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mercoledì 15 luglio 2015

Orlando: Per i corrotti mai più prescrizione

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando

Riforma del processo penale e del processo civile, carceri, risorse e organizzazione della giustizia, rapporto fra magistrati e imprese. E' un'intervista a tutto tondo quella che il guardasigilli Andrea Orlando rilascia a Donatella Stasio e che oggi, nel titolo, campeggia sulla prima pagina de Il Sole 24 Ore: "Per i corrotti mai più prescrizione". Spiega il ministro: "Per i reati di corruzione abbiamo costruito un sistema in cui è improbabile che scatti la prescrizione grazie al combinato disposto della sospensione per tre anni, degli aumenti di pena e del riconoscimento della specificità di alcuni di questi reati". Certo, la norma andrà verificata alla prova dei fatti, ma Orlando è certo: "Io credo che con questa riforma non ci saranno più prescrizioni per i reati contro la Pa".

Riforma delle intercettazioni. Il guardasigilli conferma che non ci sarà alcuno stralcio dal ddl sul processo penale e invita a partire da un punto di comune accordo: "Sono uno strumento per accertare la verità processuale. Quindi non bisogna pregiudicare le intercettazioni come mezzo di indagine, ma bisogna che le intercettazioni siano quanto più possibile strumento di indagine".

Giustizia civile. Con la riforma attuata "ci allineiamo alle buone prassi europee", ma per far funzionare meglio la macchina occorre risolvere il problema della carenza del personale amministrativo. Così: "1.031 persone entreranno nei ruoli del personale amministrativo a settembre; per altri 2.000, considerati i tempi tecnici, credo sia realistico che tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2016 possano entrare in ruolo. E' comunque il più grande intervento degli ultimi 25 anni. Poi ci sarà la riqualificazione del personale che in questi anni ha tirato la carretta".

Sulle carceri Orlando auspica che, superata con interventi riformisti la fase dell'emergenza, "con gli Stati generali si faccia giustizia di tanti luoghi comuni e approcci ideologici".

Chiusura sul conflitto giudici-imprese. Occorre distinguere, afferma il guardasigilli: i casi Ilva e Fincantieri sono diversi. Tuttavia "il giudice si deve far carico dell'impatto delle sue decisioni, perchè la legge prevede la proporzionalità dell'intervento cautelare. La legge dice che deve tener conto di come impatta la sua decisione. Ma la domanda è: il magistrato ha tutti gli strumenti? Non sempre la risposta è sì. Quindi - conclude Orlando - credo che le strade da percorrere siano due: formazione e specializzazione".

[MB]