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venerdì 24 febbraio 2006

AUGUSTA IANNINI, capo dipartimento per gli Affari di Giustizia

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L'art 4 della legge n. 69 del 2005 Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati Membri prevede che il ministero assista le autorità giudiziarie nazionali competenti che emanano ed eseguono i provvedimenti di consegna.

Dando applicazione a questo dovere di assistenza, il dipartimento per gli Affari di Giustizia, accanto all'attivazione di un monitoraggio permanente sull'applicazione della normativa europea e di un canale di comunicazione e scambio sulle problematiche, ha pubblicato la traduzione in lingua italiana delle legislazioni di adeguamento alla decisione quadro sul mandato di arresto di tutti i Paesi membri dell'Unione Europea.

Il capo del dipartimento Affari di Giustizia, Augusta Iannini spiega nel suo intervento i motivi di questa scelta.
La costruzione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, obiettivo indicato nel titolo VI del Trattato dell'Unione Europea, si raggiunge attraverso la costruzione di uno spazio autentico di giustizia, nel quale i cittadini si possano rivolgere ai tribunali ed alle autorità di qualsiasi Stato membro con la stessa facilità di accesso che nel loro paese.
Le sentenze e le altre decisioni delle autorità giudiziarie nazionali dovrebbero dunque essere rispettate ed eseguite in tutto il territorio dell'Unione e gli ordinamenti giuridici degli Stati Membri dovrebbero diventare maggiormente compatibili e convergenti. Per raggiungere questo obiettivo bisogna superare le diffidenze e per superare le diffidenze bisogna conoscere ed approfondire le realtà giudiziarie degli altri Paesi membri dell'Unione.

E' in questa ottica che il Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero della Giustizia pone a disposizione degli operatori del diritto le legislazioni di adeguamento di tutti i paesi membri dell'Unione Europea alla decisione quadro sul mandato di arresto, auspicando che ognuno possa, con spirito costruttivo, formarsi una propria opinione sul livello di adesione delle legislazioni nazionali ai nuovi principi contenuti nell'atto normativo comunitario.

E' noto infatti che, al momento dell'adozione della decisione, sorsero vivaci polemiche sulla maggiore o minore duttilità degli Stati - membri dell'Unione ad accettare limitazioni alla propria sovranità nazionale.

Il superamento del principio della doppia incriminazione ed il ruolo assai più limitato delle autorità centrali nelle procedure di consegna, ha creato nei legislatori nazionali allarmi e cautele che si evidenziano dall'esame delle legislazioni di adeguamento. E se all'epoca dell'adozione della decisione, l'Italia fu indicata come un paese poco "europeista", oggi scoprire che la Germania o la Danimarca hanno individuato l'autorità legittimata ad emettere il mandato di arresto europeo nel loro ministro della Giustizia, ridimensiona quelle accuse e le rende pretestuose: l'auspicato contatto diretto tra autorità giudiziarie, senza la mediazione dell'autorità centrale, per alcuni paesi costituisce ancora un ostacolo insormontabile. Ma tra questi paesi non c'è l'Italia.

Ora che le polemiche sono superate e tutti gli Stati Membri dell'Unione Europea sono entrati nella fase applicativa, il Ministero della Giustizia ha il compito, ai sensi del considerando n. 9, dell'art 7 della decisione-quadro sul mandato di arresto europeo e dell'art.4 della legge 69/2005 di assistere le autorità giudiziarie nazionali competenti che, nei limiti delineati dalla legge, emanano ed eseguono i provvedimenti di consegna.
L'assistenza si concretizza in un ruolo di trasmissione dei mandati emessi dalle autorità giudiziarie italiane verso gli Stati di esecuzione ed in uno di esecuzione di quelli emessi dalle autorità straniere verso le corti d'appello italiane. A questo si aggiunge l'opera di traduzione nelle diverse lingue.

Queste funzioni hanno consentito al nostro Ministero, di tessere una serie di rapporti con le autorità nazionali ed estere che si sono nel corso del tempo trasformati in una vera e propria attività di consulenza per tutti gli operatori interessati. In questa ottica di servizio, il Dipartimento degli Affari di Giustizia offre, attraverso la traduzione in lingua italiana, un supporto cognitivo di notevole efficacia ed uno strumento di approfondimento delle diverse realtà giudiziarie europee.

Augusta Iannini
Capo del dipartimento per gli Affari di Giustizia
 
24 febbraio 2006