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venerdì 24 marzo 2017

Carcere di Spini di Gardolo (Trento):
entra zafferano, esce Zafferana,
la birra fatta in carcere.

Pianta di zafferano
9.000 metri quadrati di verde, 40.000 cormi di zafferano, 6 detenuti che lo coltivano, una cooperativa, un direttore del carcere. 
 
Gli elementi ci sono tutti  e messi nell'ordine giusto hanno, innanzitutto, prodotto lavoro per i detenuti. Grazie, infatti, al direttore del carcere di Spini di Gardolo Valerio Pappalardo, che ha lanciato un appello al mondo imprenditoriale, sono stati assunti con contratto a tempo determinato per un anno circa dalla cooperativa La Sfera ed avviati ad un corso di formazione con incontri mirati, alla presenza di esperti. Affiancati da agronomi esperti, hanno poi iniziato a coltivare l'area verde presente all'interno del carcere, mettendo in pratica quanto avevano appreso e cercando di capire se questa competenza potrà poi essere rimessa in gioco, una volta liberi.

La cooperativa sociale La Sfera, avviata l'attività nel 2015, ha successivamente creato il marchio Galeorto e ha cercato di intercettare le aziende produttive che fossero interessate alle materie prime prodotte in carcere, trovando nell'agri-birrificio trentino Argenteum di Cortesano il partner giusto e già impegnato nella produzione di birre con erbe aromatiche. La produzione di Zafferana, ad oggi, é di circa 2000 bottiglie e sono commercializzate dall'Abbazia della birra e dall'Agricola di Riva del Garda.  
 
Non é solo l' "oro rosso" però a trovare posto fra le coltivazioni presenti nelle aree verdi della struttura penitenziaria, perchè "Galeorto", oltre a produrre cavoli che vengono poi trasformati in crauti, ha ottenuto il marchio di qualità ICEA, rilasciato dalla Provincia autonoma di Trento, anche per le coltivazioni di piante officinali come il fiordaliso, la malva, la calendula, la salvia, il timo e il rosmarino.  

[FEA]