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venerdì 7 aprile 2006

Su Giustizia Newsonline intervista esclusiva a Elisa Frisoni

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7 aprile 2006
Elisa Frisoni, 20enne veronese, nelle Fiamme Azzurre dal dicembre dello scorso anno, é uno dei personaggi dell'inverno. Al termine della Coppa del Mondo 2005/2006 ha vinto il trofeo di specialità nel keirin e sarà una delle stelle della Nazionale azzurra impegnata nei Campionati Mondiali di ciclismo su pista di Bordeaux dal 13 al 16 aprile prossimo.

ELISA FRISONI, UNA RUOTA AVANTI A TUTTI

Quando si dice predestinazione: senza voler scomodare gli astri o la sorte, nel suo piccolo anche Elisa Frisoni sembra una predestinata. Lasciate stare tutte le maglie iridate e le medaglie mondiali, le Coppe del Mondo, gli innumerevoli titoli nazionali di tutte le categorie: che la veronese fosse fatta per correre in bici lo si è capito subito. Fin da quel lontano giorno del '94, Elisa aveva 9 anni, allorchè le venne in mente di inforcare le due ruote per pavoneggiarsi da brava sorellina dietro al fratello maggiore, Francesco, sul velodromo di Pescantina: che ci crediate o no, alla prima gara, la ragazzina battè allo sprint anche i maschietti.

Il primo approccio con lo sport, la piccola Elisa lo aveva avuto sui campi di basket, anche qui per andar dietro al fratello: ma le erano bastate poche settimane per capire che non era cosa per lei, visto che di certo non spiccava per altezza.

Invece a Pescantina, ad un tiro di schioppo dalla natìa Isola della Scala, la giovane campionessa si era presa subito delle soddisfazioni: "Sarà che anche alle ragazzine davano belle medaglie, mi sembrava di fare grandi cose", ricorda. Su quella pista dietro casa, trovò anche un bravo maestro, Luigino Sabaini, che se la curò con pazienza fino a farne germogliare il talento.

Nel Veneto e dintorni non aveva rivali, il nome Frisoni cominciò a riempire le cronache del ciclismo giovanile: "Ma per vincere il primo titolo italiano dovetti aspettare fino alla rassegna nazionale degli esordienti". Era il '99, primo anno nella categoria: quella maglia tricolore la indossò all'altro capo della Penisola, al Velodromo Borsellino di Palermo.
Di vittoria in vittoria, in Italia e all'estero, si arriva al fatidico 2002: "Ai Mondiali juniores di Melbourne vinsi tre ori - rievoca Elisa: kerin, velocità e 500m a cronometro - e i tecnici federali mi volevano portare anche ai Mondiali dei grandi, a Zolder". E fu allora che venne la crisi: " Troppe pressioni: dovevo andare a scuola, frequentavo l'Istituto Agrario, ma stavo sempre in giro, ad allenarmi e a gareggiare. Ad un certo punto sbottai: mi dispiace, non ce la faccio più, lascio perdere".

Apriti cielo: il talento più puro della pista italiana che molla tutto a 17 anni ancora da compiere. E non servirono a nulla neanche le preghiere e le insistenze di mezza federazione.

Nel 2003, l'oblìo più completo: "Per diversi mesi sparii dalla circolazione, non volevo neanche vedere per casa la bicicletta. Risultato: ingrassai di 15 chili, un disastro".

Per cercare di buttar giù peso, Elisa andò dal meccanico della sua società - il Veloce Club Isolano - e si riprese la bici. La fatica era tanta, con tutta quella zavorra, ma la classe non si era persa del tutto: "Andai a vedere i campionati italiani di quell'anno, a Busto Garolfo, e mi venne il magone: le altre andavano più piano di me e io me ne stavo lì, in tribuna". L'ex campionessa stava completando gli studi e intanto cercava di guadagnare qualcosa facendo le pulizie nei condomini: "Mi sono detta che, forse, stavo perdendo un'occasione".

La rediviva Frisoni tornò nel 2004: "Immaginavo che sarebbero stati più schiaffi che vittorie, ma alla fine non andò così male". Fu argento ai Mondiali nel Keirin, stabilì il primato italiano dei 500 metri a cronometro: in dicembre, a Los Angeles, corse la distanza in 34"961, un fulmine!

Una stagione di rodaggio ed eccola lì, la stellina della pista, brillare come se non si fosse mai spenta: podi a tutte le Coppe del Mondo, ancora un secondo posto iridato nel Keirin, la sua specialità preferita: "E' una corsa strana e difficile, non sempre vince la più brava e la più veloce: c'è bisogno di furbizia e prontezza, cento occhi sulle avversarie e il cervello pronto a cogliere l'attimo giusto per scattare".
Peccato che non sia specialità olimpica: per puntare a Pechino 2008, la veronese ha dovuto specializzarsi nella prova classica dello sprint. Ancora sulla pista di Los Angeles, in gennaio, ha stabilito il primato italiano sui 200 metri lanciati in 11"400: e sono arrivati tanti piazzamenti, non ancora il successo pieno, come nel Keirin, dove invece Elisa ha conquistato la Coppa del Mondo.

Per coltivare il suo sogno nel cassetto, una medaglia olimpica, la giovanissima campionessa aveva anche bisogno di sicurezza: l'ha trovata con il reclutamento in Fiamme Azzurre, nel dicembre 2005. "Nella Polizia penitenziaria c'è mezza nazionale della pista, non potrei desiderare di più".

Ora la predestinata ha in mano tutto il suo futuro: "Correre su pista è una cosa fantastica, un'esplosione di emozioni: quando metti la ruota davanti alle altre è come se ti lasciassi tutto alle spalle, un senso di liberazione".
Forse per questo Elisa ama correre in testa, senza badare al manuale del bravo pistard, che consiglierebbe di fare la volata in rimonta: ma, si sa, quando si vince tutte le tattiche sono giuste.
Raul Leoni
addetto stampa del gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre