconta Vera Poggetti, dirigente della struttura dove ieri è stato presentato nei dettagli il progetto "la sua sensibilità, la tenacia ed il coinvolgimento emotivo che si è instaurato, hanno generato una forte empatia nei confronti della città di Amatrice e l’intenzione di voler contribuire con aiuti più concreti”. Da ciò è nato il protocollo approvato a maggio dalla Giunta Comunale di Amatrice che inizierà ad essere attuato dalla settimana prossima.

Dal 12 luglio, infatti, cinque detenuti già formati in materia di sicurezza sul lavoro e dotati di attrezzature si recheranno ad Amatrice per prendersi cura delle aree verdi attorno alle SAE per poi rientrare in carcere al termine della giornata lavorativa.

Un progetto che non si sarebbe potuto realizzare senza il contributo del personale di polizia penitenziaria che accompagnerà i detenuti lavoratori esterni  dall’istituto ad Amatrice e senza la disponibilità di Sergio Pirozzi “a dare solidarietà ed aiuto a coloro, dai quali ha ricevuto solidarietà ed aiuto”continua Vera Poggetti che sottolinea l’importanza del protocollo proprio come opportunità di reintegrazione sociale: "Andare ad Amatrice è una scuola di vita, si coglie come dalle grandi difficoltà si può trovare la forza di ricominciare, di ripartire, di non abbattersi mai di fronte alle avversità. Incontreranno persone che hanno perso i valori più importanti della loro vita ma che lottano per ricominciare e non arrendersi. Avranno inoltre l’opportunità di confrontarsi con il “vero” mondo del lavoro, di svolgere un’attività lavorativa insieme ad altre persone, impareranno la collaborazione, si sentiranno utili e si prepareranno al mondo esterno che a breve li riaccoglierà[AB]