salta al contenuto

www.giustizia.it

venerdì 3 marzo 2006

MARIA PIA GIUFFRIDA, provveditore regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Basilicata

image_15619
3 marzo 2006
E' in corso oggi a Potenza il convegno La femminilità negata. Le& non pari opportunità dietro le sbarre&, organizzato dall'Amministrazione Penitenziaria della Basilicata in collaborazione con la Commissione regionale pari opportunità.
A margine dell'iniziativa, l'editoriale di Maria Pia Giuffrida che racconta le tappe previste nel progetto sulla detenzione al femminile a cui il convegno si riferisce, per la rieducazione e il reinserimento delle donne detenute.
Punto di partenza le buone prassi già esistenti negli istituti e nelle sezioni femminili.
LA FEMMINILITA' NEGATA - Le non pari opportunità dietro le sbarre
I problemi della violenza subiti o agiti dalle donne sono divenuti un tema centrale nei programmi di intervento della Regione Basilicata; non sono infatti poche le vittime di violenza e di maltrattamento che determinano la necessità di iniziative.
Di qui l'opportunità di delineare azioni e strategie di studio e di sensibilizzazione nonché di azioni positive anche in applicazione della Legge Regionale 29 marzo 1999 n.9 che esprime un dichiarato sostegno politico e finanziario attraverso il suo articolato e apre nuove possibilità nel processo di empowerment al femminile nel contesto regionale.
Le iniziative regionali ben si coniugano con l'attività del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione penitenziaria di questa Regione dalla cui sinergia e dal continuo dialogo nasce oggi la possibilità di un'offerta alle donne in esecuzione di pena, al territorio tutto di fruire delle attività previste dal progetto LA FEMMINILITA' NEGATA - Le non pari opportunità dietro le sbarre.
Il progetto, proposto dal Consiglio Regionale della Basilicata Commissione Regionale Pari Opportunità, ha ricevuto l'approvazione della IV° e della III° Commissione consiliare e della giunta regionale con delibera n. 2758 del 30.12.2005 - e trova riscontro nella progettualità del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziario teso al miglioramento della detenzione femminile e più in generale al trattamento delle donne in esecuzione di pena. Ciò sembra ormai un impegno indifferibile sia per l'Amministrazione penitenziaria che per la società, stante che appare incontrovertibile che il minor numero di donne ristrette a fronte del rilevante dato di presenze di uomini nel circuito penale fa sì che gli investimenti operativi e progettuali siano obiettivamente più rarefatti. Studiosi ed esperti del settore hanno pertanto evidenziato le "non pari opportunità" anche verso le donne in esecuzione di pena".
Accanto al miglioramento della condizione detentiva delle donne recluse altro aspetto che merita la massima attenzione è peraltro quello legato al re-inserimento delle donne, in misura alternativa o dopo il fine pena, nella realtà familiare e sociale, percorso in cui spesso esse non ricevono adeguato sostegno.
La finalità di questo progetto integrato è quella di avviare azioni positive a favore delle donne detenute nella Casa Circondariale di Potenza e di quelle in esecuzione penale esterna sul territorio della Regione, anche in applicazione della Legge regionale 29 marzo 1999 n. 9.
Si intende preliminarmente proporre alle donne in esecuzione di pena un percorso di riappropriazione della propria identità femminile, sostenendo altresì processi di riflessione e di ridefinizione del proprio modo di stare in relazione con gli altri. Propone altresì un percorso teso a consentire a donne che si trovano in una situazione di esclusione di accedere a informazioni e notizie sui percorsi di orientamento e di formazione che favoriscano un concreto e positivo inserimento nel contesto civile e sociale.
Gli obiettivi specifici del progetto sono:
1. sensibilizzare il dibattito sulla problematica della detenzione al femminile e alle non pari opportunità dietro le sbarre
2. avviare indagini e raccolta di dati e curare la loro diffusione sul fenomeno della violenza attraverso incontri e seminari e pubblicazioni anche sui siti istituzionali
3. favorire ogni iniziativa di prevenzione primaria e secondaria tesa a combattere ogni episodio di violenza contro le donne, i bambini e le bambine anche attraverso azioni di accompagnamento da parte dia associazioni e centri che operano contro la violenza
4. identificare e diffondere le buone prassi già esistenti a livello nazionale, regionale e locale
5. individuare nell'ambito di azioni positive di prevenzione ipotesi innovative di intervento da sperimentare a favore delle donne in esecuzione di pena e dei loro nuclei familiari
6. favorire, attraverso percorsi di prevenzione, il recupero di donne in esecuzione di pena che abbiano subito forme di violenza anche offrendo loro corsi di formazione sull'auto mutuo aiuto
7. offrire alle donne in esecuzione di pena la possibilità di accedere a percorsi di orientamento, di reinserimento lavorativo anche attraverso la collaborazione di agenzie specializzate
8. divulgare e produrre azioni informative sulla legislazione di parità e sulle politiche di mainstreaming e empowerment.
Il progetto si inserisce e si integra nei programmi esecutivi di azione promossi dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per il rilancio del trattamento penitenziario, ed in particolare il PEA 25, tesa al miglioramento della detenzione al femminile e all'implementazione di modelli di intervento a sostegno della genitorialità.
Il Progetto ha inteso infatti accendere un riflettore sulle criticità e sulle buone prassi esistenti nei 5 istituti femminili e nelle 58 sezioni femminili di Istituti maschili, marcando la differenza di genere e l'importanza soprattutto nella seconda categoria di Istituti ridefinire le irrinunciabili peculiarità delle esigenze, bisogni e risorse mai espresse delle donne in esecuzione di pena. In tale indagine particolare attenzione è stata rivolta agli operatori che in detti istituti lavorano, valorizzandone l'esperienza e la competenza, rilevandone i bisogni formativi, accogliendo le proposte di chi quotidianamente vive a fianco delle donne detenute.
Per la realizzazione del Pea è stato costituto un gruppo di lavoro interprofessionale che rappresentasse tutte le categorie professionali nonché le diverse specificità territoriali (nord, centro, sud) con il comune intento ed impegno a riuscire a parlare un linguaggio univoco.
Così costituito, il gruppo ha innanzitutto predisposto una scheda di rilevazione da portare in tutta Italia che servisse da griglia di discussione per gli operatori delle sezioni femminili degli Istituti, e che consentisse inoltre di andare a misurare le effettive condizioni in cui le donne detenute vivono i loro giorni.
La ricognizione riguarda sia gli spazi e dei servizi ed il loro utilizzo, che particolari aspetti della vita penitenziaria al femminile, dal colloquio primo ingresso, agli aspetti peculiari legati alla salute, alla dimensione parentelare delle donne con particolare riferimento alla genitorialità, alle attività di trattamento, alla preparazione delle dimissioni.
Maria Pia Giuffrida
Provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria della Basilicata

3 marzo 2006