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lunedì 2 ottobre 2017

HIV in carcere: presentati i risultati del progetto FLEW

Il simbolo Flew

Quale conoscenza hanno i detenuti dell’HIV e quali sono I livelli di prevenzione della malattia in carcere?

Una risposta a queste domande è stata data da Free to live well with HIV in Prison - FLEW, un progetto condotto da SIMPSE onlus( Società italiana di medicina esanità penitenziaria), NPS Italia onlus (Network persone sieropositive) onlus, Università Cà Foscari Venezia in  collaborazione con i ministeri della Salute e della Giustizia e  grazie al contributo non condizionato di ViiV Healthcare.

I risultati, presentati all’Università Ca’ Foscari venerdì nel corso del convegno “HIV in carcere: il valore della prevenzione e della conoscenza” hanno svelato timori infondati e sottostima di reali fattori di rischio da parte degli intervistati.  In particolare dalle 3 alle 4 persone su 10 che hanno risposto al questionario ritiene erroneamente veicoli di contagio urina, saliva e punture di zanzara, mentre circa il 60% pensa che eventuali risse tra detenuti e lo scambio di spazzolini e rasoi con comportino rischi.

Tra i dati emersi, preoccupanti la limitata fiducia nella terapia per l'infezione da HIV che solo il 68% dei detenuti assumerebbe se si scoprisse sieropositivo e il timore di contagio nella convivenza:quattro detenuti su cinque considerano giusto conoscere l'eventuale sieropositività di un compagno di cella.

Il progetto FLEW ha riguardato dieci istituti penitenziari distribuiti in sei regioni italiane, tra cui due carceri con sezioni femminili e maschili e un carcere minorile per un totale di circa mille persone . Coinvolto anche il personale sanitario e 220 agenti della polizia penitenziaria che hanno rappresentato il 10% dello staff presente.

Il programma di educazione sanitaria è stato basato sulla logica della peer education (educazione tra pari) , approccio che ha riscosso la fiducia del 47,7 per cento dei detenuti “dato che tra compagni ci si ascolta più facilmente e ci si capisce di più”.

Il personale ha dimostrato grande interesse per i fattori di rischio soprattutto connessi all’attività quotidiana svolta a contatto con i detenuti ed è stata richiesta la possibilità di eseguire i test rapidi HIV.

Grazie a FLEW sono stati, infatti, per la prima volta introdotti negli istituti dei test HIV per scoprirein 15 minuti l’eventuale sieropositività e la positività all' HCV. Immediatezza dei risultati che,  in associazione al resto del programma, si è dimostrata uno strumento di screening valido anche per possibilità di realizzare un counselling efficace.

"Molti soggetti hanno detenzioni di breve durata –ha precisato Serena Dell’Isola, Coordinatrice Scientifica del progetto – e la possibilità di fornire e somministrare i test, il trattamento farmaceutico e un collegamento ai servizi di assistenza consente di migliorare la salute dell’intera società, riducendo il rischio di trasmissione e i costi legati alle comorbilità collegate a tali infezioni”.[AB]