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venerdì 11 febbraio 2005

Nostra intervista a Piero Luigi Vigna

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11 febbraio 2005
Mercoledì 16 febbraio 2005 la firma di un Memorandum di collaborazione tra le Nazioni Unite e la Direzione Nazionale Antimafia. Il capo della DNA, Piero Luigi Vigna, spiega il valore di una collaborazione globale che mira a perfezionare il flusso continuo di dati e informazioni tra Stati nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale.
Il comunicato stampa
INTERVISTA A PIERO LUIGI VIGNA, Procuratore nazionale antimafia

Che significato assume la firma di questo Memorandum con le Nazioni Unite?

La firma del Memorandum tra la Direzione Nazionale Antimafia e L'ONUDC (l'organo delle Nazioni Unite deputato ad assistere gli Stati nel contrasto al traffico di droga, alla criminalità ed al terrorismo) rappresenta il punto più alto della collaborazione internazionale voluta e praticata dalla Direzione Nazionale Antimafia.
I rapporti tra questi organismi sono in realtà iniziati da tempo e si sono sviluppati soprattutto durante i lavori preparatori della Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale e dopo la firma avvenuta a Palermo nel dicembre 2000.
Su invito delle Nazioni Unite, infatti, Magistrati di questo Ufficio hanno partecipato a molte Conferenze internazionali per promuovere i principi e le norme della Convenzione e sollecitare i Paesi a ratificare la Convenzione stessa.

Quando è prevista la ratifica della Convenzione da parte italiana?

E' la domanda che ci viene posta continuamente dalla Nazioni Unite e dai Paesi con i quali abbiamo stretto rapporti di collaborazione.
L'Italia ha dato un notevole contributo alla preparazione del testo ed ha ospitato le due Conferenze delle Nazioni Unite, decisive per raggiungere l'obiettivo di unire tutti i Paesi nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale: quella di Napoli del 1994 nella quale, per la prima volta, un'assemblea di tutti i Paesi dell'ONU ha stabilito che si iniziassero i lavori per una Convenzione in questo settore; quella di Palermo del 2000 nella quale la Convenzione stessa e i protocolli sono stati firmati. Ebbene, va detto a chiare lettere che è difficilmente comprensibile che, dopo tali sforzi, proprio l'Italia non abbia ancora ratificato, dopo che già 99 Paesi l'hanno fatto.
E' ben vero che noi abbiamo già nell'ordinamento i principali istituti previsti in quel testo, ma la mancata ratifica, oltre al profilo di immagine internazionale, non ci fa sedere a pieno titolo al tavolo dei Paesi previsto per verificare che i vari Stati adempiano agli obblighi scaturenti dalla Convenzione.


Entriamo nei contenuti. La portata della Convenzione?

Ho già detto che per la prima volta Paesi molto diversi tra loro per cultura, tradizioni, sistemi giuridici hanno trovato un punto di convergenza in questa materia e hanno deciso di criminalizzare l'appartenenza ad un gruppo criminale organizzato, il riciclaggio, la corruzione e l'intimidazione a coloro che svolgono le indagini. Per molti di questi Paesi era concettualmente difficile prevedere un tipo di delitto, come l'appartenenza ad un gruppo criminale, che in qualche misura ricorda la nostra associazione per delinquere.
La Convenzione è dunque un atto fondamentale per la collaborazione giudiziaria internazionale anche perché gli Stati hanno l'obbligo di inserire nella loro legislazione tutti i nuovi strumenti investigativi in essa previsti.

Un nuovo strumento, dunque, a contrasto della criminalità su scala internazionale?

I campi d'azione oggi si caratterizzano anche per la pluralità dei settori di incidenza.
Essi si fanno risentire non solo "dentro" gli Stati con effetti dirompenti per la legalità, l'ordine pubblico e la vita associata, ma anche "oltre" gli Stati realizzando una rete che avvolge i Continenti attraverso la quale fare transitare i traffici illeciti di varia natura.
Ma adesso i teatri operativi si sono diretti anche "contro" gli Stati, giungendo fino alle forme dell'impresa criminale multinazionale, agendo senza regole, senza limiti ma guardando solo al profitto e alla ricerca di nuove alleanze e nuova solidarietà, così attaccando gravemente lo stesso esercizio della sovranità statale.

In un contesto così allarmante, come si colloca l'attività del suo ufficio?

La Direzione Nazionale Antimafia ha sempre sviluppato un'azione parallela in campo nazionale e in campo internazionale, in quest'ultimo ha intessuto rapporti con i Paesi nei quali il fenomeno criminale è più allarmante allo scopo di uno scambio continuo di dati e informazioni.
Con molte procure generali di altri Stati abbiamo firmato Memorandum proprio per meglio canalizzare queste informazioni e quello che firmeremo con le Nazioni Unite ci darà l'occasione di una collaborazione globale, unica e necessaria per raggiungere il comune obiettivo.