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venerdì 7 aprile 2006

ALDO PAPA, direttore di Giustizia Newsonline, il quotidiano telematico del ministero

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VIII edizione della Settimana della Cultura. Il ministero per i Beni e le Attività Culturali dedica, per la prima volta, una giornata alla Giustizia. Le ragioni di una scelta, nell'editoriale a firma del direttore di Giustizia Newsonline.
Politica Culturale della Giustizia

Il "sistema giustizia", nel suo complesso, possiede e governa un rilevante patrimonio di beni e attività culturali. Ne ha coscienza? E, all'esterno, l'opinione pubblica e le istituzioni, ne hanno percezione?

Probabilmente no. E questo perché, proprio per gli obiettivi specifici dell'Amministrazione, tutte le azioni di produzione, conservazione e promozione che pur esistono a sostegno dei beni e attività culturali e che sono parte del patrimonio della giustizia, non vengono percepite in quanto tali ma, piuttosto, sotto forma di attività o eventi che si differenziano a seconda dei diversi settori operativi (DAP, DAG, DOG, DGM) e dei rispettivi campi tecnici di applicazione.

Arriva dunque con la Settimana della Cultura, il tradizionale appuntamento organizzato dai Beni e Attività Culturali che privilegia l'incontro tra i cittadini e la cultura nazionale, la decisione di inserire nell'ambito dell'VIII edizione (2-9 aprile) la firma del Protocollo d'intesa tra la Giustizia ed i Beni e le Attività Culturali e la presentazione dello spettacolo dei detenuti-attori della Compagnia della Fortezza della casa di reclusione di Volterra. Una decisione importate perché fa emergere, forse per la prima volta e al di la di questi stessi eventi, quella che a buon diritto si può definire la politica culturale della Giustizia.

Vero infatti che quando parliamo degli affreschi di Bargellini a Palazzo Piacentini di via Arenula o delle opere pittoriche di Carrà, De Chirico, Fiume o dei mosaici di Sironi che adornano le aule e le pareti del Palazzo di Giustizia di Milano, stiamo parlando di un patrimonio "invisibile" ai più, collocato all'interno del ministero della Giustizia di Roma o del tribunale di Milano. Ma pur sempre patrimonio culturale nazionale, degno di fruizione e promozione, nonché d'interventi di conservazione. Per noi, una delle tante cose di cui si deve preoccupare il DOG, fra le cui competenze è ricompressa anche l'edilizia giudiziaria, e nel contesto della quale il tema della conservazione del patrimonio artistico non è, ne può essere, tra le priorità che sovrintendono la spesa per il funzionamento della Giustizia. Anche se l'edilizia giudiziaria italiana può, a buon diritto, considerarsi parte rilevante della storia dell'arte e dell'architettura di questo paese.

Analoghe considerazioni valgono per l'edilizia penitenziaria che fa capo al DAP e che ascrive nel suo patrimonio complessi monumentali come le carceri di Regina Coeli o di San Vittore o la fortezza duecentesca di Volterra. Opere preservate grazie alla presenza dell'Amministrazione ma non sempre vissute come patrimonio culturale nazionale. E da questo dipartimento dipendono anche altri Beni Culturali: il Museo Criminologico di Roma, l'archivio fotografico delle prigioni italiane e le mostre organizzate negli anni, come nel caso di Immagini dal carcere. Ancora il carcere, quando arriva ad essere, come nel caso dell'istituto di Bollate, un vero e proprio laboratorio d'arte contemporanea grazie ai dipinti di Santi Sindoni. Un possibile "luogo d'arte", dove operano artisti consapevoli o inconsapevoli, come sta a dimostrare la bellissima mostra fotografica sulle celle di San Vittore, realizzata dal cineasta Davide Ferrario. E ancora, le esperienze professionali di spettacolo penitenziario, come nel caso della Compagnia della Fortezza di Volterra. Un esempio d'eccellenza tra le tante Attività Culturali in materia di teatro, musica, cinema che prendono forma nelle case di reclusione e che costituiscono oggetto di attività trattamentale.

Così come la Biblioteca Centrale Giuridica (e le mostre che questa organizza) presso la Corte di Cassazione e che fa capo al DAG, è in ordine d'importanza la terza biblioteca nazionale grazie ai suoi 250.000 volumi. Un centro di riferimento nazionale per la produzione giuridica cui s'indirizza una vastissima utenza. Ed in quanto tale è da considerasi uno dei pilastri del sistema bibliotecario italiano che coerentemente, ma ad eccezione di questo caso, fa riferimento al sistema dei Beni e delle Attività Culturali.

E infine la DGM, col suo straordinario patrimonio di Beni Culturali. A Nisida c'è un vero e proprio teatro, voluto e costruito da Eduardo De Filippo e dove lo stesso commediografo ha messo in scena Annella a Porta Capuana che vedeva, assieme a Rosalia Maggio e Carlo Croccolo, i ragazzi dell'istituto. C'è una biblioteca che fonda su un primo lascito di Alexandre Dumas, ci sono i murales lasciati da Ugo Pratt, c'è un importantissimo laboratorio di arte presepiale che mantiene viva la tradizione della grande scuola napoletana. Il Dipartimento è, anch'esso, impegnato con le tante attività trattamentali in materia di spettacolo che prendono forma negli istituti penali minorili.
Il Protocollo d'intesa inerente le attività trattamentali in materia di spettacolo

Lo spettacolo, quindi, al pari di quanto accade nell'ambito dei Beni e le Attività Culturali, anche nella politica culturale della Giustizia gioca un ruolo significativo e, in particolare, assume grande rilevanza nel contesto delle attività trattamentali, proprie del sistema penitenziario.

Lo scorso 3 aprile, proprio con la sottoscrizione dell'accordo interministeriale, che fissa le linee generali e le sinergie riguardanti gli interventi trattamentali e professionalizzanti in materia di teatro ed attività audiovisive, oltre a definire un primo e importante strumento di coordinamento, necessario a dar prospettiva al percorso formativo nei mestieri dello spettacolo intrapreso dai detenuti in esecuzione di pena, si è inteso anche convalidare i risultati raggiunti nel contesto di un trend positivo, come mostra un recente monitoraggio. Un quadro che, a partire dagli anni '80 si è via via consolidato e indica un incremento dei laboratori di teatro rilevati in rapporto ad una popolazione complessiva di 59.125 detenuti:
  • dei 207 istituti penitenziari, quelli coinvolti in attività teatrali sono passati dai 107 del 2003 ai 113 del 2005, con un incremento del + 5,61%;
  • così come i dati 2005 sulla distribuzione territoriale del teatro e carcere in Italia mostrano, ad eccezione del Centro dove si è passati dal 21% del 2003 all'attuale 13%, una sostanziale crescita nel Sud e isole (dal 41 al 45%), nel Nord ovest (dal 22 al 25%) e nel Nord est (dal 16 al 17%).


La recente sottoscrizione del Protocollo d'intesa interviene in questo quadro e consente di segnalare alla vasta opinione pubblica che segue la Settimana della Cultura, i risultati dell'azione di recupero e reinserimento sociale dei detenuti, in linea con i compiti che l'art. 27 della Costituzione affida al Ministero della Giustizia ed alla Amministrazione Penitenziaria, anche nello specifico mondo del lavoro della cultura e dello spettacolo.

Occasione, tanto più importante, perché riconosce nel carcere un possibile spazio tanto per la formazione e produzione audiovisiva professionale, quanto per la crescita e il radicamento del teatro penitenziario quale componente fondamentale della drammaturgia contemporanea. Viene dunque sancita quella "dignità" professionale che si deve ad una componente della scena nazionale capace di raggiungere, in alcuni casi, assieme alla stabilità anche una cifra stilistica riconoscibile nella sostanziale unità poetica e di contenuti. Una voce significativa di quello che viene definito "il Teatro Civile" e che trova nella Compagnia della Fortezza di Volterra un esempio d'eccellenza, certificato dal consenso della critica italiana ed internazionale, assieme ad altre esperienze come nel caso dei Liberi Artisti Associati di Rebibbia n.c. La Convenzione, il primo accordo interministeriale del genere, parte dunque da questa eredità e si pone l'obiettivo di delineare le linee strategiche tese all'indirizzo e potenziamento delle attività.


Come si è arrivati a questo Protocollo?

Le esperienze di teatro e carcere. Una materia relativamente nuova, come annota in un suo recente studio il giornalista Massimo Marino, che si segnala al grande pubblico italiano con la tournée (Roma, Teatro Argentina, 1985) del San Quentin Drama Workshop, il gruppo di detenuti-attori californiani diretto da Rick Cluchey, ergastolano graziato per meriti teatrali e che "presentò - ricorda il critico Renzo Tian - un Beckett straordinariamente inusuale, totalmente diverso da quelli conosciuti e famosi. Gli spettatori ne ebbero un senso di rivelazione e liberazione".

A onor di cronaca, bisogna però ricordare che i primi interventi risalgono al 1982 con Riccardo Vannuccini a Rebibbia, cui fanno seguito quelli di Luigi Pagano, prima nella casa circondariale di Brescia dove fonda nel 1984 una compagnia di teatro, poi a San Vittore in collaborazione con la Compagnia Ticvin. A Rebibbia penale, nel giugno dell'84, prende forma l'allestimento dell'Antigone di Sofocle. Un evento, ricorda Mario Gozzini nel suo libro La giustizia in galera? (Editori Riuniti, 1997), che conferma il cambiamento di clima nel sistema penitenziario determinato dall'allora ministro di Grazia e Giustizia Mino Martinazzoli e da Nicolò Amato, direttore generale delle carceri. L'Antigone, realizzata da attori, costumisti, scenografi e tecnici di scena tutti detenuti, è allestita grazie alla collaborazione di professionisti della Rai-Tv volontari. Si fa teatro anche nelle case di reclusione di Voghera e Volterra, dove Armando Punzo fonda nell'88 la Compagnia della Fortezza. Sulla scorta di queste sperimentazioni ed esperienze il teatro in carcere si diffonde sino ad ottenere il sostegno dell'Ente Teatrale Italiano e ad arrivare all'attuale situazione che conta ben 113 laboratori teatrali, su un totale 207 istituti penitenziari.

Tra le esperienze di questi anni, ricordiamo le più significative: a Padova il Tam Teatromusica, a San Vittore e poi a Rebibbia Donatella Massimilla, ad Arezzo Gianfranco Pedullà, ad Urbino I Teatri della Diversità, a Roma presso l'alta sicurezza di Rebibbia Fabio Cavalli ed il già citato Vannuccini presso la casa di reclusione, ad Avellino la Compagnia dei Liberanti, a Palermo Lollo Franco. Mentre, con le carceri minorili lavorano, tra gli altri, Paolo Billi a Bologna, il Kismet a Bari e la Cooperativa Dioniso a Palermo.

Nel campo dell'audiovisivo bisogna ricordare il corso di formazione professionale per montatori e video operatori tenuto da Enrico Bosio a San Vittore e il laboratorio di sceneggiatura di Davide Ferrario, la sperimentazione di un modo di produzione centrato sul totale coinvolgimento della struttura penitenziaria di Rebibbia n.c. cui ha dato vita, di recente, il cineasta Daniele Costantini.

Un percorso nato grazie al contributo decisivo delle case di reclusione, degli operatori, della Polizia Penitenziaria e di direttori illuminati, dell'Amministrazione penitenziaria, cui va aggiunta la sensibilità di cui ha dato prova la Magistratura di Sorveglianza. Tutti attori fondamentali di un itinerario condotto in più di 20 anni e di cui oggi cogliamo il frutto.

VolterraTeatro 2005, un passaggio decisivo. Dopo un lungo lavoro di anni, di cui va dato atto all'Amministrazione Penitenziaria, l'estate scorsa si è giunti ad un a momento di snodo con il contributo decisivo del capo dipartimento, appena insediato, dello Spettacolo. In sostanza, si è aperto un tavolo di confronto tra le Amministrazioni Centrali e locali e gli operatori pubblici e privati di settore che hanno avanzato esperienze, progetti e indicazioni in gran parte raccolte da questo protocollo. Ai lavori hanno aderito, tra gli altri:

  • Ente teatrale italiano
  • Piccolo Teatro di Milano
  • Biennale Teatro di Venezia
  • Cinecittà Holding
  • Rai fiction
  • CsC-Cineteca Nazionale
  • Teatro Mercadante Napoli
  • Teatro Due di Parma


Da questo confronto sono arrivate indicazioni e contributi progettuali che hanno, in modo determinante, contribuito alla definizione di questo Protocollo d'Intesa e al decollo di una serie di Progetti Speciali che, nel frattempo, hanno autonomamente preso forma. Parlo del Progetto di sostegno alla Drammaturgia Penitenziaria che vedrà la luce il prossimo mese di luglio e il cui lavoro verrà ospitato, nel gennaio 2007, dal Teatro Piccolo Eliseo di Roma. Parlo del Progetto Cinema e Carcere, sostenuto dalla regione Lazio e che prenderà forma negli istituti di Rebibbia n.c e di Saluzzo. Parlo, infine, del progetto cui sta lavorando la casa di reclusione di Volterra e che dovrebbe condurre alla realizzazione di un teatro stabile ed alla nascita di una sezione del DAMS dell'università di Bologna dedicata allo studio delle discipline dello spettacolo in ambito penitenziario.


Aldo Papa
Direttore di Giustizia Newsonline


7 aprile 2006