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mercoledì 7 ottobre 2009

Lodo Alfano, parla il guardasigilli:
sentenza che sorprende, ma andiamo avanti

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano



















“E’ una sentenza che sorprende, e non poco, per l’evocazione dell’articolo 138 della Costituzione. La Corte Costituzionale dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell’unico precedente in materia”. Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano commenta la sentenza della Corte Costituzionale di oggi pomeriggio.

“E’ incomprensibile come giudici costituzionali abbiano potuto spendere, nel 2004, pagine su pagine di motivazioni relative alla rinunciabilità della sospensione processuale, alla sospensione della prescrizione e tanto altro ancora senza fare alcun riferimento alla necessità di una legge costituzionale. Tale argomento, preliminare e risolutivo, è inspiegabile che venga evocato quest’oggi. Se questo argomento, che non condividiamo, fosse stato usato a tempo debito avrebbe evitato al Parlamento di essere oggettivamente indotto ad utilizzare lo strumento della legge ordinaria e al Capo dello Stato una promulgazione munita di pubbliche motivazioni (nota del 2 luglio 2008)”.

In serata, ospite nello studio televisivo di Porta a Porta, il guardasigilli ricostruisce i passaggi che hanno portato alla redazione del lodo Alfano.

"Abbiamo fatto, forse ingenuamente, tutto quello che la Consulta suggerì nel 2004, quando venne bocciato il lodo Schifani. Avendo il tema della giustizia campeggiato in tutte le legislature dal 1994 a oggi, abbiamo pensato che fosse giusto sgomberare il campo dai processi a carico del Presidente del Consiglio fino alla fine del suo mandato. Per rendere praticabile tutto questo, dopo la bocciatura del lodo Schifani, abbiamo riletto la sentenza della Consulta e ne abbiamo dedotto che non fosse necessaria la legge costituzionale. A suo tempo Ciampi promulgò la legge senza riscontrare la necessità di una legge costituzionale e lo stesso lodo venne poi bocciato dalla Consulta. Lo stesso è accaduto oggi: Napolitano aveva promulgato la legge e la Corte Costituzionale l'ha bocciata riscontrando la necessità della legge costituzionale. Potevano dircelo nel 2004", ha affermato il ministro.

"Non abbiamo intenzione di seguire la via della legge costituzionale che aprirebbe il campo all'ipotesi dell'immunità parlamentare che non è nella nostra agenda", prosegue Alfano che aggiunge: "Questa legge è stata caricata di un eccesso di drammatizzazione immaginando che l'eventuale bocciatura potesse aprire la via alla fine di questo governo".

"Noi continueremo a governare come abbiamo fatto negli ultimi sedici mesi, in seguito al mandato degli elettori, e ci presenteremo alle elezioni regionali con questo bagaglio", conclude il guardasigilli. Che, sulla riforma della giustizia, rilancia: "Abbiamo le idee chiare. L'anno scorso, da vari segmenti dell'opinione pubblica, ci fu chiesto di non partire dalla riforma del processo penale per non dare l'impressione che questo fosse l'ago della bilancia tra maggioranza e opposizione. Così abbiamo fatto e abbiamo approvato la riforma del processo civile. Poi abbiamo varato il pacchetto di norme antimafia più importante dai tempi del giudice Falcone al ministero della Giustizia, una serie di norme sulla sicurezza e le intercettazioni, approvate alla Camera. La riforma del processo penale è invece pendente presso la commissione Giustizia del Senato. A compimento delle riforme e delle approvazioni di norme in corso, faremo la riforma costituzionale della giustizia, sulla quale speriamo di trovare una più ampia convergenza in Parlamento".

 


[MB]