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giovedì 29 dicembre 2016

Carcere di Reggio Calabria - Entrano gomitoli, escono cappellini.
Le detenute sferruzzano per i bambini africani

Firenze - Casa circondariale Mario Gozzini
I detenuti incontrano i familiari su Skype 

Gomitoli di lana
Carcere di Reggio Calabria
Entrano gomitoli, escono cappellini. Le detenute sferruzzano per i bambini africani

Grazie alla Fondazione Rachelina Ambrosini di Avellino, il progetto Una vita tra le tue dita, alla quale ha aderito la FIDAPA - Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari di Reggio Calabria, le detenute della casa circondariale del capoluogo calabrese hanno ricevuto decine di gomitoli di lana colorati per trasformarli in cappellini caldi. L'obiettivo é quello di consegnarli a bimbi e neonati africani che vivono in luoghi molto freddi e che già patiscono tutto il disagio della mancanza di beni di primissima necessità. A breve questi cappellini dunque prenderanno  volo assieme a indumenti e oggetti prodotti dalle detenute di altre carceri italiane e che hanno aderito alle iniziative di solidarietà messe in campo.
 

 
 
Firenze - Casa circondariale Mario Gozzini
I detenuti incontrano i familiari su Skype 
 
Il Solliccianino, così é chiamato e conosciuto da tutti, si apre alla tecnologia. A breve, infatti, sarà possibile per i detenuti intrattenere rapporti con i familiari attraverso Skype. Per chi non lo conoscesse, sempre meno nel nostro mondo tanto tecnologico, Skype è un programma gratuito che, una volta installato sul proprio computer, permette di parlare gratuitamente in tutto il mondo, con altri utenti che abbiano installato lo stesso programma e quando entrambi siano connessi.
 
La Caritas diocesana ha promosso il progetto che vuole innanzittutto migliorare i rapporti fra i detenuti e i familiari, genitori, figli o partner che siano, favorendo soprattutto quelli che non siano così frequenti per le difficoltà dovute alla distanza e agli spostamenti. Partirà innanzitutto un corso di formazione per gli agenti di Polizia penitenziaria che saranno destinati alla sorveglianza delle comunicazioni. La piattaforma Skype non é nuova a utilizzi di questo genere. Nel 2012 il carcere diTrieste permise ad un detenuto di utilizzare Skype per poter seguire la figlia negli studi, collegandosi attraverso questa piattaforma con gli insegnanti, per informarsi sull'andamento scolastico.

[FEA]