salta al contenuto

www.giustizia.it

venerdì 9 novembre 2007

San Vittore: cerimonia conclusiva del VI concorso di poesia riservato ai detenuti delle carceri italiane

9 novembre 2007
San Vittore: cerimonia conclusiva del VI concorso di poesia riservato ai detenuti delle carceri italiane
Milano. Il 13 novembre, presso il carcere di San Vittore, si terrà la cerimonia conclusiva del VI concorso di poesia e prosa riservato ai detenuti delle carceri italiane.
A fare da madrina, ma anche da interprete di alcune poesie e racconti, sarà la brava Veronica Pivetti, un'attrice amata dal grande pubblico per le numerose fiction e film di successo di cui è stata protagonista.
Oggi più che mai il carcere sembra essere al centro dell'attenzione, dopo le polemiche seguite all'indulto, per le richieste spesso assai discutibili da parte di coloro che vi ravvisano la miglior soluzione possibile al disagio sociale - che non è sempre delinquenza -, alla richiesta pressante di sicurezza. Pochi sanno che la comunità esterna offre una preziosa ed insostituibile collaborazione all'Amministrazione penitenziaria attraverso l'impegno di oltre 8.000 volontari e operatori del sociale, che partecipano e promuovono attività di sostegno, sia culturali, che formative, lavorative e di vario genere all'interno dei 205 istituti penitenziari italiani.
La proposta del Premio Letterario Nazionale "Emanuele Casalini" s'inserisce a pieno titolo in questo quadro e riesce a coinvolgere parecchie centinaia di detenuti che, con i loro scritti, ci lasciano gettare uno sguardo all'interno dei loro drammi personali, racchiusi in quel mondo inaccessibile che si chiama carcere e in quello ancor più segreto del loro animo.
Ecco una autentica forma di libertà che riesce a sottrarsi alle dure costrizioni della vita carceraria, spaziando senza limiti dentro e fuori di sé, ricercando quei legami perduti, fonte di grande sofferenza, ansia spesso illusoria di poterli riallacciare. Eppure la voglia, il bisogno di risalire la china dei propri fallimenti è grande e sempre prevalente: lo si capisce bene dagli scritti prodotti in carcere. Per questo non possiamo restare indifferenti e negare il nostro aiuto a chi reclama attenzione e mostra capacità di riscatto. E' nell'interesse di tutti passare da forme di giustizia vendicativa a percorsi riabilitanti, basati sulla riconciliazione e sull'inclusione sociale.