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venerdì 3 novembre 2006

Bari: il primo laboratorio di studio per l'affido condiviso. Vibo Valentia: dentro il carcere le officine Efesto

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3 novembre 2006
BARI: IL PRIMO LABORATORIO DI STUDIO PER L'AFFIDO CONDIVISO

LaborAffido, unico in Italia, è composto da magistrati, avvocati e mediatori familiari che intendono verificare l'applicabilità della nuova normativa. Il gruppo di lavoro ha sede presso la corte d'Appello di Bari, che lo ha promosso assieme all'Ufficio di mediazione civile e penale e al comitato avvocati per la mediazione familiare.

Al laboratorio hanno aderito la Regione Puglia, il tribunale civile e penale, quello per i minorenni e il Consiglio dell'ordine degli avvocati. Coordinando e raccogliendo dati sul campo, sarà possibile una verifica sull'applicabilità delle nuove norme legislative, con la finalità comune di individuare e capire le problematiche che la nuova legge ha in sé.


VIBO VALENTIA: DENTRO IL CARCERE LE OFFICINE EFESTO

Il percorso riabilitativo e di reinserimento lavorativo, che già presenta difficoltà nella maggior parte del territorio nazionale, risulta molto disagevole in Calabria. E proprio in tale situazione l'inserimento lavorativo, per la persona con pregiudizi penali, assume un valore ancora più forte poiché soltanto attraverso l'attività lavorativa può concretamente cambiare lo stile di vita finalizzato alla non reiterazione dei reati per il futuro.

In questa direzione si è mosso l'istituto penitenziario di Vibo Valentia che ha inaugurato al suo interno le officine metalliche Efesto, dove avverrà la lavorazione metallica sia dei laminati sia dell'alluminio e, insieme al carcere di Rossano, verrà lavorato il legno. Inoltre sarà stipulata una convenzione con il consorzio "Magna Grecia" che aderisce a questo progetto di solidarietà e che, oltre a gestire completamente queste officine, assumerà detenuti inizialmente con l'impegno, aumentando la produzione, di accrescere il numero dei reclusi assunti.

La finalità del progetto tende alla rieducazione e al reinserimento dei detenuti, fornendo a questi ultimi un'offerta formativa e lavorativa che all'esterno non avevano. L'importanza di questa iniziativa è anche quella di mettere a disposizione dei detenuti, una volta espiata la pena e riacquistata la libertà, la possibilità di continuare a lavorare da dipendenti esterni all'interno dell'istituto. Le carceri, un tempo separate dalla società civile, per necessità, tradizione e cultura, si aprono così al mondo esterno, al territorio, facendo emergere una nuova visione della pena indicata come "cultura del dialogo", capace di garantire un reinserimento, aiutando chi ha sbagliato.