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venerdì 2 dicembre 2005

Su Giustizia Newsonline intervista esclusiva a Pasquale Giuliano

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Ultime riunioni per i tecnici dell'ufficio legislativo del ministero per la messa a punto definitiva del decreto legislativo di riforma della legge fallimentare, così come concordato tra i ministri della Giustizia e dell'Economia e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, nella riunione del 29 novembre scorso a Palazzo Chigi. I dettagli riguardano il recepimento di alcune delle osservazioni avanzate dalle commissioni parlamentari.

"E' la dimostrazione della particolare attenzione che il Governo ha riservato al dibattito parlamentare affinché la nuova disciplina sia ampiamente condivisa", dichiara il sottosegretario Pasquale Giuliano, presidente della Commissione ministeriale incaricata di elaborare il testo del provvedimento. Nell'intervista esclusiva rilasciata a Giustizia Newsonline, Giuliano ripercorre le tappe e le novità di una riforma che il 9 gennaio 2006 diventerà legge dello Stato.


Sottosegretario Giuliano, dopo 63 anni è cambiata la legge sul diritto fallimentare. Come mai c'è voluto tanto tempo perché venisse attuata questa riforma? E quali sono stati i principi che hanno ispirato il Governo Berlusconi?

Effettivamente si è parlato molto, nelle passate legislature, della riforma della legge fallimentare e molte sono state le commissioni di studio presso il Ministero della Giustizia che si sono interessate della materia senza, peraltro, mai raggiungere un risultato finale. Questa riforma è stata ispirata dall'esigenza di dare una risposta seria ad un sistema imprenditoriale che oggi si presenta connotato da una elevata eterogeneità che, peraltro, deve inserirsi in una economia globalizzata.

Senza dubbio va riconosciuto a questo Governo il merito di aver saputo interpretare le molteplici istanze riformiste provenienti dal mondo imprenditoriale, da quello bancario, da quello delle libere professioni e da quello giudiziario, adeguando il nostro diritto fallimentare alle esigenze del mutato tessuto economico.


Ci può illustrare, brevemente, il contenuto del provvedimento? In particolare, quale beneficio riceveranno le imprese dalla nuova legge?

L'obiettivo di fondo è quello di tutelare piccole e medie imprese tale obiettivo ritengo si possa realizzare con la semplificazione della procedura fallimentare. Infatti, attraverso la riduzione della platea dei soggetti fallibili si è inteso deflazionare il carico di lavoro dei tribunali fallimentare. Sotto tale profilo abbiamo individuato nuovi parametri per la figura del piccolo imprenditore che, come tale, non è soggetto al fallimento. A tal riguardo abbiamo scelto il duplice criterio, alternativo, del capitale investito in beni aziendali fino a 300 mila euro e dei ricavi lordi dell'ultimo triennio fino a 200 mila euro: al di sotto di tali limiti, vi è la figura del piccolo imprenditore e non viene attivata la procedura fallimentare, bensì solo quella individuale. Analogamente rimangono escluse dal fallimento le imprese agricole.

Attraverso, inoltre, la previsione in sede di liquidazione dell'attivo della possibilità di mettere in vendita anche rami di azienda, abbiamo voluto favorire la soluzione che potesse tutelare il mantenimento dell'unità aziendale. Nella medesima direzione va registrata la novità della norma che attribuisce al giudice delegato il potere di autorizzare l'esercizio provvisorio dell'impresa non solo per evitare danni, ma anche quando, tale esercizio, sia utile per i creditori. La fase della istruttoria pre-fallimentare, che si svolgerà secondo un modello procedimentale a cognizione piena, con le garanzie del giusto processo, ma con significative varianti di semplificazioni e speditezza del rito. Il rito scelto è del tutto speciale: anche se si svolge in camera di consiglio, le norme sul procedimento camerale si applicheranno solo in quanto compatibili, e la riprova è rappresentata dalla natura del provvedimento decisorio conclusivo, che sebbene sia un decreto,esso deve ritenersi ricorribile solo in Cassazione ex art. 111 della Costituzione. E' stata anche introdotta la procedura dell'esdebitazione.

Per quanto riguarda, gli organi del fallimento segnalo: la ridefinizione delle attribuzioni del Tribunale e del giudice delegato. Quest'ultimo, ai sensi della dell'art. 25 della novellata L.F., non è più l'organo motore della procedura.Assume, invece, la funzione di organo di vigilanza e di controllo della stessa. In quest'ottica si inserisce il potere di convocazione del comitato dei creditori e del curatore; il passaggio delle attività di gestione al curatore. Per il Comitato dei Creditori è stato completamente ridisegnato il ruolo, tant'è che il decreto attuativo ha attribuito a questo organismo nuove competenze, come l'autorizzazione ed il controllo di tutta una serie di atti posti in essere da parte del curatore, alcuni dei quali hanno anche una ricaduta immediata sui valori della procedura; la creazione di un unico modello processuale per tutte le controversie a cognizione piena, con introduzione di un processo in unico grado di merito destinato a concentrarsi in una sola udienza, con pronuncia di sentenza contestuale.

Quanto ai rapporti pendenti segnalo: la previsione di una regola generale che attribuisce al curatore la facoltà di subentrare o sciogliersi dal contratto; la disciplina specifica per alcuni contratti nuovi o molti diffusi (leasing,affitto di aziende),regolamentazione delle clausole compromissorie.

Alcune categorie professionali hanno espresso delle perplessità su alcuni punti della riforma. Per esempio, quale ruolo avrà il giudice nella nuova procedura fallimentare?

Il nuovo ruolo del giudice delegato nell'ambito delle procedure concorsuali è stato ridefinito, partendo dalla constatazione che normalmente il magistrato non possiede una effettiva cultura imprenditoriale e manageriale - essendo la stessa estranea al suo ordinario percorso formativo e professionale - e proprio tale dato di fatto ha indotto il Governo a predisporre il progetto di riforma concentrando nel giudice delegato esclusivamente funzioni di garanzia e di controllo della legittimità e della regolarità formale del procedimento. Le funzioni che presuppongono, più specificamente, una competenza di tipo imprenditoriale sono state invece concentrate in capo al comitato dei creditori e al curatore fallimentare. Con riferimento a quest'ultimo, è stato scelto di ampliare il novero dei soggetti fra i quali possono essere nominati i curatori, includendovi coloro che hanno svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società per azioni dando prova di adeguate capacità imprenditoriali, semprechè non sia intervenuta, nei loro confronti, dichiarazione di fallimento. Tale scelta si colloca, coerentemente, in una prospettiva per la quale il fallimento non deve e non può più rappresentare una sorta di morte civile per colui che è stato coinvolto.

Anche gli studi professionali associati o le società tra professionisti sono state incluse, sempre che i soci delle stesse siano avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti. Lo stesso dicasi per coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società per azioni, dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché negli ultimi dieci anni non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento. In tal caso, all'atto dell'accettazione dell'incarico, deve essere designata la persona fisica responsabile della procedura.


Con l'istituto della revocatoria, l'aumento delle esenzioni dall'azione di recupero mette a rischio la parità di trattamento tra i creditori?

No. Con il nuovo istituto della revocatoria sono stati dimezzati i tempi (da due a un anno) degli atti sottoponibili a revoca; ciò è stato fatto nell'ottica di favorire, anche dal punto di vista temporale, il principio della certezza degli atti, a tutela dei terzi e dell'intero sistema economico, consentendo al contempo un ravvicinamento del sistema revocatorio, come ora delineato, a quello europeo.

Sono stati ampliati gli atti non sottoponibili a revoca, tra cui i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso, ma ben più importante , a mio avviso , è l'esclusione delle "vendite a giusto prezzo d'immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti ed affini entro il terzo grado".


Si è detto che con l'introduzione dell'istituto dell'esdebitazione il fallimento non è più un rimedio all'insolvenza a favore della massa dei creditori rimasti vittima dell'inadempimento, ma uno strumento concepito quasi solo a tutela e salvaguardia del fallito. Quanto c'è di vero in questa affermazione?

L'istituto dell'esdebitazione, vale dire la liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti per il debitore persona fisica che si è comportato correttamente, non è stata concepita per l'esclusiva tutela del fallito. Infatti, il beneficio dell'esdebitazione, accessibile alle sole persone fisiche e non alle società, può essere concesso qualora il fallito non abbia ritardato l'apertura del fallimento e, durante la procedura, abbia adottato comportamenti collaborativi. Il beneficio è inoltre condizionato all'avvenuto pagamento delle spese della procedura. Sono esclusi dall'esdebitazione gli obblighi di mantenimento e alimentari nonché i debiti derivanti da fatti illeciti e per il pagamento di sanzioni.
Voglio ricordare che si tratta di un istituto, quello dell'esdebitazione, già noto ad altri ordinamenti stranieri e omologo a quello già presente nella legislazione tedesca e americana.


E' vero che la nuova legge fallimentare, come sostengono alcune categorie professionali, privilegia le banche a danno dei piccoli creditori?

Per sgomberare il campo da ogni polemica circa la direzione della riforma verso questa o quella categoria, sottolineo che lo scopo principale della riforma del diritto fallimentare è quello di tutelare le piccole e medie imprese che rappresentano, per il tessuto economico del nostro Paese, una ricchezza irrinunciabile.


Come mai il nuovo provvedimento non ha previsto una disciplina per i reati fallimentari?

Per quanto riguarda la questione dei reati fallimentari, questi troveranno spazio in altro apposito provvedimento. Tengo, peraltro, a precisare che le attuali sanzioni sono abbastanza severe, e non credo abbisognino di un loro inasprimento, se non per i reati commessi dal curatore, al fine di bilanciare i maggiori poteri attribuitigli.


Per concludere, alcune categorie di professionisti hanno avanzato critiche alla nuova legge. Quali sono state le categorie che hanno partecipato ai lavori della Commissione ministeriale incaricata di elaborare il testo del decreto legislativo di riforma del diritto fallimentare?

La Commissione ministeriale, incaricata di elaborare il testo, che ho avuto l'onore di presiedere, ha visto partecipare rappresentanti di diverse categorie: professori universitari, magistrati, avvocati, rappresentanti di Confindustria, della Banca d'Italia e dell'ABI.