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giovedì 22 marzo 2007

SEBASTIANO ARDITA, direttore generale ufficio detenuti e trattamento del DAP

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L'applicazione dell'art. 41bis dell'ordinamento penitenziario costituisce uno degli strumenti più importanti nella lotta alla criminalità mafiosa. Le problematiche giuridiche relative alle attività di istruttoria, formazione ed emanazione dei provvedimenti ministeriali e le implicazioni della loro gestione nel circuito penitenziario sono raccolte per la prima volta in un volume monografico. Il regime detentivo speciale 41bis (Giuffrè Editore) è scritto da Sebastiano Ardita, magistrato e direttore generale dell'ufficio detenuti e trattamento del DAP. Ne pubblichiamo l'introduzione curata dall'autore.
Descrivere l'evoluzione normativa dei regime speciale di detenzione, dall'esperienza dell'art. 90 sino al 41bis dei nostri giorni, significa inevitabilmente immergersi in quella stagione che suole definirsi dell'emergenza, di cui non si riesce a datare con precisione l'inizio e la fine.

Articolata è l'analisi differenziale dei fenomeni che hanno condotto a tale stagione. Se può considerarsi sopita la fase del terrorismo interno - le cui attività per conseguire effetti devono anche possedere un contenuto di spiccata visibilità - altrettanto non può dirsi dei fenomeni di destabilizzazione internazionale e di quelli riconducibili all'operatività delle associazioni di tipo mafioso. Per queste ultime, in particolare, a seguito di un repentino cambio di strategìa criminale, si è posto un problema di percezione della loro stessa presenza. La risposta decisa dello Stato agli eventi tragici dei primi anni Novanta, ed un calo del consenso popolare di cui la mafia aveva pur goduto nei territori ove è più radicata la sua presenza, hanno indotto le organizzazioni a privilegiare la strada dell'inabissamento, facilitate in ciò anche dalla possibilità di reinvestire in attività lecite gli ingenti proventi dei traffici criminali.

In questo contesto è stato concepito il passaggio "a regime" del sistema della detenzione speciale, come risposta strutturale ad un fenomeno presente in modo permanente nella società anche se non sempre visibile. Nondimeno la mancanza di eventi tragici ai quali legare la giustificazione della misura agli occhi della pubblica opinione e una serie di incongruenze sistematiche hanno messo a rischio la tenuta del regime speciale.

L'iniziativa istituzionale della direzione nazionale antimafia, forte del prestigio conseguito sul campo nell'esercizio della funzione di coordinamento degli strumenti di prevenzione, ha impedito che venisse meno uno degli strumenti più efficaci nel contrasto alla criminalità organizzata. Si è trattato - sul piano organizzativo - di rendere circolare il lavoro di iniziativa, di raccolta degli elementi fondativi, di scelta delle strategie, di attivazione dei mezzi di gravame, che la legge aveva frammentato distribuendo competenze a soggetti distanti tra loro per sede e per funzioni. Di fare in modo - sul piano giudiziario - che i provvedimenti ministeriali di applicazione resistessero al vaglio rigoroso dei tribunali di sorveglianza. Di affermare - sul piano strategico - la funzione di prevenzione del regime speciale che delinea il confine comune della sua compatibilità costituzionale e della rilevanza nel contrasto dinamico alle organizzazioni criminali. Di coniugare - sul piano sistematico - il regime 41bis con gli strumenti di ablazione patrimoniale e la gestione dei collaboratori di giustizia, per l'emersione di un diritto della prevenzione penale fondato su istituti normativi strutturati, da considerarsi non più figli dell'emergenza.

Questo volume ha ad oggetto le problematiche giuridiche relative alla quotidiana attività di istruttoria, formazione, emanazione dei provvedimenti 41bis, alla loro impugnazione ed alla gestione del relativo circuito penitenziario. Si è voluto pertanto affrontare tutte le questioni giurisprudenziali, tanto in chiave pratica quanto in prospettiva sistematica, partendo dai problemi di costituzionalità dell'istituto sino alla verifica della legalità delle singole disposizioni di dettaglio, nella convinzione che gli strumenti della prevenzione penale rappresentino la vera novità, meritevole di una attenzione speciale da parte della dottrina per una materia giuridica che evolve con ritmo e contenuti che non hanno precedenti.

Il regime speciale di detenzione, sorto all'indomani delle stragi degli anni novanta, rappresenta tuttora uno dei principali strumenti di prevenzione nella lotta alla mafia ed alla criminalità organizzata in genere. Le problematiche giuridiche relative alla quotidiana attività di istruttoria, formazione, emanazione dei provvedimenti 41bis, alla loro impugnazione ed alla gestione del relativo circuito penitenziario, sono state pertanto raccolte per la prima volta in un volume monografico realizzato in una prospettiva di diretto impegno istituzionale. Ampio spazio è dedicato all'analisi della giurisprudenza di merito e di legittimità sui reclami.

L'opera è dedicata a quanti vogliono conoscere la materia, coniugando l'aspetto pratico, le questioni di compatibilità costituzionale e la dimensione strategica dei mezzi normativi di contrasto alla criminalità organizzata.


Sebastiano Ardita
Direttore generale detenuti e trattamento del DAP
22 marzo 2007