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venerdì 25 marzo 2005

NICOLA CERRATO, capo del dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria

Una fotografia della realtà giudiziaria in Italia attraverso l'analisi dei dati rilevati dalla Direzione Generale di Statistica del Ministero, da cui è possibile ricavare una stima della durata e della capacità di smaltimento dei procedimenti civili e penali degli uffici giudiziari.

Nelle tabelle che seguono sono riportati i dati relativi al movimento dei procedimenti civili e penali nel 2003 per le corti di appello, suddivisi per anno di iscrizione, in modo da ottenere una stima delle durata media dei procedimenti. La variazione percentuale delle pendenze, calcolata nei prospetti statistici, consente di monitorare l'evoluzione temporale della cosidetta
domanda di giustizia inevasa.
Il monitoraggio è stato effettuato sui nuovi modelli organizzativi messi a punto durante una serie di incontri che hanno visto allo stesso tavolo i tecnici del ministero e i dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari. Uno sforzo comune necessario per dare impulso alla produttività degli uffici giudiziari, come ribadito nella giornata di studio appositamente organizzata il 17 marzo scorso, i cui lavori sono stati aperti da Nicola Cerrato, capo del dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria e dei servizi, che firma l'Editoriale di questa settimana.
 
Intervento di Nicola Cerrato
Ministero ed uffici giudiziari sono da tempo coinvolti in uno sforzo comune per la realizzazione di un progetto al quale il Dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria annette grande importanza: il miglioramento dell'efficienza degli uffici giudiziari attraverso un approfondito scambio di esperienze ed un confronto tra le pratiche organizzative.

Riduzione del debito giudiziario e contenimento della spesa sono alcuni degli obiettivi primari di questo Ministero ed un recupero di produttività realizzata attraverso l'uso di migliori modelli organizzativi può sicuramente facilitare il conseguimento di tali obiettivi.
Facilitare se non addirittura istituzionalizzare scambi di esperienze e diffusione di "pratiche virtuose" vuol dire migliorare i meccanismi di soluzione dei problemi amministrativi attraverso un coinvolgimento sempre più ampio dei dirigenti nella cultura dell'Organizzazione.

Ai Dirigenti, infatti, spetta il compito, a volte non facile, di impostare la strategia necessaria per cambiare le convinzioni, gli atteggiamenti, i modelli organizzativi per un migliore adattamento degli uffici giudiziari alle innovazioni, siano esse tecnologiche o ordinamentali.

Ben conosciamo i problemi che può comportare la condivisione di "best practices" . Esse devono essere introdotte e poi consolidate all'interno del sistema organizzativo e possono trovare situazioni di resistenza dovute a fattori ben noti, quali la volontà di stabilità sul lavoro, il rispetto del precedente, la tendenza ad accogliere con diffidenza qualunque innovazione.

In questo ambito, un ruolo della massima rilevanza riveste la formazione. Siamo infatti tutti ben consapevoli che la formazione dei componenti di un'organizzazione costituisce elemento essenziale di sviluppo e di progresso di tutta l'Organizzazione.

Compito non facile spetta dunque ai dirigenti dell'amministrazione della Giustizia, che -ne sono consapevole - sono dirigenti all'altezza dei compiti che li attendono, impegnati, credo per la prima volta nella storia del Ministero, per il conseguimento di un comune obiettivo.
Nicola Cerrato
Capo del dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria
25 marzo 2005