salta al contenuto

www.giustizia.it

venerdì 29 aprile 2011

Ripensando a quel giorno... La Redazione ricorda

Piazza San Pietro la notte del 2 aprile 2005 (foto di Claudio Santori - www.claudiosantori.it)

Come ogni martedì all'ora di pranzo, il nostro ufficio si riunisce per la riunione di redazione necessaria per la creazione del menabò settimanale di Giustizia news online, il nostro giornale telematico. Il 29 marzo decidiamo di preparare uno spazio speciale da dedicare interamente a Karol Wojtyla che, in quei giorni, stava vivendo la sua lunga agonia. Abbiamo preparato tutto nei minimi dettagli: perfino il messaggio del ministro è pronto sulle nostre scrivanie. Unica incognita la data e l'ora di pubblicazione di tutto il materiale, che non può non coincidere con il giorno del trapasso del Sommo Pontefice. La redazione fissa dei turni: ciascuno di noi, a rotazione, ha la responsabilità di mettere online le pagine del giornale in qualsiasi momento sopraggiunga la notizia della morte del Papa.

Sto cenando, assieme ad alcuni amici, in un ristorante di Campo dei Fiori. All’improvviso uno dei camerieri riceve una telefonata ed esclama ad alta voce: “Ma come? Hanno spento la luce? Sai che significa questo, vero?”. Sono esattamente le ventunoetrentasette del 2 aprile 2005 e quella luce spenta significa che Giovanni Paolo II è morto. Il silenzio, calato sull’intera sala, permette di ascoltare le campane di San Pietro che suonano a lutto. In un attimo, il frenetico viavai di un sabato sera primaverile romano si cristallizza in una sorta di fermo-immagine fotografico, dove tutto sembra impercettibile, impalpabile, indefinibile.

Qualche secondo e rammento che quel sabato ero io il responsabile di turno della redazione. Tocca a me andare in ufficio e inserire il materiale preparato per
Giustizia news on line. Mi accomiato dagli amici e inizio a dirigermi a piedi verso via Arenula, che dista poche centinaia di metri da Campo dei Fiori. Un percorso di soli cinque minuti che sembra non terminare mai, combattuto tra il dovere di correre in ufficio e il desiderio di recarmi a salutare un ‘parente’ stretto. Il dovere e la professionalità prevalgono.

Arrivo davanti al cancello del ministero, chiamo un agente penitenziario per farmi aprire. Questo si avvicina alle grate e senza neanche chiedermi il perché della mia presenza notturna in ufficio, apre il portone e con voce dismessa mi sussurra: “Anche lei a lavoro? Sono certo che vorrebbe anche lei essere, come me, a piazza San Pietro”. Eccone un altro combattuto, penso!

Accendo l’interruttore delle luci, faccio partire server e computer, mi avvicino alla scrivania perennemente in disordine, ma con quel ‘girasole canterino’ sulla sinistra che gli dà un tocco d’eleganza, mi seggo sulla mia sedia tutta in stoffa blu, con i braccioli regolabili e le rotelle nere e inizio ad inserire i files precedentemente inventariati in rete. Prendo anche il telecomando della televisione, che tengo nel cassetto della scrivania, e seleziono lo speciale del TG1 che mostra migliaia di fedeli in piazza San Pietro. Stanno cantando e pregando per lui.

Sono da poco passate le 23, ho terminato di inserire tutti i documenti previsti, pure il messaggio del ministro è online, manca solamente il cappello d’apertura allo speciale che deve essere ancora scritto. Le dita sono sulla tastiera del computer, pronte a pigiare sulle singole lettere, ma il cervello non riesce a inviare nessun input. Che cosa scrivere su Giovanni Paolo II? Su cosa focalizzare l'attenzione? Quale ricordo inserire per delineare meglio la sua figura?

Mi passano davanti le immagini della sua elezione a Pontefice, quando disse: “Se sbaglio mi corriggerete”; e poi accasciato in auto sotto i colpi di Alì Agca; e poi in giro per il mondo nei suoi infiniti viaggi apostolici; e ancora imperioso nella Valle dei Templi quando ammonì i mafiosi ordinando loro di convertirsi; e poi acclamato dal Parlamento italiano riunito in seduta comune; e giovane con i giovani, ultimo con gli ultimi.

All’improvviso, nella mente, l’immagine di Giovanni Paolo II nelle carceri, immerso tra gli abbracci dei detenuti, con un sorriso sempre pronto per gli operatori penitenziari, con una parola di conforto in sostegno ai magistrati in occasione del loro giubileo. E' semplice, a quersto punto, scrivere il pezzo. Mancano 13 minuti a mezzanotte, ho finito. Spengo tutto, chiudo a chiave la porta dell’ufficio e la consegno all’agente di guardia.

Alzo gli occhi al cielo che è terso e pieno di stelle. Inspiro a pieni polmoni e m’incammino verso viale Trastevere deserto. In mente il ricordo di quella notte, di quell’uomo e di quelle immagini che oramai appartengono solamente alla storia e al cuore della gente.

[la Redazione]