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lunedì 15 febbraio 2016

Orlando: 'accelerare procedure per attrarre investitori stranieri'

Intervista del guardasigilli Andrea Orlando a Les Echos del 15 febbraio 2016

In occasione della visita del guardasigilli Andrea Orlando a Parigi per la quarta tappa del road show sulla giustizia, il quotidiano francese Les Echos dedica una pagina alla situazione della giustizia in Italia. Con un'intervista esclusiva al ministro.

Articolo Les Echos

Italia: con la giustizia, Matteo Renzi prosegue le sue riforme a ritmo sostenuto

Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando si trova questo lunedì a Parigi.
Illustrerà le riforme della giustizia e le politiche di attrazione degli investitori.

Avviare una riforma al mese: era questa la promessa di Matteo Renzi, mentre, nel febbraio 2014, si insediava a Palazzo Chigi. Si era dato mille giorni per rivoluzionare l'Italia, portando avanti numerosi cantieri di riforma onnipresenti nel dibattito pubblico da diversi decenni, ma di fronte ai quali più Governi avevano fatto marcia indietro. Quella della giustizia fa parte delle sue priorità ed è stata affidata al riservato Ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Da subito, sono stati adottati diversi decreti, inseriti in un piano di riforma in dodici punti adottati dal Parlamento il 28 agosto 2014. Avvio della digitalizzazione dei processi civili, che ha consentito di realizzare risparmi per 48 milioni di euro, contrasto  al sovraffollamento delle carceri, rafforzamento delle leggi contro la corruzione con l’incremento dei poteri del Anac (Autorità nazionale anticorruzione), riorganizzazione del sistema giudiziario con la chiusura di 750 uffici su 1.398 per guadagnare in efficienza e risorse, incentivi all’utilizzo della mediazione per decongestionare i Tribunali, accelerazione delle procedure di recupero dei debiti per facilitare gli investimenti esteri. Delle 6 milioni di cause pendenti nel 2009, ne sono rimaste solo 4,6 milioni nel 2015. Il numero di nuovi processi è parallelamente sceso del 15%, a 1,8 milioni. Se i decreti attuativi della riforma non sono stati ancora tutti adottati, la maggior parte è già stata approvata dal Parlamento. Il " divorzio breve " ora permette una separazione consensuale in un anno, o anche in soli sei mesi, invece dei tre anni previsti in precedenza. Andrea Orlando, ex Ministro dell’Ambiente del Governo Letta, ha ugualmente fatto inserire una serie di reati contro l'ambiente, con pene fino a quindici anni di reclusione e una ammenda di 100.000 euro.

Un clima più disteso
Dopo anni segnati da scontri violenti tra Silvio Berlusconi e la magistratura, che accusava di essere politicizzata, il clima sembra peraltro più tranquillo. Ciò non impedisce alcuni momenti di tensione, come in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, durante il quale il Ministro della Giustizia ha evocato una politica che dimostra “forse troppa timidezza per intervenire e stabilire regole per coloro i quali sono poi chiamati a farle rispettare ". Questo è l’obiettivo dell'introduzione della responsabilità civile dei magistrati, che dovranno rendere conto di ogni eventuale negligenza in giudizio. Magistrati che si sono anche visti la riduzione del periodo di vacanza dei tribunali ridursi da 45 a 30 giorni.

Questa giustizia più efficace e veloce al servizio dei cittadini e delle imprese consentirebbe di guadagnare, secondo uno studio di Banca d'Italia, un punto percentuale del PIL... e attirerebbe senza dubbio gli investitori stranieri.



Intervista ad Andrea Orlando: “Accelerare le procedure per attrarre gli investitori stranieri”


di Olivier Tosseri, corrispondente a Roma

Matteo Renzi celebra i suoi due anni a Palazzo Chigi. Qual è il vostro bilancio sull’operato del Governo in materia di Giustizia?
Il bilancio è più che positivo, sia sul piano quantitativo che qualitativo, con l’adozione di una ventina di atti, fra decreti, disegni di legge e proposte di legge. Circa un terzo dell’attività parlamentare è stata dedicata al tema della Giustizia. Certamente ne raccoglieremo i frutti sul lungo termine, ma abbiamo già raggiunto dei risultati concreti, come ad esempio il miglioramento della situazione nelle carceri, e quella del funzionamento della giustizia civile, con un’accelerazione delle procedure, consentendo di attrarre gli investitori stranieri. Un'altra iniziativa consiste nella digitalizzazione dei processi civili. Quest’ultima ha già dato dei risultati in termini di budget, trasparenza e rapidità. E ci ha consentito di guadagnare in un anno tredici posti nella classifica Doing Business della Banca Mondiale, nella quale siamo stati in fondo alla lista per anni.

I processi di Silvio Berlusconi hanno dominato la scena pubblica degli ultimi vent’anni: il contrasto tra politica e magistratura è ormai terminato?
Il dibattito tra giustizia e politica in Italia è ormai del tutto simile a quello che la maggior parte dei paesi dell’Europa si trovano ad affrontare. Esso riguarda lo status della magistratura, l’organizzazione, la garanzia dei diritti. Non è più un dibattito che infiamma la società civile e la politica come accadeva precedentemente. La situazione odierna è totalmente differente a quella passata, che costituiva piuttosto un campo di battaglia politica. Liberarsi di ciò ha permesso di ottenere dei risultati e di promuovere un’azione riformatrice più serenamente.

Qual è il vostro metodo? Siete stato sostenuto dalla particolare attenzione attribuita dai media alla figura del giudice anticorruzione Raffaele Cantone?
E vero che questo aiuta a lavorare più tranquillamente. Preferisco prima agire e poi parlare, piuttosto di cedere agli effetti annuncio. Che restano importanti in materia di politica economica ed estera, ma in materia di giustizia, dopo l’epoca da cui stiamo uscendo, era necessario parlare di contenuti, far sedere allo stesso tavolo i diversi attori interessati e trovare un compromesso per raggiungere gli obiettivi. Questo metodo per ora ha funzionato, malgrado una politica abituata ai talk-show e che vedeva in questa nostra abitudine un eccesso di prudenza. Al contrario, non si è mai vista un’azione del governo a 360 gradi, che non faccia distinzione tra temi facili o difficili da affrontare, come per esempio la responsabilità civile dei magistrati.

Quali ostacoli ha affrontato?
Innanzitutto, le nostre risorse non sono tanto ampie quanto desidereremmo. Ma abbiamo risparmiato abbastanza da poter investire circa un miliardo di euro nei prossimi anni. Quest’anno, con la digitalizzazione sono stati risparmiati 150 milioni di euro, il doppio dell’anno precedente e tre volte dell’anno prima. Abbiamo inoltre attuato un’efficace lotta agli sprechi. Il ministero della Giustizia aveva 62 direzioni generali. Le abbiamo praticamente dimezzate. Abbiamo poi razionalizzato il sistema giudiziario e le strutture sul territorio. Ci sono chiaramente ancora resistenze politico-culturali. Per esempio, la digitalizzazione ha trovato delle resistenze sia da parte degli avvocati sia da parte dei magistrati. Ma, cosa eccezionale, c’è stato, al momento dei discorsi d’apertura dell’anno giudiziario, un grande sforzo d’autocritica e non solamente di critica della politica. Questo è stato possibile grazie al cambiamento di attitudine, con la fine degli attacchi frontali alla magistratura da parte della politica.