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venerdì 24 dicembre 2004

PAOLA ZICCONE, direttore dell'istituto penale per minorenni di Bologna

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Un giovane albanese di 23 anni, giunto quasi al termine della condanna a nove anni, rientra ogni sera in istituto per recitare nella Compagnia del Pratello, costituita da detenuti minorenni.
La vicenda si svolge all'interno delle mura dell'istituto penale minorile di Bologna. Lui è Halit, che ha avuto la "fortuna" di essere arrestato 14 anni fa: da allora ha sfruttato tutte le occasioni di recupero messe a disposizione dagli istituti penali, dagli studi ai corsi professionali, compreso il teatro.
Oggi Halit ha un lavoro e una casa e ora che da maggiorenne è fuori, in affidamento ai servizi sociali, in carcere ci torna solo per recitare e perché ha lasciato degli amici e non si tratta solo di ragazzi detenuti.
Sembra un racconto uscito dalla penna di Dickens, ma questa volta la storia - che proponiamo nel nostro editoriale di Natale - è assolutamente e rigorosamente vera.
 

Halit, il gommista di Kavaje

"Sono nato in un paese di mare e sono sempre stato appassionato di vita di mare, di mestieri del mare. A 10 anni ho lasciato la scuola e ho cominciato a lavorare da pescatore: andavo da solo o con gli amici di notte con la barchetta, gettavo le reti e la mattina dopo le ritiravo. Il pesce c'era una volta sì ed una no, era un lavoro faticoso e solo per mantenerti vivo. Portavo i soldi a casa, il pesce per mangiare, ma non c'era futuro".

Il futuro Halit l'ha cercato con quello che aveva a disposizione lì nel suo paese di mare in quel momento: oltre alle sue braccia e alla sua mente, un gommone con cui portare dall'altra parte del mare, uomini e donne come lui "in cerca" di futuro. Halit dice di essere fortunato ad essere stato preso insieme agli altri clandestini sul gommone e ad essere finito in carcere anziché in pasto ai pesci. Perché comunque è così che è iniziato il suo futuro: Halit ha saputo trasformare in benedizione la maledizione, e ha saputo trovare la volontà per sfruttare le opportunità per costruire un futuro, magari solido come le sue spalle.

Nel carcere minorile di Lecce ha studiato l'italiano e ha preso la licenza media, riuscendo a frequentare quella scuola che in Albania aveva interrotto per andare a lavorare. Poi è stato trasferito qui a Bologna, dove ha frequentato dei corsi professionali, di edilizia, carpenteria, scenotecnica. Ha dimostrato a tutti, compagni detenuti, agenti di Polizia penitenziaria, educatori, giudice di sorveglianza, quello che vale la sua parola: molto, perché quello che promette, anche fra mille difficoltà, lo mantiene. E per capire che fa sul serio, basta guardarlo negli occhi. Ci si può fidare.

Quello che più temeva era la solitudine: ma anche in questo, la sua fiducia negli altri e in sé stesso, la sua generosità e gentilezza, lo hanno fatto amare da molti, in carcere e fuori. Ora infatti Halit è fuori, è uscito da maggiorenne e finirà la sua pena con un affidamento ai Servizi Sociali. Siamo riusciti, infatti, a trovargli un lavoro come operaio edile e una casa in affitto: qualche soldo riesce persino a mandarlo a casa ai suoi.

Ogni tanto però Halit continuiamo a vederlo qui in carcere, perché ci viene a trovare. Vuol dire che ci sente amici. Per un mese ha partecipato all'allestimento di uno spettacolo teatrale e ha recitato per 19 sere di seguito: lo faceva dopo il lavoro. Lo spettacolo è stato un successo. Halit, che anche l'anno scorso era stato uno dei protagonisti dello spettacolo, insieme ai suoi compagni detenuti, ha mostrato di possedere anche un buon talento interpretativo. Il regista lo vuole con sé anche per degli spettacoli fuori.

Halit per me, per i ragazzi detenuti, per tutti gli operatori, è una persona ed una presenza preziosa: ricorda a ciascuno l'importanza di giocare bene il proprio ruolo fino in fondo perché questo salva se stessi e gli altri; conferma a tutti l'efficacia della solidarietà nel raddoppiare i risultati delle Azioni Buone; infonde fiducia nel futuro soprattutto ai ragazzi che come lui partono da una situazione difficile e sbagliata.

Ora Halit è in attesa di ricevere il passaporto: il primo passo per ottenere, finita la pena, il permesso di soggiorno per rimanere qui. Noi tutti speriamo che non sia costretto a ritornare da dove è partito, che il suo "futuro in corso" non venga spezzato, che possa continuare a venirci a trovare.

Per Natale ho invitato Halit a venire qui in istituto alla Messa di Natale e a festeggiare subito dopo. Lui era contento. Ci sentiamo tutti dalla stessa parte, uguali, non stranieri gli uni agli altri.

Paola Ziccone
Direttore istituto penale per minorenni di Bologna

24 dicembre 2004