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martedì 9 febbraio 2016

Anniversario di una legge importante: donne in magistratura

La legge n. 66 del 9 febbraio 1963 Ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni, recita all'articolo 1: "La donna può accedere a tutte le cariche". A dirla così, oggi, sembra un'ovvietà. In realtà il passaggio, che pareva avere tutti i crismi e le benedizioni della nostra Carta costituzionale che, al 1° comma dell'articolo 3, dichiara la pari dignità sociale di tutti i cittadini e la assenza di distinzione in base al sesso, alla razza, alla lingua, religione o opinioni politiche che siano, non fu affatto facile. Anzi. Fino al giorno prima, la legge n. 1176 del luglio del 1919, dichiarava tutt'altro, anche un po' subdolamente, perchè le ammetteva all'esercizio delle professioni e degli impieghi pubblici, escludendole però dall'esercizio della giurisdizione.

E quando, circa 30 anni dopo e tanta fatica, guerra e storia in ampia parte anche sulle spalle delle donne, l'Assemblea Costituente si trovò a dibattere, quando insomma si trattò di decidere sul punto, furono registrati anche interventi del genere: "La donna deve rimanere la regina della casa, più si allontana dalla famiglia più questa si sgretola". E così fu, e dal 1° gennaio 1948 dovettero passare altri 15 anni e 16 concorsi, prima che si potesse realizzare il dettato costituzionale.

Nel maggio del 1963 fu bandito il primo concorso in magistratura aperto anche alle donne, 200 posti, 187 donne concorrenti, 8 idonee. Cinque entrarono in magistratura, una è ancora in servizio. Ad oggi le donne in magistratura sono 4.724 a fronte di 4.540 uomini.

 

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