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giovedì 28 luglio 2011

Emergenza carceri: Caliendo, il Piano vera soluzione

il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo

Roma, Palazzo Giustiniani. Intervento del sottosegretario Giacomo Caliendo al convegno Giustizia! In nome della legge e del popolo sovrano, promosso dal Partito Radicale e sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica ed il patrocinio del Senato.


Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Senato, Autorità tutte,

mi preme innanzitutto porgere i miei ringraziamenti per l’invito a partecipare a questo incontro di così grande ed elevato valore politico-istituzionale su di un tema come quello della giustizia penale in generale, e dell’emergenza carceraria più in particolare, di estrema attualità ed importanza, la cui centralità nel quotidiano dibattito non solo politico e parlamentare, ma anche culturale nel suo complesso, è oggi ulteriormente testimoniata dalla presenza del Capo dello Stato cui va la mia sincera e profonda gratitudine per la sensibilità da sempre dimostrata su questi argomenti e ribadita oggi con la sua partecipazione. Presenza cui, mi consenta Presidente, io annetto, tra gli altri, il significato di un invito a riprendere, semmai si fosse in qualche modo interrotto, e, comunque, a rinnovare un confronto costruttivo e propositivo, scevro da impostazioni ideologiche, per una soluzione rapida ed efficace del problema cui tutti, partendo dai responsabili di funzioni di governo per arrivare fino a chi profonde il proprio impegno sul campo, dobbiamo guardare con grande attenzione.

La situazione del nostro sistema penitenziario è ormai da anni segnata da elementi di drammatica ed insostenibile emergenza sia per quanto riguarda la popolazione carceraria che per ciò che riguarda i compiti e le condizioni dei soggetti istituzionali e di controllo in esso operanti. Una situazione che si è sedimentata nel corso degli anni e che era irrealistico pensare di risolvere in brevissimo tempo ma che, comunque, richiedeva un adeguato ed immediato intervento.

Come sempre succede in tali condizioni, il tema dei provvedimenti indulgenziali ritorna prepotentemente agli onori del confronto politico e parlamentare. Tuttavia, al di là di preconcette posizioni a favore e contro la ciclica concessione dell’amnistia e dell’indulto, non può sottacersi come sia da tempo condivisa una valutazione fortemente negativa nei confronti dei detti istituti. Come ho avuto già modo di evidenziare nel mio colloquio di qualche giorno fa con l’On. Pannella, questo sfavore si basa essenzialmente su un giudizio di fondo difficilmente contestabile: attraverso questi provvedimenti, per loro natura contingenti ed eccezionali, non viene data alcuna soluzione vera ai problemi critici del sistema penale-penitenziario italiano. Storicamente, infatti, gli effetti deflattivi dei provvedimenti di clemenza sono stati mediamente assorbiti in meno di due anni. Allo stesso tempo, la loro adozione porta a distrarsi da quella che può essere la vera soluzione, e cioè, un intervento di tipo strutturale e fisiologico. Il cosiddetto “piano carceri”, con tutti i suoi addentellati, va senz’altro in questa direzione.

Questo Governo, fin dal suo insediamento, ha inserito tra i punti principali della propria agenda politica la soluzione del problema “carcere”, cercando di avere un approccio quanto mai pragmatico, immaginando e proponendo nelle sedi deputate soluzioni praticabili, tempestive ed efficaci, anche e soprattutto in considerazione della difficile congiuntura economica.

E’ stato da subito chiaro che la situazione richiedeva l’adozione di misure straordinarie per cui nel gennaio del 2010, su richiesta del Ministro della Giustizia, il Consiglio dei Ministri dichiarava lo stato di emergenza carceraria. Svanito l’illusorio effetto dell’indulto in conseguenza del trend continuamente crescente degli ingressi nelle carceri, la dichiarazione dello stato di emergenza costituiva uno strumento fondamentale per provvedere a quegli interventi strutturali che sono sembrati essere la risposta più efficace al problema emergenziale.

Il “piano carceri”, che è scaturito da quella dichiarazione, si è poggiato su tre pilastri fondamentali:

a) interventi di edilizia penitenziaria per la costruzione di nuovi padiglioni in ampliamento di quelli già esistenti e, successivamente, anche di nuovi istituti;

b) interventi normativi per deflazionare i flussi di ingresso nel sistema carcerario ed accentuare il ricorso alle misure alternative alla detenzione, secondo un’impostazione tutt’altro che retributiva e punitiva, che, invece, a dire di molti, sarebbe la logica che caratterizzerebbe l’operato di questo Governo in materia di sistema penale e penitenziario;

c) la rideterminazione della pianta organica del Corpo della Polizia penitenziaria.


Quanto al primo settore di intervento, il 30 giugno del 2010 il Comitato interministeriale presieduto dal Ministro della Giustizia, ha approvato il piano per la realizzazione di 11 nuovi istituti carcerari e di 20 nuovi padiglioni. Si è dato così avvio ad un intervento infrastrutturale senza precedenti nella storia della Repubblica, sia per l’entità degli investimenti (pari a circa 675 milioni di euro), sia per la tempistica della loro esecuzione (nell’arco di un triennio), sia, infine, per la portata strategica volta a soddisfare un fabbisogno carcerario pari a circa 9.150 posti. In esecuzione del citato piano straordinario, sono state già concluse nove intese istituzionali tra il Commissario delegato e le Regioni ed i Comuni interessati, che coprono circa il 75% del volume complessivo degli investimenti previsti. Nel frattempo, e parallelamente al predetto piano, dall’insediamento di questo Governo, la capienza dei posti è stata aumentata di 2998 unità, laddove, per il passato, simili crescite hanno richiesto un arco temporale tre volte superiore, mentre un ulteriore incremento di circa 2728 posti sarà conseguito entro quest’anno. Altri 3.106 saranno pronti entro il 2012.

Per quanto riguarda il secondo fronte di intervento, in data 26 novembre 2010 è stata approvata la legge n.199, che ha introdotto nuove disposizioni con riguardo all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno. Dalla sua entrata in vigore, dicembre dello stesso anno, fino a maggio compreso, hanno beneficiato della predetta misura più di 2400 detenuti. Con il decreto legislativo 7 settembre 2010, n.161 sono state, poi, approvate le disposizioni per conformare il diritto interno alla Decisione quadro 2008/909/GAI. Si tratta di un importante strumento di cooperazione giudiziaria che sta consentendo e consentirà di trasferire le persone condannate dall’Italia verso lo Stato membro di cittadinanza per l’esecuzione delle pene detentive a prescindere dal loro consenso. In Italia i detenuti non cittadini italiani sono circa il 37% dell’intera popolazione carceraria e di questi, il 19,9% sono cittadini comunitari. Un ultimo cenno, continuando nella elencazione degli interventi normativi, va fatto al fenomeno della detenzione femminile, e più specificamente, al problema della permanenza in carcere delle detenute madri, rispetto al quale, con l’approvazione della legge n.62 del 21 Aprile scorso, sono state previste misure più attenuate e maggiori tutele per i figli minori.

Il terzo piano di interventi ha infine riguardato il Corpo della Polizia penitenziaria. Al 31/12/2010,  a fronte di una dotazione organica nazionale di 41.676 unità, ne risultavano in servizio solo 39.254. A marzo di quest’anno sono stati assunti 816 agenti della Polizia penitenziaria ed in esecuzione della legge 199/2010, è prevista l’assunzione di ulteriori 1611 unità per una parte delle quali sono state già avviate le procedure di selezione. Infine, è stata richiesta l’autorizzazione all’assunzione di altre 1145 unità di personale, suddivisi tra agenti e vice commissari, a copertura delle cessazioni dal servizio che si sono verificate al 31/12/2010. Ciò consente di prevedere un incremento complessivo di circa 2.000 unità già alla fine di quest’anno o al massimo entro la prima metà del 2012. Ci si è mossi con tempestività ed efficacia anche in ordine al comparto Ministeri attraverso una serie di assunzioni di personale di varia qualifica, prevalentemente educatori e contabili, compatibilmente con le restrizioni previste dalle norme finanziarie.

Negli incontri avvenuti in questi anni in occasioni di mie visite ad istituti penitenziari, ho potuto constatare che nelle carceri ci sono uomini e donne - magistrati di sorveglianza, poliziotti, educatori - che vivono il loro lavoro con grande umanità e rispetto per le persone; che sono la testimonianza quotidiana di una presenza che fa rinascere la speranza in un ambiente dove è facile pensare di non aver più speranza; e che, al contempo, con questa loro opera di rieducazione svolgono un ruolo determinante, ed ormai irrinunciabile, in una prospettiva di reinserimento del condannato. A queste persone va ribadito l’impegno del Ministero della Giustizia e dell’intero Governo a trovare le soluzioni perché quelli che sembrano due aspetti in astratto difficilmente conciliabili, repressione e riabilitazione, possano essere efficacemente perseguiti  nel pieno rispetto dei valori consacrati nella nostra carta costituzionale e nella tradizione cristiana che è alla base della nostra storia e cultura. 


Giacomo Caliendo
Sottosegretario alla Giustizia