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venerdì 16 dicembre 2005

Su Giustizia Newsonline intervista esclusiva a Giuseppe Valentino

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16 dicembre 2005

Processo penale: quali interventi per adeguarlo ai principi del giusto processo e della ragionevole durata? Lo abbiamo chiesto al sottosegretario alla giustizia Giuseppe Valentino in questa intervista esclusiva per Giustizia Newsonline.


Onorevole Valentino, quali sono le riforme più urgenti da realizzare in campo processuale?

Appare necessario un ripensamento delle forme processuali, soprattutto con riferimento ai casi di maxiprocessi, caratterizzati dalla presenza di centinaia di imputati e migliaia di testi. La necessità di prevedere forme processuali differenziate - un doppio binario - a seconda che debba essere celebrato un processo a carico di un unico imputato o nei confronti di una ramificata associazione criminale è un obiettivo divenuto irrinunciabile, non solo nell'ottica del rispetto dell'articolo 111 della Costituzione, ma anche in quello di un processo realmente servente rispetto alle esigenze del diritto sostanziale. E' inoltre necessario intervenire incisivamente sui temi che, ormai da troppo tempo, sono quotidianamente posti all'attenzione dell'opinione pubblica: collaboratori di giustizia, intercettazioni telefoniche, misure cautelari e di prevenzione, gratuito patrocinio. Inoltre occorre delineare, finalmente, un sistema processuale organico ed armonico con la progettata riforma del diritto penale sostanziale.


E per quel che riguarda i tempi dei processi?

E' indubbiamente necessario contenere la durata dei processi penali.
A questo scopo potrebbe essere utile estendere il rito direttissimo a tutte quelle ipotesi in cui appaiono nella disponibilità dell'accusa gli elementi per poterla sostenere in giudizio, in modo da ottenere l'immediata definizione del processo. Ed in questa stessa prospettiva si potrebbe anche procedere ad una revisione del sistema di notifica degli atti, magari con l'estensione a tutte le fasi del processo e del procedimento del modello prefigurato dall'art. 613 del codice di procedura penale, che per il giudizio di legittimità prevede che tutte le notifiche all'imputato che abbia un difensore di fiducia, devono essere effettuate presso questo.


C'è poi il tema delle garanzie della libertà personale e della riservatezza dei cittadini&

Bisogna prendere atto delle difficoltà palesate dall'attuale impianto normativo. Il sistema dell'applicazione delle misure cautelari incentrato sulla decisione di un giudice monocratico, seguita dall'eventuale riesame di un giudice collegiale, ha mostrato, infatti, in molteplici occasioni, limiti notevoli, evidenziati soprattutto dal frequente ribaltamento di decisioni che, vertendo in materia di libertà personale, non possono che provocare perplessità sul livello di garanzie effettivamente assicurato ai cittadini dall'ordinamento. Personalmente, sarei favorevole ad una riforma che affidasse al giudice collegiale, già in prima istanza, le decisioni in ordine all'applicazione delle misure cautelari detentive.


Intercettazioni telefoniche: va disciplinato il loro utilizzo?

Anche in questo caso mi sembra indispensabile un'iniziativa legislativa che si faccia carico di tutte le problematiche emerse negli ultimi anni con riferimento a questo tema. In particolare, credo che sia divenuto indispensabile introdurre forme di responsabilità, anche penale, a carico dei soggetti titolari delle indagini, nei casi in cui venga diffuso, abusivamente, il contenuto di intercettazioni non utilizzate processualmente ed effettuate nei confronti di soggetti non indagati.


Una riflessione sulla recente riforma dell'ordinamento giudiziario.

Credo che sia necessario portare a compimento il processo di evoluzione dell'ordinamento giudiziario con una riforma costituzionale che separi nettamente la figura del pubblico ministero da quella del giudice, non in un'ottica punitiva, ma di esaltazione dei rispettivi ruoli e delle specifiche professionalità, realizzando appieno il precetto contenuto nell'art. 111 della Carta Costituzionale.