salta al contenuto

www.giustizia.it

venerdì 8 luglio 2005

ROSARIO PRIORE, capo del dipartimento per la Giustizia Minorile

image_15573
8 luglio 2005
A poco più di un anno dalla strage di Madrid, ancora una capitale europea nel mirino del terrorismo internazionale. Con le bombe di Londra torna di stretta attualità la necessità del coordinamento delle attività investigative e giudiziarie nel vecchio continente. Sull'argomento, in esclusiva per Newsonline, una riflessione del responsabile della Giustizia Minorile, Rosario Priore, magistrato per tanti anni impegnato in prima linea sul fronte della lotta al terrorismo.
Abbiamo ormai la certezza - questo ovviamente vale per coloro che mostravano ancora dubbi o titubanze, perché quelli del mestiere ben lo sapevano - che il territorio europeo appare totalmente indifeso nei confronti di ogni programma di attentati o progetti di stragi, cioè di terrorismo su vasta scala ovvero di guerra di bassa - è ancora bassa? - intensità. S'è passato, ma sembrano secoli, da disegni di un'Europa fortezza a un continente incapace di resistere a qualsiasi aggressione.

Quanto poi al nostro Paese, il rischio è grande e i problemi appaiono più difficili a risolversi, dal momento che uno dei fronti che dovrebbero fare da antemurale contro gli attacchi del terrorismo internazionale, non appare in grado di sostenerne con la dovuta forza l'impatto. Parlo del fronte giudiziario.

E ciò di certo non per difetto di intelligenze o di esperienze degli inquirenti - è sufficiente guardare agli uffici antiterrorismo di Roma e di Milano, noti ovunque - ma per il sistema delle leggi e le deficienze delle organizzazioni. La mafia è fenomeno gravissimo e nessuno sognerebbe di metter fine all'esperienza della DNA. Ma fenomeno altrettanto grave è quello del terrorismo. E perciò non si capisce perché non si mette mano a una costruzione similare contro di esso. Nè si capisce per quali ragioni un progetto di tal fatta non decolli.

E' assurdo che si continui con la parcellizzazione delle inchieste odierna e la diffusione delle competenze sul territorio, con continui rischi di sovrapposizioni e conflittualità. E il rischio ancor più grave di giurisprudenze radicalmente contrastanti, che oltre a paralizzare azioni coordinate ed incisive, ci espongono agli irridenti commenti di tanti nostri vicini europei. Seguendo l'antico brocardo tot capita tot sententiae, già si cagionano danni non di poco conto anche al riguardo degli scippi e dei borseggi; si immaginino i suoi devastanti effetti sulle definizioni di banda armata, finalità di terrorismo, insurrezione e guerra civile.

In tutti i grandi Paesi d' Europa le inchieste sono concentrate in Procure a competenza nazionale, salvo, per alcuni ordinamenti, le competenze territoriali per i giudicanti. Come inquirenti abbiamo sempre avuto - addirittura a far tempo sin dagli albori del terrorismo, parlo degli anni '70 - dei referenti unici a Madrid, a Karlsruhe, a Parigi.

E' tempo, stimo, che il legislatore si muova: ce lo impongono le predette esperienze europee, l'opinione pubblica, i fatti di ieri. Non si può procedere in ordine sparso e secondo forti pulsioni di gelosia; le inchieste devono essere coordinate. Le stesse forze di polizia, ed anche le intelligence hanno bisogno di un referente unico nell'ambito di queste indagini ed inchieste.

Per ragioni geografiche e politiche siamo la prima frontiera. Se vogliamo salvaguardare il nostro Paese e il nostro Continente, e, non si tema di dire, il nostro modo di essere, si deve varare, e al più presto, il progetto di una nuova forte struttura giudiziaria.
Rosario Priore
Capo del dipartimento per la Giustizia Minorile
8 luglio 2005