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sabato 10 aprile 2010

Torino. Le detenute producono borse e abiti ecologici.
I Gioielli e il Ricamo: al Buon Cammino di Cagliari corso per le detenute

Creazioni della cooperativa Papili Factory

Torino. Le detenute producono borse e abiti ecologici

 

La cooperativa Papili Factory, nata nel 2007 nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino con un laboratorio di attività artistiche manifatturiere per il reinserimento lavorativo di persone svantaggiate, è diventata un’unica realtà con Villa Rossi dell’Opera diocesana e l’Orto dei ragazzi, dove lavorano giovani in difficoltà.


Una continuazione rispetto al carcere, un luogo esterno dove lavorano quattro detenute per la cooperativa che collabora con il comune di Torino promuovendo la diffusione della cultura ecologica, produce orli per Robe di Kappa, borse per la Compagnia di San Paolo. Tutti lavori di precisione, “un modo di educare alla responsabilità” per la responsabile della onlus Silvia Braga.


Sporte ecologiche, distribuite dal comune nei mercati pochi mesi fa, ricavate da sacchi di farina, pouf con giornali riciclati, borsoni dai sacchi di caffè, ma soprattutto borse da riempire di frutta e verdura che daranno vita ai panieri. L’Orto dei Ragazzi, una realtà che il responsabile dell’attività paragona a quella dei Jardins de Cocagnes francesi Paolo Orecchia, raggruppa più di 140 famiglie che lavorano per finalità sociali sui terreni dell’opera diocesana Città dei Ragazzi adesso potrà contare sull’aiuto delle detenute della casa circondariale torinese.

 

I Gioielli e il Ricamo: al Buon Cammino di Cagliari corso per le detenute

 

Le detenute della sezione femminile del carcere di Buon Cammino imparano l’arte del filet di Bosa. Il corso I Gioielli e il Ricamo, promosso dal Centro Territoriale Permanente, con la supervisione di Alba Demurtas e curato dalla maestra di filet Mariangela Porcu, è articolato in 30 ore e si avvale della collaborazione dell’area trattamentale diretta da Claudio Massa. Il progetto è coordinato da Giuseppina Pani.


L’arte del filet di Bosa, in sardo su randadu, utilizza tecniche antichissime ma arriva nel carcere cagliaritano nella sua veste più moderna che permette di realizzare girocolli, orecchini, bracciali, pendenti e spille impreziositi con perle di diversa fattura.


Per due volte a settimana, il lunedì e il giovedì, le detenute della sezione femminile del carcere diretto da Gianfranco Pala, potranno scoprire come si creano pavoni, fiori, tralci di vite attraverso questa particolare tecnica di ricamo strettamente legata al mondo della pesca e alla logica dell’intreccio delle reti, e come trasformarli in gioielli.


La Direzione della casa circondariale vuole raggiungere così un duplice obiettivo: dare maggior senso e dignità al periodo della detenzione e restituire alla società persone che siano in grado di compiere scelte diverse una volta scontata la pena. Come sottolineato dal comandante degli agenti di Polizia Penitenziaria Michela Cangiano.

[BT]