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venerdì 4 agosto 2006

DANIELA MELCHIORRE, sottosegretario alla Giustizia

Si è insediata nei giorni scorsi in via Arenula una Commissione ministeriale per la riforma della Giustizia Minorile. Due gli obiettivi prioritari: elaborare un'organica riforma ordinamentale mediante la creazione di un corpo normativo unitario e l'istituzione del Tribunale della Persona, dei Minori e della Famiglia; costituire l'Ordinamento penitenziario minorile, atteso ormai da oltre trenta anni. La presentazione del sottosegretario alla Giustizia, Daniela Melchiorre, presidente della Commissione.
L'assetto ordinamentale della giustizia della persona, dei minori e della famiglia presenta da tempo molteplici profili di criticità che esigono un efficace e organico intervento riformatore.

Non a caso, almeno a partire dagli anni ottanta, si sono registrate varie iniziative legislative, nessuna delle quali è finora giunta a compimento. In particolare, nel corso della XIV legislatura, il Governo aveva presentato un ddl di riforma della giustizia minorile, che - disarticolando l'attuale struttura dei tribunale per i minorenni - ne prevedeva sostanzialmente la soppressione, ne trasferiva le competenze in materia civile a sezioni cosiddette specializzate dei tribunali ordinari e conservava ai tribunali per i minorenni unicamente la competenza penale, così infrangendo clamorosamente la necessaria unità della giustizia minorile.

Fortunatamente, quel progetto di riforma - che peraltro nulla prevedeva circa la più ampia giurisdizione della persona e della famiglia - fu bocciato alla fine del 2003 dalla Camera dei Deputati in seguito all'approvazione di una pregiudiziale di costituzionalità presentata dai gruppi parlamentari del centro-sinistra.

Il provvidenziale naufragio parlamentare della riforma Castelli ha lasciato tuttavia irrisolto un problema reale, che occorre urgentemente affrontare.

In particolare, appare ormai inaccettabile l'attuale dispersione delle competenze in soggetta materia fra una pluralità di uffici giudiziari (tribunali per i minorenni, tribunali ordinari, giudici tutelari, procure della Repubblica presso i tribunali ordinari), che crea non poche disfunzioni e sovrapposizioni.

Conformemente a quanto previsto nel programma dell'Unione - che recepisce sul punto le suggestioni delle proposte formulate, sia pure con varie modalità e accentuazioni, anteriormente al progetto Castelli - l'impianto di un organico disegno riformatore dovrebbe prevedere innanzitutto la razionalizzazione del sistema, mediante l'unificazione delle competenze disperse, in capo a un unico organo di giustizia. L'unificazione potrebbe ricomprendere tutte le materie, civili e penali, attualmente assegnate al tribunale per i minorenni, quelle dei tribunali ordinari in materia di famiglia e stato della persona e le competenze dei giudici tutelari. Può ipotizzarsi altresì un accorpamento delle competenze in materia di reati contro la famiglia e in danno della persona minorenne, così prevedendosi un giudice della persona, del minore e della famiglia, competente in materia civile e penale, preferibilmente strutturato in un organo di giustizia con criteri di autonomia funzionale e organizzativa secondo il modello degli attuali tribunali per i minorenni.

Tale giudice dovrebbe essere caratterizzato dall'elevato grado di specializzazione in una materia che, per sua natura, esige conoscenze e sensibilità particolari. La specializzazione, oltre che da un'adeguata e permanente formazione dei componenti dell'organo giurisdizionale, può essere garantita da due fondamentali e irrinunciabili requisiti: l'esclusività delle funzioni e la composizione mista, che preveda cioè - ogni qualvolta la decisione coinvolga soggetti minorenni - la presenza di giudici onorari i quali assicurino, nella valutazione e nella decisione, il necessario concorso di saperi altri da quello giuridico in materie nelle quali l'effettività della tutela giurisdizionale richiede una lettura pluridimensionale della condizione minorile nella realtà dinamica e complessa delle relazioni familiari.

Le esigenze prospettate fondano la necessità di istituire una Commissione ministeriale che, attraverso l'apporto di esperti in materia di diritto di famiglia e minorile - appartenenti al mondo accademico, alla magistratura e all'avvocatura specializzate - sia in grado, in tempi ragionevoli, di predisporre un'ipotesi adeguata di riforma ordinamentale e, al tempo stesso, di cogliere i nessi di tale riforma con taluni altri ambiti dell'ordinamento che - riguardo al trattamento dei soggetti minorenni - oggi esigono del pari interventi non più rinviabili.

L'obbiettivo primario della Commissione deve essere la predisposizione di un'ipotesi di riforma della giustizia minorile, incentrata sulla istituzione di un tribunale della persona, dei minori e della famiglia.

Occorrerà pertanto innanzitutto intervenire sulla legge istitutiva dei tribunali per i minorenni (RDL 20/07/1934 n. 1404 convertito in legge 26/05/1935 n. 835), prevedendone l'abrogazione per effetto dell'entrata in vigore del nuovo organo di giustizia.

Oltre agli ambiti dell'ordinamento minorile già menzionati e da riconnettere alla riforma ordinamentale, vi è quello dell'ordinamento penitenziario minorile, che attende una sua adeguata disciplina legislativa da oltre trent'anni, malgrado il "rinvio", finora clamorosamente disatteso, contenuto nell'art. 79 della legge 1975/354 e i ripetuti richiami della Corte costituzionale. Il processo penale minorile, introdotto nel 1988/89, e le caratteristiche che lo connotano in coerenza con i principi costituzionali e con quelli sanciti dalle fonti sovranazionali, dalle Regole di Pechino alla Convenzione di New York, non può non trovare un riscontro e una qualche "continuità" in uno specifico ordinamento penitenziario, pensato e modulato sulla specificità del minorenne.

Daniela Melchiorre
Sottosegretario alla Giustizia

4 agosto 2006