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venerdì 19 gennaio 2007

Premio Annalisa Scafi: i detenuti di Civitavecchia al Piccolo Eliseo di Roma

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19 gennaio 2007
PREMIO ANNALISA SCAFI: I DETENUTI DI CIVITAVECCHIA IN SCENA AL PICCOLO ELISEO DI ROMA
VIA TARQUINIA 20 - Biografie di un sogno è il titolo dello spettacolo nato nel laboratorio di scrittura nella Casa di reclusione di Civitavecchia ed è il testo vincitore del premio Annalisa Scafi per gli autori di teatro civile edizione 2006.
Il Teatro Eliseo, già da tempo attento al teatro d'impegno civile e sociale, ha aderito al progetto di sostegno interministeriale - Ministero della Giustizia e Ministero per i Beni e le Attività Culturali - per il reinserimento sociale e la formazione professionale dei detenuti nell'ambito dei mestieri dello spettacolo. Alla prima teatrale erano presenti per l'Amministrazione Penitenziaria il vice capo dipartimento, Armando Dalterio, il capo della Direzione Generale dei Detenuti e Trattamento, Sebastiano Ardita e il direttore del carcere di Rebibbia, Carmelo Cantone. Tra gli ospiti anche i registi Fabio Cavalli e Armando Punzo, da sempre impegnati con le attività trattamentali carcerarie.
Nati come forma di recupero sociale, i laboratori scenici delle case di reclusione sono diventati sempre più importanti e oggi conquistano il grande pubblico. Attualmente sono 116, su un totale di 207, gli istituti penitenziari in cui è attivo un laboratorio teatrale. Esperienze certamente disomogenee ma che comunque qualificano il carcere come uno dei possibili luoghi della drammaturgia contemporanea.

VIA TARQUINIA 20 - Biografie di un sogno è un gioco collettivo di fantasia come realmente accade tra i detenuti, unico possibile modo di viaggiare, di sognare, per chi è privo di tutto. Prendono così forma, sempre sul filo dell'ironia, una serie di avventure in luoghi esotici e lontani. In barca sino al Brasile alla ricerca di donne, a caccia di tesori nella tomba del faraone Tutankhamon o su un'isola misteriosa dove vive un altrettanto
misterioso leone bianco. E c'è anche un canarino magico, miracoloso, capace di esaudire i più arditi desideri compreso anche quello di tornare a casa. Il tutto è affidato a otto voci, colorate da lingue e dialetti diversi, che si incalzano e si rincorrono in un continuo gioco al rilancio.
Più che un desiderio di "redenzione" emerge dal testo una palese voglia di "evasione" ma è raccontata con un candore talmente spudorato che per forza di cosecoinvolge lo spettatore. Questo testo ha bisogno di immobilità, scandita da un tempo che non passa mai, sono solo i cervelli che non si fermano, che mandano a sorpresa impulsi, che provocano, che non si arrendono, cervelli che coabitano forzatamente in spazi limitati, producendo di tutto: suoni, schiamazzi, risate, farsa, sogno, poesia e disperazione.