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venerdì 18 febbraio 2005

GIOVANNI SCHIAVON, capo dell'Ispettorato Generale

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Ispettorato e ispezioni: istruzioni per l'uso. Il capo degli ispettori ministeriali, Giovanni Schiavon, sgombra il campo da dubbi, false interpretazioni e definizioni errate che spesso tratteggiano l'attività e i compiti istituzionali di questo ufficio e dei magistrati che vi sono addetti.
La diffusione delle proprie opinioni in ogni possibile contesto è non solo un diritto individuale al quale l'Ordinamento italiano non pone limiti sostanziali, ma anche un grande valore per la collettività, corrispondendo ad un beneficio per un'informazione più completa e pluralista, fonte essa stessa di crescita culturale del lettore; sempre, però, che le opinioni siano coerentemente costruite su dati e su elementi corretti e sicuri nella loro fattualità.

Ho ritenuto che questa premessa, apparentemente ovvia, dovesse essere rimarcata proprio con riferimento alle notizie, quasi sempre distorte, che circolano, soprattutto sulla stampa, a proposito dei compiti e dell'attività istituzionale dell'Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia.

Benché l'argomento sia connotato da crescente attualità, non mancano le continue prospettazioni errate e fuorvianti non solo di fonte giornalistica, ma altresì provenienti dall'ambiente degli "addetti ai lavori", magistrati in primis, le quali sono suscettibili di veicolare ulteriori equivoci e, quindi, conclusioni errate. E così, alla fine, la notizia, redatta nel gergo giornalistico, secondo cui il Ministro fa "intervenire gli 007 di via Arenula", viene per lo più percepita come un inopportuno e illegittimo tentativo del Guardasigilli di esercitare strumenti di penetranti controlli sull'operato dei giudici, nell'ambito della loro discrezionalità di tipo giurisdizionale.

In realtà, la fragilità di questo semplicistico ragionamento si fonda su un pressapochismo conoscitivo a monte, riferito allo stesso quadro normativo che è alla base del ruolo dell'Ispettorato: soprattutto le norme costituzionali (artt. 107 e 100 Cost.) e la legge ordinaria (art. 14 L. 195/1958, Art. 56 D.P.R. n. 916/1958 e artt. 7 e 12 L. 1311/1962) sui poteri di controllo del Ministero della Giustizia e sull'indipendenza dell'Ordine Giudiziario (Parte II, Titolo IV Cost.). Ed è proprio dalla scarsa conoscenza di questa fonte normativa che sorgono per lo più, i ricorrenti equivoci, suscettibili poi di alimentare perniciose e artificiose situazioni di conflittualità con i magistrati, considerati uti singuli, con la Associazione Nazionale Magistrati e con il Consiglio Superiore della Magistratura.

Intendo allora cogliere questa occasione per focalizzare qualche più corretto concetto e fornire all'opinione pubblica uno strumento di lettura meno approssimativo di quello che di regola le viene offerto. Ciò anche al fine di favorire un auspicabile stemperamento del clima di sistematica critica che accompagna le iniziative del Ministro con le quali vengono conferiti incarichi di natura accertativa all'Ispettorato.

A tal fine, è da chiarire in primo luogo che, spesso, ciò che viene definita come "ispezione" è, in realtà, null'altro che una doverosa attività preliminare conoscitiva, quasi sempre consistente in mera acquisizione documentale (in via diretta o per il tramite del Capo di Corte competente), senza la quale non sarebbe neppure possibile esprimere una valutazione in ordine alla stessa eventuale rilevanza amministrativa, disciplinare o paradisciplinare, di un fatto o di un comportamento; e, se del caso, neppure in ordine alla praticabilità o meno di una vera e propria successiva "inchiesta amministrativa", ovvero di un, sempre successivo, qualsiasi altro accertamento finalizzato a verificare la sussistenza o meno di ipotesi di responsabilità disciplinare di magistrati o di personale amministrativo, nella prospettiva dell'eventuale esercizio dell'azione disciplinare, ovvero di situazioni di incompatibilità ambientale, di incapacità funzionale o di sopravvenuta inidoneità al servizio di magistrati, ai sensi degli artt. 2 e 3 della Legge sulle Guarentigie.

Si capisce allora come questi, in realtà, altro non siano che accertamenti di natura amministrativa, i quali escludono, per definizione, qualsiasi forma di sindacato su atti giurisdizionali; qui il sindacato è soltanto finalizzato a rilevare ictu oculi profili di abnormità, grave violazione o evidente distorsione della legge, ovvero patente perseguimento di fini diversi da quelli di giustizia. Perciò, ripeto, quando è stato annunciato, in certi casi che hanno destato allarme nell'opinione pubblica, che il Ministro aveva (o avrebbe) "inviato gli ispettori", quasi sempre questa affermazione voleva semplicemente significare che si era avviata la c.d. fase conoscitiva: quella diretta proprio ad acquisire ogni opportuno elemento (spesso un solo provvedimento, nella sua materialità) che consenta di capire ciò di cui si parla e di stabilire se e con quale strumento (se del caso, come detto, con un'inchiesta vera e propria) si possa poi intervenire. In questa fase, dunque, nel pieno rispetto dei ruoli e delle prerogative attribuite ai magistrati, ma anche agli ispettori, è radicalmente escluso qualsiasi (anche solo potenziale) connotato di invasività dell'area di discrezionalità giurisdizionale.

In tale ottica, appare ovvio ribadire che la conoscenza preliminare di un provvedimento, nella sua lessicalità, è sempre il presupposto più corretto per esprimere, a qualsiasi livello e in qualsiasi sede (a maggior ragione in questa, istituzionalmente preposta al controllo di legalità), un giudizio; a meno di non voler consentire la crescita dell'imperante pressappochismo, in virtù del quale molti non resistono alla tentazione di produrre vacue esternazioni, non fondate su corrette basi informative.

Chiarito ciò, resta da esprimere una considerazione di fondo a proposito degli istituti dell'ispezione e dell'inchiesta amministrativa, strumenti con i quali abitualmente opera l'Ispettorato del Ministero della Giustizia: essi sono previsti dalla legge (la n. 1311 del 1962) e sono diretti ad effettuare specifiche verifiche ordinarie o straordinarie della funzionalità degli Uffici Giudiziari, proprio per consentire la focalizzazione di possibili problematiche locali, di patologie operative, ma anche di necessità contingenti, di suggerimenti di tipo organizzativo, ecc. Tant'è vero che l'Ispettorato è un organismo del quale, oltre al Ministro della Giustizia, si può (per legge: art. 8 L. 195/1958) avvalere (e di fatto, nelle fattispecie più delicate, si avvale) anche il Consiglio Superiore della Magistratura, come spesso ci si dimentica.

Ne deriva che gli interventi di questa articolazione non devono essere visti in una prospettiva di tipo punitivo a danno dei magistrati: al contrario, molto spesso accade che sono proprio costoro, se coinvolti in casi eclatanti o considerati tali dall'opinione pubblica, ad invocare un intervento ispettivo al fine di poter usufruire dello strumento più autorevole ed indipendente (proprio per questo l'Ispettorato è composto da 21 magistrati di Corte di Appello e di Cassazione, collocati momentaneamente fuori del ruolo organico), tale da evidenziare la loro eventuale correttezza sotto il profilo comportamentale.

Quasi il novanta per cento dell'attività svolta dall'Ispettorato Generale consiste in ispezioni ordinarie agli Uffici Giudiziari (art. 7 L. 1311/1962, che ne prevede l'effettuazione con frequenza triennale); cioè a 29 Corti di Appello e relativi uffici distrettuali (Tribunali ed Uffici di Sorveglianza; Tribunali e Procure per i Minorenni; Uffici N.E.P.), a 165 Tribunali e Procure della Repubblica, a 848 Uffici di Giudice di Pace; si tratta di attività fondamentale non solo per la verifica di legalità e di funzionalità degli uffici, ma altresì per l'affinamento del supporto tecnico-manageriale, finalizzato a rendere corretta e più razionale, oltre che omogenea, l'organizzazione dei servizi e l'utilizzazione sul territorio nazionale delle risorse disponibili.

Più rare sono le c.d. ispezioni straordinarie (che, a loro volta, possono essere generali o parziali, se limitate a singoli uffici o servizi), le quali hanno lo stesso oggetto e la medesima natura di quelle ordinarie, ma che sono svolte prima della normale scadenza triennale, in base ad una specifica segnalazione o ad un riscontro di "deficienze o irregolarità" (art. 7 c.2 L. n. 1311/62).

L'intervento istituzionale più penetrante è, invece, l'inchiesta amministrativa che il Ministro della Giustizia può disporre, sempre a mezzo dell'Ispettorato, per accertamenti su condotte disciplinarmente (o paradisciplinarmente, come nei casi di sospetta incompatibilità ambientale o funzionale) rilevanti a carico del personale appartenente all'ordine giudiziario, (art. 12 della suddetta L. n. 1311/62), anche se non riferite all'esercizio di attività giurisdizionale.

Se ne deduce, in sintesi, che solo le c.d. ispezioni mirate e le c.d. inchieste amministrative assumono i connotati di iniziative prodromiche ed eventuali azioni di carattere disciplinare.

Non sembra, dunque, inutile fornire ai lettori un più preciso quadro informativo onde evitare di cadere nel ricorrente luogo comune che finisce per considerare l'Ispettorato del Ministero della Giustizia alla stregua di un organo indagatorio, messo in campo in una prospettiva di sistematica contrapposizione con i magistrati.
Giovanni Schiavon
Capo dell'Ispettorato generale
18 febbraio 2005