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venerdì 20 maggio 2005

ILEANA FEDELE, magistrato responsabile per l'area penale della DGSIA e responsabile del progetto europeo SecurE-Justice

Il progetto SecurE-Justice è finanziato da IST (Information Society Technology) nell'ambito del sesto programma quadro di ricerca e sviluppo. Obiettivo del progetto è il disegno e lo sviluppo di innovative tecnologie di sicurezza da inserire in framework distribuiti di collaborazione e comunicazione al fine di essere implementati in più siti giudiziari. Nell'Editoriale di questa settimana, Ileana Fedele, magistrato della DGSIA e responsabile del progetto europeo SecurE-Justice, fa il punto sul sistema di multi-videoconferenza sicura, che mira a limitare il numero dei trasferimenti di detenuti per la partecipazione ai processi, evitando il rischio di evasioni.


Dopo la positiva esperienza maturata dal Ministero della Giustizia nell'ambito del quinto programma quadro di ricerca e sviluppo con il progetto e-Court, che, in sede di valutazione dei risultati, ha ricevuto ampio apprezzamento dalla Commissione Europea, l'avvio del sesto programma quadro è stata l'occasione per proseguire sulla strada della ricerca di nuove soluzioni tecnologiche avanzate, in grado di fornire supporto al sistema giustizia.

Il Ministero partecipa al progetto Secure-Justice finanziato nell'ambito del sesto programma quadro di ricerca, in consorzio con un elevato numero di altri partner, tra cui, quali altri utenti del sistema, il ministero della giustizia della Polonia, la corte di appello di Bordeaux e le isole Canarie, nonché con diverse società private, università e centri di ricerca.

Tale progetto, iniziato il 1° febbraio 2004 e con termine previsto il 31 gennaio 2007, ha come suo obiettivo fondamentale la ricerca e sperimentazione di sistemi di protezione e sicurezza nella attività di scambio dati e comunicazioni nell'ambito giudiziario ed in particolare nei procedimenti penali.

In sintesi, le aree di ricerca interessate sono le seguenti:
  • sicurezza della gestione degli utenti (identificazione, autenticazione, PKI, certificati digitali, sistemi biometrici, etc)
  • sicurezza nella gestione delle comunicazioni (confidenzialità, integrità, non ripudio, cifratura dei messaggi, Secure Real Time Protocol, tecniche di "digital watermarking, etc)
  • la sicurezza nelle comunicazioni fra utenti, quali ad esempio Pubblici Ministeri e Polizia Giudiziaria, utilizzando trasmissioni audio/video crittografate, reti virtuali private (VPN) e protocolli di comunicazione SSL, etc.


L'obiettivo principale del progetto è lo studio e la sperimentazione di modalità sicure per l'utilizzo della multivideoconferenza basata sul protocollo Internet (IP), anziché sulla tecnologia telefonica tradizionale (ISDN), con benefici non solo di carattere economico, ma anche organizzativi e di sicurezza. Basti pensare ai notevoli costi ed oneri sostenuti dall'Amministrazione nel caso di spostamenti dei detenuti per la partecipazione ad udienze e processi. Lo sforzo economico, logistico, di sicurezza richiesto potrà essere notevolmente ridotto nel momento in cui si eviterà il trasferimento dei detenuti dall'istituto penitenziario all'aula dibattimentale, con vantaggi facilmente intuibili anche in termini di rimozione del rischio di evasioni durante gli spostamenti.

La Direzione Generale per i sistemi informativi automatizzati, in collaborazione con la Direzione delle risorse materiali, dei beni e dei servizi e con rappresentanti della Direzione Nazionale Antimafia, ha contribuito alla prima fase di rilevazione delle esigenze degli utenti attraverso interviste e raccolte di questionari che, distribuiti e successivamente compilati da magistrati di differenti uffici, hanno consentito di individuare quali sono le esigenze più sentite per migliorare la macchina giudiziaria. La rilevazione dei cosiddetti requisiti utenti ha permesso al consorzio di concentrare il focus della ricerca verso le soluzioni alle esigenze che, al momento, risultano più stringenti e pressanti.

Il progetto di ricerca ha ricevuto apprezzamenti nel corso del primo annual review svoltosi presso la Commissione Europea a Bruxelles, dove i valutatori hanno mostrato largo interesse per la ricerca di soluzioni tecnologiche sicure e affidabili in ambito giustizia.

Recentissima è stata la presentazione del progetto nell'ambito di una conferenza internazionale svoltasi a Wroclaw, relativa al monitoraggio elettronico dei soggetti detenuti. Si è colta l'occasione, insieme al ministero della giustizia Polacco, partner del consorzio, per favorire la conoscenza dell'iniziativa da parte di un'ampia platea di partecipanti da tutta l'Europa.

La sperimentazione della multivideoconferenza sicura su IP potrà essere estesa anche ad altre ipotesi, es. di riunioni di coordinamento che vedono coinvolto un numero elevato di soggetti, per i quali sono indubbi i vantaggi in termini di maggiore rapidità dell'azione, derivante dalla possibilità di coordinarsi e interloquire senza la necessità di spostamenti e trasferimenti sia all'interno del territorio nazionale che in ambito trasnazionale.

Si potrebbe pertanto ipotizzare l'utilizzo della multivideoconferenza sia nell'ambito dei processi ove non esistono particolari esigenze di riservatezza dato il carattere pubblico del dibattimento, concretizzandosi in tale ipotesi il maggior vantaggio in termini di riduzione dei costi per il passaggio da ISDN a IP, sia in riunioni di carattere riservato, nel qual caso è richiesta una forte autenticazione tramite smart card, sia in riunioni di carattere non strettamente riservato per le quali può essere sufficiente anche una forma meno stringente di autenticazione, tramite username e password.

Si identificano in sostanza due scenari principali che rappresentano in modo adeguato le esigenze italiane:

  • la multivideoconferenza nel processo (videoconferenza dibattimentale): è caratterizzata da un minor grado di sicurezza richiesto, in quanto i dati in transito sono di pubblico accesso e l'identità degli interlocutori è garantita dagli ufficiali giudiziari presenti nonché dai luoghi in cui tali deposizioni avvengono
  • la multivideoconferenza fra gli uffici: potrebbe trovare valido impiego nelle comunicazioni tra uffici riducendo gli spostamenti richiesti per la partecipazione agli incontri di coordinamento e di pianificazione delle attività, contenendo in tal modo i costi con benefici in termini di aumento della produttività dell'ufficio.


Si decide di utilizzare in entrambi i casi un sistema multipoint cifrato, in quanto:

  • anche se le comunicazioni per la videoconferenza dibattimentale sono di pubblico accesso, occorre garantire l'identità della postazione emittente
  • le comunicazioni point-to-point rappresenterebbero una risorsa per le videoconferenze estemporanee, ma l'eliminazione della MCU (l'unità di miscelazione video richiesta nella videoconferenza multipoint) comporta alcuni aspetti negativi (es. impossibilità di effettuare registrazioni) giudicati preponderanti rispetto ai benefici attesi.


Per quanto attiene le autenticazioni, attualmente il progetto prevede entrambe le possibilità sopra descritte. Ricordando le tipologie di videoconferenza emerse per la realtà italiana, si ritiene che un meccanismo username e password possa essere ritenuto sufficiente, riservando la valutazione dell'applicabilità delle smart-card in quei contesti ove sono richieste maggiori esigenze di riservatezza.

Per quanto attiene la sperimentazione si sta valutando, pertanto, la possibilità di effettuarla, oltre che per la fase dibattimentale, anche per le riunioni di coordinamento. In particolare, si sta valutando la fattibilità di effettuare la sperimentazione, per la fase dibattimentale, su rete Internet e, per le riunioni di coordinamento, su rete RUG. La possibilità di condurre la sperimentazione su rete Internet, se da un lato vedrà i risultati inficiati dalla velocità di Internet stessa, dall'altro, proprio per tale motivo, permetterà una più attenta valutazione di Internet come infrastruttura di rete alternativa alla RUG nella quale, grazie all'impiego dello stato dell'arte delle tecniche di sicurezza e crittografia, potranno fare affidamento tutte quelle comunicazioni non coperte da segreto, in un ottica di alleggerimento del traffico rimanente su RUG. Nondimeno, la bontà intrinseca dell'architettura sviluppata nell'ambito del progetto Secure-Justice, troverà un riscontro alternativo nella sperimentazione per le riunioni di coordinamento.

Ileana Fedele
Magistrato responsabile per l'area penale della DGSIA

20 maggio 2005