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venerdì 13 giugno 2014

Museo Criminologico - Radici sapori identità

Museo criminologico

Oggi alle 16,30 presso il Museo Criminologico (Via del Gonfalone 29)  "Radici sapori identità: dal carcere le ricette per il cambiamento". "Il cibo inteso come mezzo di socializzazione, di integrazione ma anche strumento della memoria, ricordo delle proprie radici e tutto quello che il cibo e la sua preparazione può evocare". Il cibo come vero e proprio percorso da intraprendere per un riscatto sociale, attraverso le opportunità di lavoro che negli anni sono maturate all'interno degli istituti penitenziari che hanno avuto (e colto) la possibilità di avviare ai corsi di formazione i detenuti che si fossero dimostrati interessati. Fino a creare, all'interno delle stesse strutture di detenzione, attività imprenditoriali che hanno creato regolari posti di lavoro con contratti tipici di categoria e retribuzioni assolutamente identiche in tutto a quelle percepite dai colleghi all'esterno.

Varie le attività lavorative che i detenuti, che hanno avuto voglia di rimettersi in gioco, hanno appreso e poi intrapreso: il cuoco, il pizzaiuolo, il pasticcere, il cameriere di sala o il responsabile del magazzino. Le attività così create sono diventate nel tempo vere e proprie eccellenze: dal marchio  Galeghiotto, che dalla Sardegna esporta formaggio e miele in continente, a Dolci evasioni, che dal carcere di Siracusa spedisce pasta di mandorle, dolci, amaretti e molto altro. Giotto a Padova ha conquistato un posto di tutto rilievo fra i marchi che sformano dolci in generale e natalizi in particolare. In alcuni penitenziari, nel Lazio per esempio, sono stati prodotti vini da cooperative costituite da detenuti, dal Fuggiasco a Quarto di Luna al Sette mandate. E ancora sull'Isola di Gorgona, dai 50 detenuti che là risiedono, vengono prodotte quasi tremila bottiglie di vino, formaggi, ortaggi e olio. E poi forni per la panificazione, laboratori di marmellate e conserve varie, veri e propri "eventi culinari che vengono organizzati in molti istituti spesso con la collaborazione di slow food, dalle Cene galeotte di Volterra alla pizza napoletana delle detenute di Pozzuoli". 

[FEA]