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venerdì 10 luglio 2015

Bambini senza sbarre. Telefono giallo: la App che dà la mano i figli dei detenuti
La Dozza: due docu-film su rugby e lettura della Costituzione
 

Telefono Giallo per Bambinisenzasbarre onlus

Bambini senza sbarre. Telefono giallo: la App che dà la mano i figli dei detenuti

Ogni anno circa 100mila bambini varcano le porte di un carcere per incontrare il papà o la mamma detenuti. La perplessità, il timore, lo smarrimento  sono sentimenti che molto facilmente si affacciano nel cuore dei minori che la vita costringe ad affrontare una prova tanto dura e complessa da gestire. La onlus Bambinisenzasbarre ha voluto creare una App chiamata Telefono Giallo (per ricordare il colore che si è scelto per colorare le stanze che negli istituti penitenziari ospitano gli incontri fra genitori detenuti e figli minori) da scaricare sullo smartphone o sul tablet, e che affiancherà gli altri servizi già forniti dal centralino o dal sito. Telefono giallo fornirà risposte a interrogativi e preoccupazioni del minore e adeguati aiuti nell'organizzare l'incontro ma anche nella gestione del rapporto con il mondo esterno al carcere, rispondendo a domande come: "Ci sarà una sala per i bambini", "Come posso dire ai miei compagni che papà o mamma sono detenuti? E se lo scopre la maestra?".

La realizzazione della App Telefono Giallo, dal progetto allo sviluppo, costa 28mila euro e la organizzazione senza scopo di lucro - attraverso la piattaforma WEDO ha lanciato una raccolta di fondi che ha portato nelle loro casse, fino ad ora circa 11mila euro.

La onlus Bambinisenzasbarre non é nuova ad iniziative di questo genere: nel 2014, Lia Sacerdote, presidente della Onlus, assieme al Ministro della giustizia Andrea Orlando e al Garante per l'infanzia e l'adolescenza Vincenzo Spadafora, ha siglato un Protocollo d'Intesa a tutela dei diritti dei 100mila bambini e adolescenti che ogni anno nelle carceri italiane, denominato Carta dei figli dei genitori detenuti che riconosce formalmente il diritto dei minorenni alla continuità del proprio legame affettivo con il genitore detenuto e, al contempo, ribadisce il diritto alla genitorialità.


Dozza – Bologna: due docu-film su rugby e lettura della Costituzione

Alla Dozza, la Casa circondariale bolognese, dopo Menomale è lunedì di cui abbiamo già parlato e del quale abbiamo seguito l’esordio al Festival internazionale del film di Roma, sono in lavorazione altri due documentari, in avanzata fase di montaggio.

Il primo, Giallo Dozza Rugby della regista bolognese Enza Negroni, ha voluto raccontare gli allenamenti e le partite di coloro che hanno aderito al progetto Tornare in campo, il cui obiettivo era la creazione di una squadra di rugby per il recupero fisico, sociale ed educativo  dei 40 detenuti di 13 nazionalità diverse. La squadra, che ha iniziato a giocare nell’ottobre dello scorso anno, ha partecipato al campionato della serie C2, Girone Emilia, ed ha portato a casa anche qualche vittoria, con grande soddisfazione dei giocatori, delle famiglie, della polizia penitenziaria e degli altri carcerati che sono stati ammessi eccezionalmente a seguire l’incontro.

Il secondo docu-film parte dal progetto Diritti, doveri e solidarietà che, iniziato nell’ottobre del 2014 ha coinvolto 30 detenuti nella lettura della Costituzione Italiana in dialogo con il patrimonio culturale arabo-islamico. Marco Santarelli, regista e produttore, ha filmato gli iscritti ai corsi scolastici tenuti alla Dozza, prevalentemente arabi islamici, che hanno seguito le 24 lezioni tenute da docenti ed esperti di cultura araba, sulla Sharia e sui principi contenuti dalla nostra Carta costituzionale. Lo scopo è stato quello di creare integrazione, evitando forme di radicalismo.

Da ultimo, un progetto, che però  deve ancora partire e che è ancora top-secret, prevede una collaborazione con la DER, Documentaristi Emilia-Romagna e vedrà il coinvolgimento dei detenuti della Dozza e della citta di Bologna.


[FEA]