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giovedì 8 marzo 2018

8 marzo - L'Arte racconta la detenzione femminile

Donna che legge

Un mondo poco sensibile ai cambiamenti sociali e giuridici sembra essere quello della detenzione femminile, a giudicare dai dati storici degli ultimi venticinque anni: presenza in percentuale, rispetto al resto della popolazione detenuta,che va da poco più del 4% a poco più del 5%, entità delle pene prevalenti inferiori ai 5 anni, reati in larga maggioranza contro il patrimonio. Ma nei piccoli numeri, piccoli cambiamenti potrebbero essere degni di attenzione. Per esempio, anche se le presenze di detenute madri con bambini “al seguito”, ovvero in condizioni detentive, non sembrano significativamente ridotte - erano 61 i bambini in carcere nel 1993 e sono 60 oggi - si deve considerare che 11 di questi risiedono negli Istituti a Custodia Attenuata per Madri (ICAM) e che, a seguito della l. 62/2011, l’età entro la quale i minori possono rimanere in queste strutture è stata aumentata dai tre ai sei anni. Da notare anche che dal 2016 i reati contro il patrimonio commessi da donne hanno superato quelli per violazione della legge sulla droga ed anche che il numero di detenute madri italiane ha ormai raggiunto quello delle straniere.

La condizione femminile in carcere meriterebbe dunque un’analisi che vada al di là dei numeri e valuti anche la qualità della vita detentiva. I riflettori che si accendono puntualmente l’8 marzo sulle donne in carcere illuminano però uno scenario dove permangono criticità, marginalità rispetto alla popolazione maschile, opportunità di crescita culturale e professionale ancora limitate. Sarà per questo che le iniziative organizzate sul tema per celebrare la ricorrenza sono quest’anno orientate più che ad eventi "intramurali", al dibattito e alla riflessione con la società libera.

Un senso nuovo alla “Festa" in carcere avrebbe potuto attribuire il varo di una riforma dell’ordinamento penitenziario, che riserva particolare attenzione al mantenimento delle relazioni familiari e al diritto all’affettività "sulla meritoria traccia segnata dagli Stati Generali dell’Esecuzione Penale” spiega Andrea Bartolini, presidente dell'Ordine degli avvocati di Trento ed organizzatore, assieme al Comitato Pari Opportunità dell'Ordine degli Avvocati di Trento e in collaborazione con Boccanera Gallery, della rassegna 7+1=8 Le nostre prigioni.

L'iniziativa ha preso il via ieri con la proiezione, nella casa circondariale di Trento e poi al Cinema Vittoria, del film Ombre della sera diretto da Valentina Esposito e interpretato da ex detenuti di Rebibbia. In programma oggi il convegno Donne e carcere nello Spazio Archeologico di Piazza Cesare Battisti e, a seguire, l'inaugurazione dello spazio espositivo dove raccontano ed offrono le proprie opere otto artisti, 7 donne e un uomo. Un progetto, quest’ultimo, che prevede l’impegno concreto degli espositori ad adoperarsi “per coinvolgere il pubblico su quella che prima di tutto è una questione di civiltà, imprescindibile in uno stato di diritto” sottolinea  Beatrice Tomasoni, presidente del Comitato pari opportunità dell'Ordine.

Eventi conclusivi del progetto, il 29 marzo, la Conversazione sugli antichi pregiudizi con Franco Marzatico cui seguirà̀ la consegna delle opere in esposizione. Il ricavato sarà̀ interamente devoluto ad associazioni che si occupano di attività̀ risocializzanti in particolare a favore di donne detenute.

Il programma

La Giornata internazionale della donna rappresenta in genere un'occasione per le associazioni di organizzare, all'interno degli istituti penitenziari in cui operano, dibattiti, incontri, rappresentazioni teatrali. Quest’anno Per Anake, sceglie il percorso inverso, portando all’esterno Oltre il muro: video e racconti dal diario di bordo delle detenute del carcere di Rebibbia femminile, frutto di due anni di lavoro con le recluse dell'istituto romano. Il documentario sarà proiettato il 10 marzo alle 21.30 a Recanati, presso l'ex granaio del Museo civico Villa Colloredo Mels.

[AB]

Statistiche

Detenute madri con figli al seguito

Serie storica detenute madri con figli di età inferiore a 3 anni