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lunedì 22 ottobre 2018

Film sui detenuti di Rebibbia
alla Festa del Cinema di Roma

Il lavoro come forma di riscatto e di emancipazione. La possibilità di riprendere contatto col mondo esterno, di rendersi utili e di non sentirsi un peso per la società. In armonia con la natura e la storia di Roma. C’è tutto questo in “Prove di libertà. Roma, quelli dell’articolo 21”, documentario che racconta il percorso di alcuni detenuti dalle celle alle attività di pubblica utilità nei parchi della capitale, dalle regole del penitenziario ai ritmi del lavoro. La pellicola, inserita tra gli eventi speciali del calendario della Festa del Cinema di Roma, è stata trasmessa in anteprima nella sala “Melograno” del carcere di Rebibbia e all’Auditorium del MAXXI. All’evento hanno preso parte anche i detenuti protagonisti del documentario, in permesso speciale, accompagnati dall’assessore Daniele Frongia e dalla Garante delle persone prive di libertà di Roma Capitale, Gabriella Stramaccioni, che hanno sostenuto il progetto insieme al Ministero della Giustizia.


Per molti si tratta della prima esperienza lavorativa della loro vita, per altri la possibilità di apprendere un mestiere da far fruttare una volta riacquistata la libertà. Consapevolezza del proprio passato e speranza nel futuro alimentano un presente che segna un passaggio graduale dalla rassegnazione alla fiducia. Un’esperienza toccante per Carlo Bolzoni e Guglielmo Del Signore, che hanno firmato la regia del documentario: “All’inizio è stato difficile tanto per noi quanto per i detenuti che hanno partecipato – spiegano –. Bisognava conoscersi ed entrare in sintonia. Quando è scoccata la scintilla, anche tecnicamente è diventato tutto più semplice. Abbiamo voluto raccontare un punto di vista diverso dal consueto, puntando sugli obiettivi e sulle emozioni di chi sogna una seconda opportunità”. Emozioni che hanno raggiunto anche il pubblico del MAXXI: “Mi ha colpito la vitalità che traspare dai loro occhi – spiega una spettatrice -, la voglia di fare che c’è in ogni singolo gesto”. “Sono persone vere – afferma un uomo all’uscita dall’auditorium – che nel lavoro trovano una speranza di riscatto”.

[GR]