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martedì 22 novembre 2016

Torino, Palazzo di giustizia - Una "palestra dei diritti" per donne consapevoli
Carcere di Cassino - L'arte orafa insegnata ai detenuti
 

Scarpe rosse (foto ANSA/ANSA)

Torino, Palazzo di giustizia - Una "palestra dei diritti" per donne consapevoli

Fra pochi giorni, il 25 novembre, si celebrerà la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Istituita per la prima volta nel 1999 con la Risoluzione dell'Onu del 17 dicembre, in ricordo delle sorelle Mirabal, uccise dalle guardie del dittatore Trijillo al quale non avevano voluto cedere, da allora in tutto il mondo si organizzano iniziative, momenti commemorativi in ricordo di tutte le donne che hanno perso la vita per colpa di un uomo; di quelle alle quali un uomo ha creduto di poter strappare l'identità gettando loro dell'acido addosso e lottano giorno per giorno tra mille sofferenze non solo fisiche, proprio per riaffermare l'identità violata; di chi giorno dopo giorno subisce  uno stillicidio di violenze psicologiche; di chi ancora non si rende conto ma sopporta ogni giorno silenziosamente. Si dibatte e ci si confronta, si aprono case per accogliere donne in difficoltà con o senza figli, si cerca di aiutarle a ricostruire una esistenza, ad avere una prospettiva, a credere in sè stesse. Ma non sempre é facile, non sempre ci si riesce. Capita di vederle uscire vincenti da un'aula di tribunale ma non vedere nei loro occhi lo sguardo di chi ha ottenuto giustizia.

Questo é ciò che deve aver notato un magistrato di Torino, Fulvio Rossi, che a furia di vedere donne uscire dalle aule di giustizia più angosciate e sconfitte di quando vi erano entrate, avendo magari anche vinto la causa, ha pensato che sipotesse e si dovesse far qualcosa, dare loro una mano per "ricominciare a vivere, recuperare la loro dignità, riscoprire i propri diritti" come dice lo stesso Rossi. Ha quindi recuperato una sala del Palazzo di giustizia, il salone seminterrato messo a disposizione dal CRAL Arc-Giustizia, ha avuto in dono dal Comune di Torino il tatami, ha cooptato alla causa una squadra di istruttori federali di arti marziali che hanno offerto lezioni gratuite ed è partita la Palestra dei diritti.

I corsi si tengono tre volte a settimana e applicano il metodo globale di autodifesa che consiste nell'apprendere tecniche di legittima difesa imparando mosse di ogni arte marziale. E anche Fulvio Rossi, maestro di jujitsu, allena le donne a difendersi dagli abusi, a a rinascere, recuperando dignità e riscoprendo diritti, proprio in quegli spazi che non voleva fossero visti solo come luoghi di condanna. L'iniziativa, avviata oramai otto anni fa, ha al proprio attivo 2mila corsisti, non solo donne ma anche "uomini di buona volontà" (come li definisce il magistrato-allenatore).

Il prossimo 25 novembre proprio a Torino, nel Palazzo di giustizia, nell'aula intitolata a Bruno Caccia, Procuratore della Repubblica di Torino negli anni 80, ucciso nell'83 dalla 'ndrangheta, si terrà il convegno I prodromi ed i volti della violenza in genere. Come riconoscerli, prevenirli, arginarli che é stato organizzato grazie alla donazione del risarcimento ottenuto da una donna vittima di stalking.

 

 

Carcere di Cassino
L'arte orafa insegnata ai detenuti


Nella Casa circondariale di San Domenico di Cassino nascerà un laboratorio di arte sacra, all'interno del quale verranno creati oggetti in legno, ceramica oppure oro, che poi verranno venduti all'esterno. Come si dice "chiusa una porta, si apre un portone". E non si legga irriverenza, ma vero autentico apprezzamento per l'iniziativa di Mons. Gerardo Antonazzo,  vescovo della diocesi di Sora Cassino Aquino e Pontevorvo, che al termine della cerimonia di chiusura del Giubileo della misericordia, a Cassino é stata chiusa  la Porta Santa della Chiesa Madre, ha annunciato l'iniziativa a favore dei detenuti: arriveranno da Roma i Maestri dell'arte orafa che si occuperanno di insegnare le tecniche di lavorazione ma anche di commercializzare, fuori dalle mura dell'istituto penitenziario, i prodotti creati.

Ad oggi si tratta di un progetto che però Irma Civitareale, direttrice della Casa circondariale, reputa "un segno importante" e che spera di veder partire al più presto, proprio per poter offrire ai detenuti la possibilità di sviluppare un nuovo percorso di riabilitazione, apprendendo le tecniche di ciò che potrebbe poi diventare un'opportunità di lavoro all'esterno, con il conseguente reinserimento sociale e la riappropriazione della propria dignità, di cui tutti hanno bisogno.  


[FEA]