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mercoledì 15 agosto 2018

Carceri: Sottosegretario Giustizia Morrone in visita a Regina Coeli

Il sottosegretario Morrone, il direttore Sergi, il comandante Moccaldo e due agenti
Visita ferragostana del sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, alla casa circondariale di Regina Coeli a Roma, accompagnato dal Vice capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Riccardo Turrini Vita
Morrone, dopo aver incontrato il direttore del carcere, Silvana Sergi, ha proseguito la visita dell’intera struttura, guidato dal comandante della Polizia penitenziaria, Rosario Moccaldo, soffermandosi a parlare con il personale in servizio, con il quale ha poi pranzato nella mensa del carcere. 
 
Il sottosegretario, in particolare, ha avuto modo di vedere il centro sanitario appena ristrutturato e in attesa delle ultime procedure burocratiche per partire. Morrone ha anticipato che nell’agenda dei prossimi mesi è prevista una serie di visite alle carceri italiane in modo da far emergere e rendere visibile alla comunità “il mondo parallelo delle strutture detentive, i problemi e le necessità di chi vi lavora e delle persone ristrette. Questioni sulle quali, spesso, non si riflette a sufficienza”.
 
 “Sono qui - ha evidenziato il sottosegretario durante la visita - per testimoniare la vicinanza del Ministero della Giustizia e di tutto il Governo alle persone che stanno scontando la pena all’interno degli istituti detentivi. Ma sono qui anche per far sentire il sostegno e la gratitudine dell’intero Esecutivo e mie personali agli agenti della Polizia penitenziaria che operano quotidianamente con impegno e spirito di servizio. Mi preme quindi ringraziare, anche a nome dell’intera comunità nazionale, gli agenti per il lavoro che stanno svolgendo, sopperendo a situazioni di sottodimensionamento dell’organico, a cui intendiamo far fronte, e per la professionalità con cui affrontano situazioni di pericolo e di violenza che si stanno presentando con sempre più frequenza”. 
 
“Come rappresentanti dello Stato - ha concluso - non dobbiamo trascurare le esigenze e le difficoltà delle persone momentaneamente private della libertà personale, evitando che siano a rischio dello sconforto e dell’emarginazione, ma costruendo insieme un sentimento di fiducia nelle istituzioni e di condivisa appartenenza alla società. Uno degli obiettivi del Ministero della Giustizia è, quindi, un reale miglioramento dell’esperienza detentiva, rendendo più vivibili le strutture penitenziarie. Un obiettivo non semplice, rinviato per troppi anni, ma da perseguire se si vuole garantire sia un apprezzabile grado di sicurezza e un buon livello delle condizioni di lavoro per gli agenti, sia il rispetto dei diritti e della dignità delle persone ristrette e la fondamentale funzione rieducativa della pena. La certezza della pena e la sua finalità rieducativa non sono, infatti, principi in contraddizione, ma contestuali, l’uno deve garantire l’altro, anche per ricostruire il senso di fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e nella capacità dello Stato di garantire una risposta di giustizia sostanziale e rispettosa di tutti gli interessi in gioco. Una particolare attenzione deve poi essere rivolta a verificare il protocollo contro il proselitismo islamico ed evitare che le carceri diventino dei centri di reclutamento del terrorismo”.