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venerdì 18 giugno 2010

Evasioni calcistiche: dentro e fuori le mura
Pozzuoli: il caffè delle Lazzarelle arriva al Senato

Un’immagine dal film "Tutta colpa di Giuda" girato nel carcere torinese Le Vallette

Evasioni calcistiche: dentro e fuori le mura

Sudafrica 2010. Nelle celle italiane il tifo da stadio è assicurato. I mondiali sono un modo per sentirsi uniti, per evadere dalla quotidianità: per novanta minuti le mura carcerarie non sono più un ostacolo, l’entusiasmo e le emozioni sono comuni dentro e fuori. Per alcuni è un tuffo nel passato: forse quattro anni fa erano liberi di festeggiare nelle piazze e nelle strade delle proprie città la vittoria della propria Nazionale. L’auspicio quest’anno è di ripetere i festeggiamenti, anche se all’interno di un carcere.

L’11 giugno è iniziata la diciannovesima edizione del campionato mondiale di calcio. Trentadue squadre, 64 partite, oltre 700 giocatori, 10 stadi e 30 giorni di gare. Ancora pochi i goal: hanno fatto benissimo le sudamericane che non hanno subìto sconfitte, sopra la media le asiatiche, con due vittorie su quattro, sottotono Europa, centro America e in fondo alla classifica le africane, con una vittoria, due pareggi e tre sconfitte.

Popoli interi pronti a gioire o a disperarsi a seconda degli esiti, e comunque disposti a fermarsi per seguire le partite della propria Nazionale. Il sedici giugno, in occasione dell’incontro Spagna-Svizzera anche il Parlamento elvetico si è fermato per esultare alla vittoria della propria squadra.

Per la prima volta ospitata nel continente africano, e precisamente in Sud Africa, in uno scenario storico sia dal punto di vista sportivo che socio-politico, la manifestazione organizzata ogni quattro anni dalla FIFA è un appuntamento imperdibile anche per i detenuti.

In carcere, però, non sempre il tifo è concorde, l’inno non è solo quello di Mameli, i colori delle bandiere sono molteplici. Infatti, negli istituti di pena ci sono ormai molti stranieri, ognuno sostenitore della propria nazionale. Una pluralità di cori, di riti scaramantici e perché no, di esortazioni e parolacce in caso di delusioni. Divisi dal mondo esterno i detenuti italiani e stranieri si trovano uniti in un’unica passione.

I vari istituti di pena della Penisola si sono organizzati per l’occasione in modi diversi: negli istituti romani e campani i Mondiali si vedono solo in cella; a Poggioreale, dove gli inquilini di ogni cella sono di numerose nazionalità, il tifo da stadio è assicurato. In Piemonte invece, specialmente a Torino, i televisori sono stati sistemati nei corridoi delle sezioni. Tutti in piedi trepidanti per le sorti della Nazionale, pronti ad urlare e ad abbracciarsi per un goal.

Certo, non ci sarà il frittatone di cipolle e la birra ghiacciata ma ad allietare le partite sono consentiti vino in brick, lecito perché la confezione non essendo in vetro non può essere pericolosa, noccioline e patatine, tra gli alimenti del ‘sopravvitto’, come spiegato dall’Ufficio del Garante dei detenuti.

Indipendentemente dalla condizione detentiva, dall’età, dalla condizione sociale o dal proprio status o nazionalità l’emozione e la voglia di sostenere la propria squadra del cuore non trova ostacoli.

Caso emblematico è quello di F.R., 33 anni, agli arresti domiciliari per reati contro la persona e il patrimonio. La sera dell’esordio della Nazionale Italiana contro il Paraguay, l’uomo non è riuscito a resistere alla voglia di condividere quell’esperienza ed è corso al bar a esultare per le gesta di De Rossi e Montolivo. I carabinieri, però, non gli hanno permesso di vedere il novantesimo minuto: è scattato l’arresto in flagranza per evasione, essendosi allontanato dal proprio domicilio senza alcuna autorizzazione.

E questo è solo l’inizio per la Nazionale Italiana e tutti i suoi sostenitori. È proprio il caso di dirlo: liberi o no, “un’estate, un’avventura in più”.


Pozzuoli: il caffè delle Lazzarelle arriva al Senato

Il 16 giugno il caffè Lazzarelle, prodotto dalle detenute del carcere di Pozzuoli, è stato servito per la prima volta in Senato. La direzione della casa circondariale, la cooperativa Lazzarelle e tre donne detenute hanno potuto pranzare alla buvette di Palazzo Madama ed i senatori presenti gustare, a fine pasto, il caffè prodotto nel carcere napoletano.

Tre detenute hanno poi distribuito gratuitamente confezioni del caffè che da febbraio producono nella torrefazione della Casa Circondariale femminile di Pozzuoli. L’attività della cooperativa, che per l’occasione è stata presentata dalla Senatrice Anna Maria Carloni, comprende l’intera lavorazione del prodotto, dalla tostatura all’impacchettatura, dalla gestione dei magazzini alla pulizia e alla manutenzione ordinaria dei locali e delle macchine.

Affiancate da professioniste provenienti da associazioni del privato sociale, le Lazzarelle stanno già dimostrando di poter crescere professionalmente: dalla vendita del caffè nella rete campana del commercio equo e solidale e negli spacci di molti istituti penitenziari alla degustazione in Senato, con l’obiettivo di arrivare a un reinserimento lavorativo delle lavoratrici detenute una volta libere.

[BT]